Salute 30 Marzo 2026 15:24

Autismo, in Italia colpito un bambino su 77: “Le diagnosi sono più precoci, ma i servizi ancora disomogenei”

Aumentano le diagnosi di disturbo dello spettro autistico, ma il dato riflette soprattutto una maggiore capacità di intercettare i casi. Gli esperti di SINPIA e Bambino Gesù sottolineano l’urgenza di interventi basati su evidenze scientifiche e di una presa in carico continua lungo tutto l’arco della vita

di Redazione
Autismo, in Italia colpito un bambino su 77: “Le diagnosi  sono più precoci, ma i servizi ancora disomogenei”

Negli ultimi anni il disturbo dello spettro autistico è sempre più al centro dell’attenzione clinica e sociale. In Italia, secondo le stime più recenti, riguarda circa un bambino su 77 e complessivamente circa 500mila persone. Un dato in crescita, in linea con quanto osservato a livello internazionale, che però non va letto in modo semplicistico. A chiarirlo sono gli esperti della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo fanno il punto su epidemiologia, bisogni emergenti e organizzazione dei servizi.

Più diagnosi, ma anche più consapevolezza

L’aumento dei casi registrato negli ultimi anni è legato a diversi fattori. Da un lato, l’ampliamento dei criteri diagnostici; dall’altro, una maggiore sensibilità clinica e strumenti di screening più efficaci. Non si tratta quindi solo di un reale incremento della patologia, ma anche della capacità di riconoscerla prima e meglio. Un segnale positivo, perché consente di individuare precocemente i bisogni dei bambini e delle famiglie. Ma allo stesso tempo pone sotto pressione il sistema dei servizi, che fatica a garantire risposte tempestive e omogenee su tutto il territorio nazionale.

Diagnosi più precoce, ma non ovunque

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’anticipazione dell’età diagnostica. In Italia oggi l’autismo viene identificato intorno ai 3 anni, in anticipo rispetto alla media riportata in letteratura internazionale. Le evidenze scientifiche indicano chiaramente che riconoscere i segnali di rischio già nei primi anni di vita è determinante. Anche prima di una diagnosi formale, l’individuazione di uno sviluppo atipico permette di avviare interventi precoci, con un impatto significativo sulle traiettorie evolutive. Tuttavia, persistono forti disuguaglianze. In molte aree del Paese le famiglie incontrano ancora difficoltà nell’accesso ai servizi, tra tempi di attesa lunghi e carenza di risorse professionali e strutturali.

Segnali precoci e forme meno evidenti

I primi campanelli d’allarme possono emergere già nei primi anni di vita, ma non esiste un unico segno tipico. Le manifestazioni riguardano principalmente la comunicazione, l’interazione sociale e la presenza di comportamenti ripetitivi, con una grande variabilità da caso a caso. Gli specialisti richiamano inoltre l’attenzione sulle forme più difficili da riconoscere, come quelle che interessano le femmine o le persone ad alto funzionamento. In questi casi i segnali possono essere più sfumati, aumentando il rischio di diagnosi tardiva o mancata.

Interventi basati su evidenze

Un punto fermo riguarda la necessità di adottare trattamenti basati su prove scientifiche. Gli interventi evidence-based, se avviati precocemente e con adeguata intensità, possono migliorare in modo significativo le competenze comunicative, sociali e adattive, con ricadute concrete sulla qualità della vita. In questa prospettiva, la presa in carico deve essere globale e personalizzata, includendo non solo il bambino ma anche la famiglia. Il coinvolgimento attivo dei caregiver rappresenta infatti un elemento essenziale per garantire continuità ed efficacia degli interventi nei diversi contesti di vita.

Comorbidità e complessità clinica

Un ulteriore elemento da considerare è la frequente presenza di condizioni associate. Oltre il 70% delle persone con autismo presenta almeno una comorbidità, che può includere altri disturbi del neurosviluppo o problematiche psicologiche. Durante l’adolescenza, in particolare, possono emergere o accentuarsi disturbi d’ansia e depressione, rendendo necessario un approccio integrato e multidisciplinare.

Dalla diagnosi al progetto di vita

La sfida non si esaurisce nell’età evolutiva. Garantire continuità assistenziale lungo tutto l’arco della vita resta uno dei nodi più critici. Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta rappresenta ancora una fase fragile, in cui il rischio di interruzione dei percorsi di cura è elevato. Per questo, sottolineano gli esperti, è necessario costruire modelli organizzativi capaci di accompagnare la persona nel tempo, assicurando non solo assistenza sanitaria, ma anche reali opportunità di inclusione sociale e lavorativa. In gioco non c’è solo la gestione clinica del disturbo, ma la qualità della vita e il pieno riconoscimento dei diritti delle persone con autismo.

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