Salute 2 Aprile 2026 15:37

Farmaci testati sui maschi, SIF avverte: rischi per le donne

La SIF denuncia che l’uso prevalente di modelli maschili e la scarsa integrazione della variabile sesso nella ricerca preclinica possono compromettere efficacia e sicurezza dei farmaci nelle donne

di Viviana Franzellitti
Farmaci testati sui maschi, SIF avverte: rischi per le donne

Farmaci sviluppati a partire da studi preclinici condotti prevalentemente su modelli maschili potrebbero non garantire la stessa efficacia e sicurezza nelle donne. È l’allarme rilanciato dalla Società Italiana di Farmacologia (SIF) attraverso un Position Paper pubblicato sulla rivista European Journal of Pharmacology, che analizza criticamente le attuali pratiche sperimentali nella ricerca biomedica. Il documento evidenzia come, nonostante le linee guida internazionali raccomandino da anni l’inclusione del sesso come variabile biologica fondamentale, nella pratica quotidiana molti studi continuino a basarsi su animali maschi, soprattutto nelle fasi precliniche.

Una scelta spesso motivata dal tentativo di ridurre la variabilità dei risultati, ma che introduce un bias rilevante nella conoscenza scientifica. Il lavoro, frutto di un gruppo multidisciplinare di esperti della SIF, non presenta dati clinici su popolazioni umane ma una revisione critica della letteratura e dei protocolli sperimentali, sottolineando come questa impostazione possa influenzare negativamente la trasferibilità dei risultati alla clinica e contribuire a una minore aderenza delle terapie alla reale diversità biologica tra uomini e donne.

Modelli sperimentali ancora sbilanciati verso il maschile

Negli studi preclinici è ancora diffusa la scelta di utilizzare animali di un solo sesso, generalmente maschi, per semplificare l’analisi dei risultati. Questa impostazione, secondo la SIF, limita però la comprensione dei meccanismi biologici nelle femmine e riduce la capacità di prevedere le risposte ai farmaci nella popolazione femminile. Il problema non riguarda solo gli animali da laboratorio, ma anche colture cellulari e modelli sperimentali che non tengono conto dell’identità sessuale dei sistemi biologici utilizzati.

Differenze biologiche che influenzano le terapie

Le differenze tra maschi e femmine incidono su diversi livelli della risposta ai farmaci, dalla farmacocinetica alla farmacodinamica. Variabili come metabolismo, distribuzione dei principi attivi e sensibilità recettoriale possono cambiare in modo significativo tra i due sessi. Questo si traduce in possibili differenze in termini di efficacia terapeutica e incidenza di effetti avversi, rendendo incompleta una valutazione basata esclusivamente su modelli maschili.

Il rischio di conoscenze scientifiche incomplete

L’assenza sistematica della variabile sesso nelle fasi iniziali della ricerca può generare un effetto a cascata lungo tutto il processo di sviluppo dei farmaci. I dati ottenuti nei laboratori vengono infatti utilizzati per orientare studi successivi e sperimentazioni cliniche: se tali dati non rappresentano adeguatamente entrambe le componenti della popolazione, anche le applicazioni cliniche rischiano di risultare parziali. Questo può incidere sulla definizione dei dosaggi e sulla valutazione della sicurezza.

Linee guida disattese nella pratica quotidiana

Nonostante esistano indicazioni chiare a livello internazionale sull’inclusione del sesso come variabile biologica, la loro applicazione rimane disomogenea. Il Position Paper segnala un divario tra raccomandazioni e pratica sperimentale, evidenziando come la cultura scientifica non abbia ancora interiorizzato pienamente questo principio. La conseguenza è una ricerca che, pur avanzata sotto il profilo tecnologico, presenta ancora limiti nella rappresentatività dei modelli utilizzati.

Raccomandazioni per una ricerca più inclusiva

Il documento propone di integrare in modo sistematico il sesso nei protocolli sperimentali fin dalle fasi precliniche, evitando l’uso esclusivo di modelli maschili e considerando esplicitamente anche le differenze legate al genere nella progettazione degli studi. Questo implica un adeguamento metodologico e una maggiore attenzione nella fase di disegno sperimentale, con l’obiettivo di produrre dati più completi e affidabili.

Verso una medicina più aderente alla realtà biologica

L’inclusione della variabile sesso rappresenta un passaggio fondamentale per migliorare la qualità della ricerca farmacologica e avvicinare i modelli sperimentali alla complessità della popolazione reale. Integrare queste differenze sin dall’inizio consente di sviluppare terapie più efficaci, ridurre il rischio di effetti indesiderati e contribuire a un approccio sempre più orientato alla medicina personalizzata.