Un nuovo studio propone un intervento non medico pensato per migliorare gli esiti di salute, in particolare per chi vive o rischia stati depressivi
I ricercatori del Mount Sinai Health System hanno definito e promosso un approccio innovativo: la “social music”, pensata come strumento per favorire salute e benessere attraverso esperienze musicali condivise. Lo studio, pubblicato sulla rivista Voices, dal titolo “A World Forum for Music Therapy”, è stato co-autore da Joanne Loewy, direttore del Louis Armstrong Center for Music and Medicine presso l’Icahn School of Medicine at Mount Sinai, e dal musicista vincitore di otto Grammy Award Jon Batiste.
Musica come prescrizione sociale
Lo studio propone un quadro teorico per l’uso della musica come prescrizione sociale: un intervento non medico pensato per migliorare gli esiti di salute, in particolare per chi vive o rischia stati depressivi. La ricerca si basa sui dati raccolti dall’iniziativa AMEND (Assessment of Music Experiences in Navigating Depression), un laboratorio sostenuto dal National Endowment for the Arts guidato dalla Dr.ssa Loewy. L’obiettivo è capire come esperienze musicali individuali, di gruppo o miste possano avere un impatto positivo sul benessere delle persone con depressione o a rischio elevato. “Nonostante i progressi tecnologici abbiano trasformato il modo in cui ci connettiamo, molte persone vivono un crescente isolamento e hanno poche opportunità di interazioni sociali significative, condizioni che possono influire negativamente sulla salute – spiega la Dr.ssa Loewy -. In alcune regioni d’Europa la musica è già utilizzata come prescrizione sociale. Il nostro lavoro definisce un modello, la social music, che mostra come esperienze musicali intenzionali e condivise possano influenzare concretamente la salute”.
Elementi chiave della social music
Sviluppata originariamente da Jon Batiste, la social music comprende esperienze musicali partecipative e radicate culturalmente, che favoriscono connessione, espressione e liberazione collettiva. Il modello pone l’accento su elementi come call and response, movimenti condivisi e performance interattive, creando un dialogo dinamico tra i partecipanti. “Si tratta di un passo importante per riconoscere il legame tra musica e guarigione – sottolinea Batiste -. Attraverso culture e generazioni, la musica è stata fonte di forza, connessione e rinnovamento. Portare questa conoscenza nella medicina moderna, attraverso ricerca e pratica clinica, riflette l’impegno di leader come Joanne Loewy e il suo team”. La Dr.ssa Loewy e i suoi colleghi continuano a sviluppare la ricerca tramite l’iniziativa AMEND, esplorando come interventi basati sulla musica possano essere integrati in ambito clinico e comunitario. “Il nostro obiettivo è aiutare organizzazioni mediche, educative e comunitarie a comprendere e adottare il potenziale della musica come strumento di salute – conclude la Dr.ssa Loewy -. La social music offre un approccio scalabile e inclusivo per favorire la connessione e migliorare il benessere”.
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