Salute 7 Aprile 2026 15:59

Istat: Italia paese tra i più longevi. Guadagnati 54 anni di vita in meno di due secoli

Longevità record, mortalità infantile ai minimi e miglior percezione di salute. Il report Istat evidenzia però nuove sfide sanitarie legate all’invecchiamento e agli stili di vita.

di Arnaldo Iodice
Istat: Italia paese tra i più longevi. Guadagnati 54 anni di vita in meno di due secoli

In meno di due secoli gli italiani hanno guadagnato 54 anni di vita. È quanto emerge dal report Istat “La salute: una conquista da difendere”, diffuso in occasione della Giornata Mondiale della Salute, che documenta un netto miglioramento delle condizioni di salute e una forte riduzione della mortalità. Oggi il tasso di mortalità è pari a circa mille decessi ogni 100mila abitanti, con un’età mediana alla morte di 81,6 anni per gli uomini e 86,3 per le donne. La mortalità infantile, scesa a 2,7 per mille nel 2023, è tra le più basse al mondo.

Alla fine dell’Ottocento la situazione era opposta: oltre un quarto dei decessi avveniva entro il primo anno di vita e l’età mediana alla morte difficilmente raggiungeva i 25 anni. Il report evidenzia quindi un progresso sanitario straordinario, accompagnato però da un crescente invecchiamento della popolazione, oggi più longeva ma chiamata a difendere i risultati ottenuti.

Speranza di vita e disuguaglianze territoriali e sociali

La speranza di vita in Italia è passata dai 29,8 anni del 1872 agli attuali 83,4 anni, con significative differenze territoriali. Alcune regioni del Mezzogiorno restano svantaggiate, mentre aree come le Marche superano gli 86 anni medi.

Tra il 1990 e il 2023 la mortalità è diminuita del 43% tra gli uomini e di quasi il 40% tra le donne, rendendo oggi simili le geografie della sopravvivenza maschile e femminile. Tuttavia incidono fortemente le disuguaglianze sociali: tra gli adulti sopra i trent’anni, chi possiede un basso livello di istruzione presenta un rischio di mortalità circa del 40% più elevato rispetto ai più istruiti.

Una popolazione più anziana ma percepita come più sana

Nonostante l’invecchiamento generale, gli italiani dichiarano condizioni di salute migliori rispetto al passato. Dal 1995 la quota di popolazione che si definisce in cattiva salute è scesa dall’8% al 5,5%, con i miglioramenti più evidenti tra gli anziani. Nel 2025 solo il 28% delle donne oltre gli 85 anni afferma di stare male o molto male, mentre dieci anni prima la percentuale era circa doppia; tra gli uomini della stessa fascia d’età il valore è diminuito dal 39,5% al 17,2%. I progressi risultano più marcati nel Nord e meno nel Mezzogiorno, ma si sono ridotte sensibilmente le differenze legate al livello di istruzione grazie al miglioramento delle condizioni delle fasce sociali inizialmente più svantaggiate.

Nuove sfide sanitarie tra cronicità, stili di vita e prevenzione

Il miglioramento generale della salute ha modificato profondamente anche le cause di morte.

Se all’inizio del Novecento malattie infettive come colera, tubercolosi e malaria rappresentavano circa il 30% dei decessi, oggi prevalgono le patologie cronico-degenerative. I tumori sono passati dal 2-3% dei decessi di fine Ottocento al 26,3% nel 2023, mentre le malattie cardiovascolari hanno raggiunto il 30%, diventando la principale causa di morte dalla seconda metà del Novecento. L’Italia affronta inoltre la crescita della multimorbilità: nel 2025 circa 13 milioni di persone convivono con almeno due patologie croniche, pari a oltre il 39% degli over 75. Aumentano diabete, obesità e ipertensione, diffuse anche tra fasce non anziane e associate a stili di vita poco salutari.

Parallelamente si osservano segnali positivi, come la riduzione di artrosi, artrite e malattie respiratorie legate al fumo. I fumatori maschi sono scesi dal 54,3% del 1980 al 22,9% nel 2025, mentre tra le donne la quota è stabilmente più bassa. Resta però l’incognita delle nuove abitudini tra i giovani, dove cresce l’uso combinato di sigaretta elettronica e tabacco riscaldato, indicando che la prevenzione rimane la vera sfida per il futuro della salute pubblica.

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