Biomarcatori, genetica e intelligenza artificiale al centro dei nuovi progetti sulla sclerosi laterale amiotrofica. La Fondazione AriSLA rinnova l’impegno per sostenere la ricerca italiana. Al via una campagna social per raccontare il valore degli studi in corso
In occasione della Giornata delle malattie rare del 28 febbraio, la Fondazione AriSLA rilancia la campagna di sensibilizzazione #ricercaèvalore per accendere i riflettori sui progressi scientifici nella lotta alla sclerosi laterale amiotrofica (SLA), una patologia rara e complessa che in Italia coinvolge circa 6mila persone. Tra le principali aree di studio sostenute dalla Fondazione emergono l’identificazione di nuovi biomarcatori per una diagnosi più precoce, lo sviluppo preclinico di approcci terapeutici innovativi e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare la gestione clinica della malattia. “Anche quest’anno abbiamo voluto aderire a questa importante Giornata raccontando il valore del fare ricerca e la sua capacità di aprire nuove prospettive di conoscenza”, sottolinea Lucia Monaco, presidente di AriSLA.
Collaborazione scientifica per nuove terapie
Il nuovo bando 2026 promosso dalla Fondazione punta a rafforzare la collaborazione tra ricerca di base e clinica, con l’obiettivo di sviluppare studi sempre più orientati a ricadute concrete per i pazienti. “Aiutare il dialogo tra ricercatori è fondamentale per favorire progetti con un impatto reale sulla comunità”, evidenzia Anna Ambrosini, responsabile scientifico della Fondazione. Dal 2008 AriSLA sostiene la ricerca grazie al contributo dei soci fondatori AISLA, Fondazione Cariplo, Fondazione Telethon e Fondazione Vialli e Mauro. In questi anni sono stati investiti 17,8 milioni di euro per finanziare 121 progetti e sostenere 165 ricercatori, generando oltre 430 pubblicazioni scientifiche.
Dai biomarcatori all’intelligenza artificiale: le nuove frontiere
Tra i progetti finanziati, particolare attenzione è rivolta allo sviluppo di strumenti per una diagnosi sempre più tempestiva. Marta Fumagalli, docente all’Università degli Studi di Milano, coordina uno studio mirato all’identificazione di biomarcatori misurabili anche tramite semplici esami del sangue. Accanto alla diagnosi precoce, la ricerca si concentra anche sulla medicina predittiva. Umberto Manera, del Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini” dell’Università degli Studi di Torino, sta sviluppando modelli basati sull’integrazione di dispositivi digitali e monitoraggio respiratorio per personalizzare la gestione clinica. Grande interesse riguarda anche le mutazioni genetiche associate alla SLA. Studi coordinati da Valeria Gerbino presso l’IRCCS Fondazione Santa Lucia e da Ernesto Picardi dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro esplorano nuove strategie di terapia genica e tecniche innovative di RNA editing. Parallelamente, Gian Giacomo Consalez dell’Università Vita-Salute San Raffaele lavora allo sviluppo di modelli sperimentali utili a comprendere meglio i meccanismi della malattia, mentre Alfonso De Simone dell’Università degli Studi di Napoli Federico II studia il ruolo delle proteine coinvolte nei processi di neurodegenerazione.
La campagna #ricercaèvalore
Fino al 1° marzo AriSLA promuove sui propri canali social la campagna #ricercaèvalore, con video dei coordinatori dei progetti finanziati che raccontano obiettivi e prospettive della ricerca. Un’iniziativa che punta a rafforzare la consapevolezza sull’importanza degli investimenti scientifici nelle malattie rare e a ribadire come la ricerca rappresenti oggi la principale strada per arrivare a terapie sempre più efficaci.
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