All’Istituto di Candiolo IRCCS certificazione europea ESGO e tecnologie avanzate: dalla HIPEC alla chirurgia robotica, con benefici concreti su mortalità e recidive. Ecc cosa cambia per le pazienti.
Il tumore ovarico continua a rappresentare una delle sfide più complesse dell’oncologia ginecologica: circa 5.400 nuove diagnosi ogni anno in Italia, spesso in fase avanzata a causa di sintomi iniziali poco evidenti. In questo scenario si inserisce il riconoscimento europeo ottenuto dall’Istituto di Candiolo IRCCS, a Candiolo (Torino), in Piemonte che ha ricevuto la certificazione ESGO per il proprio Centro dedicato ai tumori dell’ovaio. Si tratta di un accreditamento assegnato a strutture che rispettano standard elevati di qualità clinica, ricerca e organizzazione multidisciplinare, con l’obiettivo di migliorare gli esiti delle pazienti. Il centro si distingue per l’applicazione su larga scala della tecnica HIPEC e per l’uso della chirurgia robotica di ultima generazione, con risultati che indicano una riduzione significativa della mortalità e delle recidive.
Diagnosi tardive e bisogno di centri altamente specializzati
Il tumore ovarico è definito spesso “silenzioso” perché i sintomi iniziali – gonfiore addominale, senso di pienezza, disturbi gastrointestinali – sono aspecifici. Questo comporta che molte diagnosi arrivino in fase avanzata, quando la malattia si è già diffusa nella cavità addominale. In questi casi, l’accesso a centri altamente specializzati fa la differenza: l’esperienza chirurgica, la disponibilità di tecnologie avanzate e la gestione multidisciplinare incidono direttamente sulla sopravvivenza.
La certificazione ESGO ottenuta da Candiolo colloca il centro in una rete europea di eccellenza, dove i percorsi di cura sono standardizzati secondo evidenze scientifiche e monitorati nel tempo. Non si tratta solo di un riconoscimento formale, ma di una garanzia concreta per le pazienti in termini di qualità delle cure.
HIPEC: chemioterapia “a caldo” che cambia la prognosi
Uno degli elementi più innovativi è l’utilizzo della HIPEC (chemio-ipertermia intraoperatoria), una tecnica che prevede il “lavaggio” della cavità addominale con farmaci chemioterapici riscaldati durante l’intervento chirurgico. Il principio è duplice: da un lato il calore aumenta la penetrazione dei farmaci nelle cellule tumorali, dall’altro consente di colpire direttamente eventuali residui microscopici dopo la rimozione chirurgica del tumore. I dati clinici sono rilevanti:
Numeri che indicano come l’integrazione tra chirurgia e HIPEC rappresenti oggi uno dei progressi più significativi nella gestione del carcinoma ovarico avanzato.
Chirurgia robotica: meno invasiva, stessa efficacia
Accanto ai trattamenti per le forme avanzate, l’innovazione riguarda anche gli stadi iniziali della malattia. L’impiego del sistema robotico Da Vinci Single Port consente interventi attraverso un unico accesso di pochi centimetri, con benefici importanti:
Questa evoluzione permette di intervenire precocemente in modo meno traumatico, migliorando l’esperienza complessiva della paziente senza compromettere l’efficacia terapeutica.
Chirurgia complessa e approccio multidisciplinare
Nei casi più avanzati, dove il tumore si estende oltre l’addome, la strategia diventa ancora più articolata. A Candiolo vengono eseguiti interventi combinati che coinvolgono ginecologi oncologi, chirurghi oncologici e chirurghi toracici, consentendo la rimozione simultanea di lesioni addominali e metastasi toraciche. Tecniche come laparoscopia diagnostica avanzata e videotoracoscopia permettono una mappatura estremamente precisa della malattia, funzionando come un vero e proprio “radar” che guida le decisioni terapeutiche. Questo approccio evita interventi inutilmente invasivi e garantisce la massima radicalità quando necessario.
Qualità di vita e umanizzazione delle cure
L’innovazione non riguarda solo la tecnologia, ma anche il percorso di cura nel suo complesso. L’integrazione di supporto psicologico e sessuologico risponde alla necessità di affrontare tutte le dimensioni della malattia, non solo quella clinica. L’obiettivo è duplice: prolungare la sopravvivenza e preservare la qualità di vita. In un ambito come quello del tumore ovarico, dove la complessità è elevata e le decisioni terapeutiche sono spesso delicate, la combinazione di ricerca, tecnologia e attenzione alla persona rappresenta oggi il vero indicatore di eccellenza.
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