Il palco dell’Ariston incute timore, impone concentrazione, amplifica ogni emozione. Non è solo spettacolo: è esposizione, giudizio, aspettativa. Ma l’ansia da palcoscenico non riguarda soltanto i cantanti in gara a Sanremo: è una reazione comune che può colpire chiunque si trovi sotto i riflettori, davanti a una commissione o a una platea.
Salire sul palco del Teatro Ariston, durante la kermesse di Sanremo, significa esporsi a migliaia di sguardi e a un livello di aspettative altissimo, dove ogni dettaglio può fare la differenza. Ma l’ansia da palcoscenico non nasce solo nei grandi eventi televisivi: può presentarsi a un esame universitario, durante un colloquio di lavoro o prima di una gara sportiva. Secondo l’analisi pubblicata da Dottore ma è vero che…? il portale d’informazione sanitaria curato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), non si tratta di una malattia ma di una forma di ansia situazionale. La revisione della letteratura scientifica, con particolare attenzione agli studi condotti sui musicisti, evidenzia sintomi ricorrenti come tachicardia, tremori, sudorazione, bocca secca, nausea, vertigini e confusione mentale. Tra gli interventi valutati, la terapia cognitivo-comportamentale risulta l’approccio più efficace per ridurre l’intensità dell’ansia.
Cos’è davvero l’ansia da palcoscenico
L’ansia da palcoscenico, detta anche ansia da prestazione, è una risposta psicofisica che si attiva quando ci si espone al giudizio degli altri. Non dipende dall’esperienza né dal talento: anche professionisti affermati possono temere di stonare, dimenticare una battuta o restare paralizzati dall’emozione. È una reazione naturale del sistema di allerta dell’organismo, che prepara il corpo ad affrontare una situazione percepita come impegnativa.
Perché arriva: cosa accade nel corpo
Quando il cervello interpreta l’esibizione come una possibile minaccia per la propria immagine o per il proprio futuro, attiva una risposta di stress. Aumentano adrenalina e cortisolo, il cuore accelera, il respiro diventa più corto, i muscoli si tendono. Questa attivazione può essere utile se contenuta, perché migliora attenzione e prontezza. Diventa però problematica quando l’intensità è tale da compromettere lucidità e performance.
Quando l’ansia diventa un ostacolo
L’emozione prima di una prova è fisiologica. Diverso è il caso in cui la paura si trasforma in evitamento e porta a sottrarsi sistematicamente al palco o ad altre situazioni pubbliche. Se l’ansia diventa invalidante o interferisce con studio e lavoro, è consigliabile rivolgersi al medico di medicina generale per valutare eventuali disturbi correlati, come ansia generalizzata, disturbo da panico o depressione, e considerare il supporto di un professionista, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, per intraprendere un percorso mirato. I test di autovalutazione disponibili online, infatti, non hanno validità scientifica e non sostituiscono una valutazione clinica.
Come si supera: le strategie più efficaci
Le evidenze riportate dalla piattaforma indicano nella terapia cognitivo-comportamentale il trattamento con maggiori risultati nella riduzione dell’ansia da prestazione. I beta-bloccanti possono attenuare sintomi fisici come tachicardia e tremori, ma non agiscono sulla radice emotiva e devono essere assunti solo su prescrizione medica. Tra le strategie utili rientrano respirazione consapevole, mindfulness, attività fisica regolare e accettazione dell’errore. L’obiettivo non è eliminare ogni emozione, ma trasformare la tensione in energia utile alla performance.