One Health 19 Marzo 2026 16:02

Acqua: la crisi invisibile che minaccia salute, ambiente ed economia

Dalla scarsità idrica globale all’impatto crescente del digitale, fino alle perdite record della rete italiana: il nuovo Atlante dell’Acqua 2026 di Legambiente accende i riflettori su una crisi già in atto. E lancia un appello

di I.F.
Acqua: la crisi invisibile che minaccia salute, ambiente ed economia

Non fa rumore come un’alluvione, né ha la visibilità di una siccità estrema. Eppure la crisi dell’acqua è già qui. Attraversa territori, modelli produttivi e stili di vita, intrecciandosi con il cambiamento climatico e con le trasformazioni tecnologiche. A fotografare questa realtà è il nuovo Atlante dell’Acqua 2026, che mette in fila numeri difficili da ignorare: ogni anno vengono prelevati nel mondo circa 4mila chilometri cubi di acqua dolce e oltre il 70% è destinato all’agricoltura. Una pressione crescente che si riflette su miliardi di persone: sono oltre tre miliardi quelle che vivono in aree agricole caratterizzate da scarsità idrica.

Dalla crisi climatica al peso del digitale

Il cambiamento climatico resta uno dei principali fattori di stress per le risorse idriche. Negli ultimi due decenni i ghiacciai alpini e dei Pirenei hanno perso quasi il 40% della loro massa, mentre grandi fiumi europei mostrano segnali sempre più evidenti di sofferenza. Ma a incidere è anche un fenomeno più recente e meno percepito: la crescita delle infrastrutture digitali. I data center, cuore dell’economia digitale, richiedono enormi quantità di acqua per il raffreddamento. E con l’espansione dell’intelligenza artificiale, i consumi sono destinati a crescere rapidamente, aprendo un nuovo fronte nella gestione sostenibile delle risorse.

Italia: tanta acqua prelevata, troppa dispersa

Il quadro italiano presenta luci e ombre. Da un lato il Paese è tra i maggiori utilizzatori di acqua potabile in Europa. Dall’altro, una quota consistente si perde lungo la rete: oltre il 40% a livello nazionale, con punte che in alcune aree del Sud arrivano a sfiorare il 60%. Un dato che evidenzia criticità strutturali e ritardi negli investimenti infrastrutturali, soprattutto se confrontato con una media europea decisamente più contenuta. Alla scarsità si aggiunge il tema della qualità dell’acqua. In Europa milioni di persone sono esposte a sostanze inquinanti, come i PFAS, attraverso l’acqua potabile. Un problema che chiama in causa non solo la tutela ambientale, ma anche la salute pubblica. L’acqua, infatti, non è solo una risorsa naturale: è un determinante fondamentale di salute. La sua disponibilità e qualità influenzano direttamente il benessere delle comunità.

Le proposte: infrastrutture, equità e transizione ecologica

Di fronte a questo scenario, la strada indicata è chiara: rafforzare le infrastrutture idriche, ridurre gli sprechi, migliorare il riuso e accelerare la transizione ecologica nei settori più idrovori, a partire dall’agricoltura. Serve anche un quadro normativo più solido, capace di limitare l’immissione di inquinanti e garantire una gestione più sostenibile della risorsa. Senza dimenticare un principio fondamentale: l’accesso all’acqua deve essere equo e universale. I costi dell’inazione sono già evidenti. In Europa, ogni anno, la siccità e le alluvioni generano danni economici per miliardi di euro. Ma il rischio più grande è quello di arrivare tardi. La crisi idrica non è più una minaccia futura, ma una realtà con cui fare i conti oggi. Affrontarla significa ripensare modelli di consumo, produzione e sviluppo, mettendo al centro una risorsa che è al tempo stesso fragile e indispensabile.

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