Saponi, salviette, spray e altri prodotti antibatterici di uso quotidiano contribuiscono silenziosamente all’aumento globale della resistenza antimicrobica, senza apportare benefici concreti per la salute nella maggior parte dei casi
La resistenza antimicrobica (AMR) è una minaccia crescente per la salute pubblica e la sicurezza alimentare. Le infezioni resistenti agli antibiotici causano già più di un milione di morti all’anno e, secondo le stime, potrebbero diventare entro il 2050 una delle principali cause di decesso, paragonabili al cancro. Gli sforzi globali finora si sono concentrati sull’uso e la produzione di antibiotici in ambito sanitario e agricolo. Tuttavia, un nuovo allarme lanciato da ricercatori dell’Università di Toronto sulla rivista Environmental Science & Technology evidenzia che anche i biocidi contenuti nei prodotti domestici – come composti di ammonio quaternario e cloroxilenolo – contribuiscono alla diffusione di batteri resistenti.
Biocidi nei prodotti di uso quotidiano
Saponi per le mani, salviette umidificate, spray disinfettanti, detergenti per il bucato, plastica, tessuti e prodotti per la cura personale contengono spesso composti antimicrobici. Il loro utilizzo, aumentato durante la pandemia, rimane elevato. Ogni giorno questi biocidi finiscono negli scarichi domestici, entrando negli impianti di trattamento delle acque reflue e nell’ambiente, creando condizioni ideali per l’adattamento dei batteri e aumentando la loro resistenza. “Il meccanismo attraverso cui i biocidi possono favorire la resistenza agli antibiotici è accertato – spiega Enrico Di Rosa, Presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), in un’intervista a Sanità Informazione – ma è importante chiarire che l’effetto diretto sull’uomo tramite l’uso domestico è marginale. Il problema principale resta l’abuso di antibiotici in ambito clinico e veterinario, che si riflette nell’ambiente e aumenta la pressione selettiva sui batteri. L’uso domestico dei biocidi contribuisce a questo fenomeno solo indirettamente, accumulandosi nell’ambiente e favorendo lo sviluppo di resistenze”.
Non tutti gli igienizzanti sono biocidi
Di Rosa sottolinea inoltre che “non tutti i prodotti etichettati come igienizzanti sono biocidi: la maggior parte dei saponi e dei gel idroalcolici usati quotidianamente non ha un’azione detergente e igienizzate adeguata a garantire l’igiene personale. I biocidi veri e propri sono riservati all’uso professionale o sanitario. È quindi fondamentale scegliere il prodotto giusto per il contesto e leggere attentamente le etichette”. Studi scientifici dimostrano che queste sostanze chimiche persistenti nell’ambiente promuovono la sopravvivenza e la diffusione di batteri resistenti, minando l’efficacia degli antibiotici quando servono davvero. Nonostante ciò, nella maggior parte dei casi i prodotti antibatterici non offrono alcun beneficio aggiuntivo rispetto a soluzioni neutre, come acqua e sapone comune.
Percorsi ambientali e persistenza dei biocidi
I composti antimicrobici persistono nell’ambiente, mantenendo una pressione selettiva sui microrganismi resistenti anche dopo la cessazione delle emissioni. Gli impianti di trattamento delle acque reflue diventano così punti critici per lo scambio di geni di resistenza tra batteri diversi. L’uso dei fanghi contaminati su terreni agricoli estende ulteriormente l’esposizione, creando nuove opportunità di selezione e diffusione della resistenza. Le principali autorità sanitarie – FDA, CDC e OMS – raccomandano al pubblico di lavarsi le mani con acqua e sapone neutro, evitando saponi antibatterici. Gli esperti invitano a limitare l’uso di ingredienti antimicrobici nei prodotti domestici e a condurre campagne di sensibilizzazione per sfatare il mito secondo cui i prodotti antibatterici siano necessari nella vita quotidiana. “L’eccessivo uso di biocidi nei prodotti di consumo è un problema sottovalutato ma affrontabile – conclude Rebecca Fuoco, autrice dello studio – Eliminando additivi antibatterici non necessari, possiamo ridurre l’inquinamento chimico, proteggere la salute pubblica e rallentare la diffusione dei superbug”.
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