Una ricerca italiana ha identificato i meccanismi molecolari che trasformano il tessuto tumorale da compatto a fluido e aggressivo nel carcinoma delle corde vocali, aprendo nuove prospettive terapeutiche
Un tumore che cambia consistenza per diventare più pericoloso. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Ifom (Istituto di Oncologia Molecolare di Milano sostenuto da Fondazione AIRC) e dell’Università degli Studi di Milano, che ha ricostruito i meccanismi molecolari alla base della trasformazione del tessuto tumorale delle corde vocali in una forma più mobile e invasiva.
L’analisi, pubblicata su Advanced Science, è stata condotta in laboratorio su modelli cellulari avanzati – non su pazienti – utilizzando cellule umane sane e tumorali, colture primarie e tecniche di biologia molecolare di ultima generazione. Combina imaging, tracciamento del movimento cellulare ed editing genetico. I risultati mostrano come specifici segnali biologici attivino un programma che consente alle cellule di muoversi in modo coordinato, favorendo la progressione della malattia.
Quando il tumore perde compattezza e diventa mobile
Nei tessuti sani, le cellule sono organizzate in una struttura compatta che limita gli spostamenti. Questa condizione rappresenta una forma di difesa naturale, perché ostacola la diffusione delle cellule tumorali.
Nel carcinoma delle corde vocali, invece, questa barriera può venir meno: il tessuto passa da uno stato “solido” a uno più fluido, consentendo alle cellule di muoversi collettivamente e invadere i tessuti circostanti. È questo cambiamento fisico, prima ancora che genetico, a determinare un salto di aggressività.
Le molecole che accendono il processo
Alla base di questa trasformazione ci sono i fattori di crescita Egf e Areg, che agiscono come attivatori del processo. La loro azione induce la produzione di specifiche proteine, le connessine (Cx26 e Cx31), fondamentali per la comunicazione tra cellule. Queste proteine formano canali che permettono lo scambio diretto di segnali e fluidi. Quando aumentano, le cellule iniziano a coordinarsi: si espandono e si contraggono in modo sincronizzato, dando origine a un comportamento collettivo che facilita il movimento del tessuto tumorale.
Il tumore si muove come un sistema coordinato
Non si tratta di cellule isolate che migrano, ma di un vero e proprio movimento organizzato di gruppo. Questa dinamica riduce la resistenza del tessuto e rende più facile l’invasione. Gli esperimenti hanno dimostrato che bloccando le connessine, sia con tecniche di editing genetico sia con inibitori, il movimento si interrompe. Questo conferma che il fenomeno è regolato da un programma molecolare preciso e non da una semplice risposta passiva.
Implicazioni per diagnosi e terapie
I dati suggeriscono che livelli elevati di Cx26 sono associati a una prognosi peggiore in diversi tumori. Nel caso delle corde vocali, queste proteine risultano già attive anche senza stimoli esterni, rendendo il tumore particolarmente dinamico. La possibilità di intervenire su questi meccanismi apre scenari terapeutici interessanti: colpire le connessine o i segnali che le attivano potrebbe limitare la capacità invasiva del tumore, rallentandone la progressione.
Una nuova chiave di lettura del cancro
La ricerca introduce un approccio che integra biologia e fisica, considerando il tumore come un sistema capace di cambiare stato, proprio come la materia. Capire come e quando avviene questa transizione permette di individuare nuovi punti deboli della malattia e di sviluppare strategie più mirate per contrastarla.
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