Salute 9 Aprile 2026 11:17

Perché malattie fisiche e mentali vanno spesso insieme

Un nuovo studio genetico spiega perché depressione e altri disturbi psichiatrici sono spesso associati a patologie cardiovascolari, metaboliche e neurologiche.

di Arnaldo Iodice
Perché malattie fisiche e mentali vanno spesso insieme

Una vasta ricerca genetica condotta dall’Università del Colorado Boulder e pubblicata sulla rivista Nature Communications mette in discussione una delle divisioni più radicate della medicina: quella tra malattie mentali e malattie fisiche.

Analizzando i dati genetici e sanitari di circa 1,9 milioni di persone, gli studiosi hanno scoperto che molte delle stesse varianti di DNA associate a disturbi psichiatrici (tra cui depressione, disturbo da stress post-traumatico e ADHD) risultano correlate anche al rischio di numerose patologie fisiche. Il team guidato dal neuroscienziato Andrew Grotzinger e dal ricercatore Jeremy Lawrence ha confrontato i marcatori genetici di 73 malattie fisiche appartenenti a otto ambiti medici con quelli di 13 disturbi psichiatrici suddivisi in cinque categorie diagnostiche: nel 42% dei casi esiste una sovrapposizione genetica significativa tra condizioni mentali e fisiche. Lo studio suggerisce quindi che non si tratti di due universi separati, ma di manifestazioni diverse di vulnerabilità biologiche condivise.

Perché le malattie compaiono insieme

Da tempo i medici osservano che le patologie tendono a presentarsi in gruppi, ma solo recentemente la ricerca ha iniziato a chiarire le cause profonde di questa coesistenza. Studi precedenti avevano già mostrato che il 41% delle persone con un disturbo psichiatrico soddisfa i criteri per almeno quattro diagnosi diverse, mentre il 38% della popolazione mondiale convive con due o più malattie croniche fisiche.

Analisi epidemiologiche condotte su popolazioni nazionali hanno evidenziato che la presenza di un disturbo mentale aumenta del 37% il rischio di sviluppare una patologia fisica, con incrementi che in alcuni casi arrivano quasi al 400%. La depressione, ad esempio, è associata a una probabilità una volta e mezzo maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari.

Secondo gli autori dello studio, questa correlazione nasce dall’interazione di più fattori: comportamenti influenzati dalla salute mentale, effetti biologici dello stress cronico e predisposizioni genetiche comuni. In ambito clinico è ormai raro incontrare pazienti affetti da una sola malattia; comprendere i legami tra condizioni diverse diventa quindi essenziale per trattare la persona nel suo insieme e non soltanto i singoli sintomi.

I disturbi con la maggiore sovrapposizione genetica

L’analisi ha evidenziato che i disturbi del neurosviluppo, in particolare l’ADHD, mostrano la più forte associazione genetica con le malattie fisiche, persino superiore a quella con altri disturbi psichiatrici. Anche depressione maggiore, PTSD e dipendenze presentano un’elevata condivisione del rischio biologico con patologie somatiche.

Alcune combinazioni ricorrono con maggiore frequenza: schizofrenia e disturbi gastrointestinali, disturbo bipolare e problemi genitourinari o del sonno, depressione e ansia con malattie cardiovascolari.

Al contrario, condizioni ossessivo-compulsive e sindrome di Tourette risultano meno collegate alle malattie fisiche e potrebbero perfino avere effetti protettivi su alcuni disturbi digestivi.

Il dilemma causa-effetto tra mente e corpo

Gli studiosi sottolineano che il rapporto tra salute mentale e fisica non segue un’unica direzione. Una depressione può favorire sedentarietà, cattiva alimentazione o isolamento sociale, aumentando il rischio di malattie organiche. Allo stesso modo, diagnosi fisiche gravi come il cancro possono innescare ansia o depressione. In altri casi, invece, è la stessa base genetica a predisporre simultaneamente a entrambe le condizioni, rendendo inutile distinguere rigidamente tra origine psicologica o biologica.

Verso una medicina integrata del futuro

Le implicazioni cliniche dello studio sono rilevanti. Secondo i ricercatori, comprendere i meccanismi genetici condivisi potrebbe portare allo sviluppo di terapie capaci di agire contemporaneamente su salute mentale e fisica. Farmaci nati per patologie metaboliche, come gli agonisti del GLP-1, stanno già mostrando potenzialità anche nel trattamento delle dipendenze, dimostrando quanto i confini terapeutici stiano cambiando.

In prospettiva, l’analisi genetica potrebbe permettere di prevedere precocemente i gruppi di malattie a cui una persona è predisposta, favorendo interventi preventivi personalizzati.

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