Salute 13 Marzo 2026 10:08

Depressione, scoperto uno squilibrio energetico nelle cellule del cervello

Uno studio su giovani adulti mostra che le cellule producono più energia a riposo ma faticano sotto stress. Il difetto nel metabolismo dell’ATP potrebbe spiegare stanchezza e scarsa motivazione e aprire la strada a diagnosi precoci.

di Arnaldo Iodice
Depressione, scoperto uno squilibrio energetico nelle cellule del cervello

Una nuova ricerca suggerisce che la depressione potrebbe avere origine in un problema nel modo in cui le cellule producono energia. Gli scienziati hanno osservato un cambiamento inatteso nei meccanismi energetici di giovani adulti affetti da disturbo depressivo maggiore: le cellule del cervello e del sangue producono più molecole energetiche quando sono a riposo, ma incontrano difficoltà ad aumentare la produzione quando l’organismo ne ha bisogno.

Questo squilibrio potrebbe contribuire a sintomi caratteristici della depressione, come affaticamento persistente, scarsa motivazione e rallentamento delle funzioni cognitive. La scoperta apre prospettive importanti per comprendere meglio le basi biologiche della malattia e sviluppare strumenti diagnostici e terapeutici più precoci e mirati.

Lo studio internazionale

La ricerca è nata dalla collaborazione tra l’Università del Queensland, in Australia, e l’Università del Minnesota, negli Stati Uniti. Gli scienziati hanno analizzato i livelli di adenosina trifosfato (ATP), la molecola che funge da principale “moneta energetica” delle cellule, nel cervello e nel sangue di giovani adulti con disturbo depressivo maggiore.

Per lo studio sono state raccolte scansioni cerebrali e campioni di sangue di 18 partecipanti tra i 18 e i 25 anni con diagnosi di depressione. I ricercatori del Queensland Brain Institute hanno poi confrontato questi dati con quelli di individui senza depressione. L’analisi ha rivelato, per la prima volta, la presenza di schemi energetici simili sia nel cervello sia nel flusso sanguigno dei pazienti.

Secondo la professoressa associata Susannah Tye, i risultati indicano che i sintomi della depressione potrebbero essere legati a cambiamenti fondamentali nel modo in cui le cellule del cervello e del sangue utilizzano l’energia. La stanchezza cronica è infatti uno dei sintomi più comuni e difficili da trattare del disturbo depressivo maggiore. Spesso i pazienti devono affrontare lunghi periodi di tentativi terapeutici prima di trovare un trattamento efficace, anche a causa della scarsità di ricerche su questo aspetto biologico della malattia.

Un modello energetico inatteso e nuove prospettive terapeutiche

L’analisi condotta dal team ha evidenziato un modello sorprendente: le cellule dei partecipanti con depressione mostravano livelli elevati di ATP a riposo, ma non riuscivano ad aumentare adeguatamente la produzione di energia in situazioni di maggiore richiesta. Questo suggerisce che i mitocondri, le strutture cellulari responsabili della produzione energetica, possano essere sovraccaricati nelle prime fasi della malattia e meno capaci di adattarsi allo stress.

Secondo i ricercatori, questa ridotta flessibilità energetica potrebbe contribuire a sintomi come umore depresso, perdita di motivazione e rallentamento cognitivo. La scoperta potrebbe anche aiutare a ridurre lo stigma legato alla depressione, mostrando che la malattia coinvolge cambiamenti biologici concreti nel cervello e nel corpo. Gli scienziati sperano che questi risultati possano favorire lo sviluppo di diagnosi più precoci e di trattamenti più personalizzati, capaci di intervenire sui meccanismi cellulari alla base del disturbo.

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