Salute 27 Aprile 2026 10:38

USA, raddoppiano i tentativi di smettere di svapare tra gli adolescenti

Uno studio rivela che nel 2019 campagne anti-svapo e notizie sui danni polmonari hanno quasi raddoppiato i tentativi di cessazione tra i giovani americani, con strategie applicabili anche nel resto del mondo.

di Arnaldo Iodice
USA, raddoppiano i tentativi di smettere di svapare tra gli adolescenti

Uno studio condotto dalla Herbert Wertheim School of Public Health and Human Longevity Science dell’Università della California di San Diego e pubblicato su BMC Public Health ha analizzato i cambiamenti nel comportamento degli adolescenti statunitensi verso lo svapo. Confrontando oltre 260.000 studenti tra il 2017-18 e il 2019-20, i ricercatori hanno osservato un netto aumento dei tentativi di smettere di usare sigarette elettroniche dopo le campagne anti-svapo del 2019 e la massiccia copertura mediatica dell’epidemia di EVALI (E-cigarette or Vaping use-Associated Lung Injury, una grave malattia polmonare acuta associata all’uso di sigarette elettroniche, esplosa come epidemia negli USA nel 2019-2020). I risultati mostrano quasi un raddoppio dei tentativi di cessazione e una riduzione dell’interesse allo svapo tra chi non aveva mai iniziato.

Pubblicità e media: la doppia spinta al cambiamento

Negli Stati Uniti l’uso di sigarette elettroniche tra i giovani era cresciuto rapidamente, passando dall’8,1% nel 2017 al 20% nel 2019. Proprio in quell’anno si è verificata una convergenza rara tra politiche sanitarie e informazione mediatica. Da un lato, campagne aggressive promosse dalla Food and Drug Administration, dalla Truth Initiative e dai programmi statali di controllo del tabacco hanno diffuso messaggi diretti sui rischi dello svapo. Dall’altro, l’epidemia di lesioni polmonari EVALI (associata a oltre 2.800 ricoveri e 68 morti) ha generato quasi 20.000 articoli online in pochi mesi.

Secondo il ricercatore senior Shu-Hong Zhu, questa combinazione ha interrotto l’apparente normalizzazione dello svapo tra gli adolescenti. I dati mostrano che i tentativi di smettere sono saliti dal 28,8% al 53,2%, mentre l’intenzione di cessare l’uso è passata dal 56,9% al 79,1%. Anche tra i non utilizzatori la curiosità verso lo svapo è diminuita in modo significativo. L’effetto non è stato graduale, ma rapido e diffuso a livello di popolazione.

L’effetto EVALI e il ruolo della percezione del rischio

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda l’impatto indipendente della copertura mediatica sull’epidemia EVALI. A differenza delle campagne pubblicitarie, costate oltre 100 milioni di dollari annui, la diffusione delle notizie sui danni polmonari è avvenuta spontaneamente attraverso media tradizionali e piattaforme online. La sola consapevolezza dell’EVALI si è rivelata un forte predittore sia dei tentativi di smettere sia della riduzione dell’intenzione futura di iniziare a svapare.

Paradossalmente, molti adolescenti credevano che la nicotina fosse la causa principale della crisi, mentre successivamente l’epidemia è stata collegata soprattutto a prodotti contenenti THC provenienti dal mercato illegale. I ricercatori sottolineano che anche percezioni incomplete o imprecise del rischio possono influenzare profondamente i comportamenti sanitari. Quando il rischio diventa concreto, visibile e narrato pubblicamente, cambia il modo in cui i giovani valutano le proprie abitudini.

Questo suggerisce che le strategie di salute pubblica più efficaci non agiscono solo sull’informazione scientifica, ma anche sulla dimensione emotiva e sociale della comunicazione. Il panorama mediatico può trasformarsi in un potente strumento di prevenzione quando messaggi istituzionali e attenzione giornalistica si rafforzano reciprocamente.

Uno studio americano con implicazioni globali

La ricerca analizza specificamente il contesto degli Stati Uniti, dove politiche sanitarie, media e percezione pubblica hanno agito simultaneamente. Tuttavia, gli autori evidenziano che le tecniche utilizzate (campagne mirate, comunicazione chiara del rischio e ampia copertura informativa) potrebbero essere applicate anche in altri paesi. Il fatto che nazioni come il Regno Unito non abbiano registrato un’inversione simile suggerisce quanto il contesto comunicativo influenzi i comportamenti giovanili.

Lezioni per il futuro della prevenzione

Secondo il primo autore Jijiang Wang, cambiamenti così rapidi nei tentativi di cessazione sono estremamente rari e indicano quanto il comportamento collettivo possa modificarsi quando l’ambiente mediatico cambia. Le strategie sperimentate negli Stati Uniti offrono quindi un modello esportabile: combinare campagne istituzionali credibili, narrazione giornalistica efficace e monitoraggio scientifico continuo. Applicare questo approccio su scala globale potrebbe aiutare governi e sistemi sanitari a prevenire nuove ondate di dipendenza da nicotina tra i giovani.

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