Con circa 259mila morti e 2,5 milioni di casi stimati nel 2023, la meningite continua a rappresentare una minaccia globale. Lo studio pubblicato su The Lancet Neurology evidenzia le azioni urgenza per invertire la rotta
Nei giorni scorsi, la meningite è tornata alla ribalta delle cronache internazionali, dopo un focolaio registrato tra giovani adulti e studenti nel Kent, Regno Unito. Anche in Italia, la malattia ha attirato l’attenzione con il caso di una dipendente negli uffici di Torre Gioia 22 a Milano, sede del gruppo Intesa Sanpaolo, che ha richiesto l’attivazione di misure preventive immediate: tracciamento dei contatti, somministrazione di terapia antibiotica e sanificazione degli ambienti, insieme alla possibilità di lavorare in smart working temporaneamente. Questi episodi mettono in evidenza quanto la meningite resti una patologia seria, con impatti significativi sulla salute pubblica.
259.000 morti nel 2023, un terzo sotto i cinque anni
Il nuovo studio pubblicato suThe Lancet Neurology, nell’ambito del progetto Global Burden of Disease 2023, fornisce la più completa analisi globale finora realizzata sulla meningite. Secondo i dati, nel 2023 la malattia ha causato circa 259mila morti e 2,5 milioni di casi di infezione in tutto il mondo. Tra le vittime, oltre un terzo erano bambini sotto i cinque anni, confermando la particolare vulnerabilità dei più piccoli. Streptococcus pneumoniae, Neisseria meningitidis e gli enterovirus non-polio sono risultati i principali agenti patogeni responsabili dei decessi, mentre gli enterovirus non-polio hanno causato il maggior numero di casi. Tra i patogeni prevenibili definiti dall’OMS, S. pneumoniae, N. meningitidis, Haemophilus influenzae e Streptococcus di gruppo B hanno causato quasi 100mila morti e oltre mezzo milione di casi.
Vaccinazioni e progressi ancora insufficienti
Dal 1990, le campagne globali di vaccinazione hanno ridotto significativamente sia i casi sia i decessi da meningite batterica, con risultati evidenti in Paesi ad alto e basso reddito. Tuttavia, gli autori dello studio sottolineano che il ritmo dei progressi non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi fissati dall’OMS per il 2030: riduzione del 50% dei casi e del 70% dei decessi rispetto al 2015. Questa lacuna è dovuta, secondo gli esperti, a copertura vaccinale incompleta, accesso limitato alle cure e carenze nei programmi di prevenzione materna, fondamentali per ridurre le infezioni neonatali da Streptococcus di gruppo B.
Il peso della disuguaglianza
Il carico della meningite rimane sproporzionatamente elevato nei Paesi a basso reddito, in particolare nella cosiddetta fascia africana della meningite, che si estende dal Senegal all’Etiopia. Nigeria, Ciad e Niger registrano i tassi più alti di mortalità e infezione, con focolai stagionali che continuano a mettere sotto pressione sistemi sanitari già fragili. Fattori legati alla povertà e alle condizioni di vita precoci, come basso peso alla nascita, nascita prematura e inquinamento domestico o ambientale, contribuiscono significativamente alla mortalità da meningite.
Nuove sfide: patogeni emergenti e resistenze
Lo studio evidenzia inoltre un panorama più complesso e in evoluzione: sebbene la meningite batterica resti la forma più letale, la crescente incidenza di enterovirus non-polio e infezioni fungine come Candida, soprattutto in ospedali e pazienti vulnerabili, rappresenta nuove minacce. La diffusione di ceppi resistenti agli antibiotici e le infezioni correlate all’assistenza sanitaria richiedono strategie mirate di sorveglianza e controllo.
Rafforzare la prevenzione e le cure
Per ridurre ulteriormente il carico globale della meningite, gli autori raccomandano interventi mirati:
La meningite rimane la principale causa infettiva di disabilità neurologiche a livello globale, con un impatto particolarmente grave sui bambini sotto i cinque anni e sulle popolazioni della fascia africana. Nonostante i progressi ottenuti grazie ai vaccini, lo studio pubblicato su The Lancet Neurology mostra chiaramente che ulteriori investimenti e azioni coordinate a livello internazionale sono essenziali per ridurre morti, casi e disabilità, avvicinandosi agli obiettivi dell’OMS per il 2030.
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