Prevenzione 1 Aprile 2026 15:16

Demenza, dal microbiota intestinale un nuovo test precoce

Analizzando batteri intestinali e metaboliti nel sangue, gli scienziati hanno identificato indicatori precoci del declino cognitivo con oltre l’80% di accuratezza.

di Arnaldo Iodice
Demenza, dal microbiota intestinale un nuovo test precoce

Un semplice esame del sangue potrebbe rivoluzionare la diagnosi precoce della demenza, consentendo di individuare i primi segnali di declino cognitivo molti anni prima rispetto ai metodi tradizionali. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università dell’East Anglia e pubblicato sulla rivista Gut Microbes, che ha identificato specifici cambiamenti chimici nel sangue associati alle fasi iniziali della perdita di memoria. Secondo i ricercatori, queste alterazioni derivano in gran parte dall’attività dei batteri intestinali, rafforzando l’ipotesi di una stretta connessione tra intestino e cervello. La scoperta apre scenari promettenti per una diagnosi più tempestiva, fondamentale in una patologia in cui i danni cerebrali risultano spesso già avanzati al momento della comparsa dei sintomi evidenti.

Come si è svolta la ricerca

La ricerca ha coinvolto 150 adulti sopra i 50 anni, suddivisi tra persone sane, soggetti con lieve deterioramento cognitivo e individui che lamentavano vuoti di memoria pur mantenendo risultati normali ai test neuropsicologici.

I partecipanti hanno fornito campioni di sangue a digiuno e campioni fecali, in modo da consentire agli scienziati di analizzare contemporaneamente metaboliti circolanti e composizione del microbiota intestinale. Attraverso tecniche di laboratorio altamente sensibili, sono state misurate 33 molecole prodotte dall’interazione tra dieta e batteri intestinali. I dati raccolti sono stati poi elaborati mediante modelli di apprendimento automatico basati sull’intelligenza artificiale, capaci di individuare schemi biologici invisibili alle analisi tradizionali.

I risultati sono stati sorprendenti: anche nei soggetti con disturbi minimi della memoria erano presenti cambiamenti significativi nella flora batterica e nelle sostanze chimiche rilevate nel sangue. Un modello costruito utilizzando solo sei metaboliti è riuscito a classificare i partecipanti nei tre gruppi con un’accuratezza del 79%, distinguendo le persone sane da quelle con lieve deterioramento cognitivo con una precisione superiore all’80%, suggerendo l’esistenza di veri e propri segnali d’allarme biologici precoci.

L’asse intestino-cervello sotto osservazione

I risultati rafforzano il ruolo dell’asse intestino-cervello, la rete di comunicazione tra sistema digestivo e sistema nervoso centrale. Le sostanze prodotte dai microbi intestinali sembrano influenzare processi infiammatori, metabolismo energetico e funzioni neuronali, tutti fattori coinvolti nell’invecchiamento cognitivo. Questo legame suggerisce che la salute cerebrale possa essere monitorata anche attraverso indicatori periferici facilmente accessibili come il sangue.

Verso nuove strategie di prevenzione

Sebbene non esista ancora un test diagnostico pronto per l’uso clinico, gli studiosi ritengono che queste evidenze possano aprire la strada a esami del sangue semplici e non invasivi per identificare precocemente le persone a rischio. Una diagnosi anticipata permetterebbe interventi mirati sullo stile di vita, sulla nutrizione e sul microbiota intestinale, inclusi dieta personalizzata, probiotici e nuove terapie preventive. Gli esperti sottolineano che collegare l’analisi avanzata dei dati a strumenti clinici accessibili rappresenta un passo cruciale per colmare il divario tra ricerca scientifica e prevenzione concreta, offrendo nuove prospettive nella lotta globale contro la demenza.

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