Salute 18 Febbraio 2026 18:39

Tumore del seno, in Italia continua il calo della mortalità: -6% in 5 anni

Al 23esimo convegno “Focus sul carcinoma mammario” le novità nella gestione clinica, dalle terapie mirate agli interventi chirurgici personalizzati, con un’attenzione crescente alla qualità di vita delle pazienti

di I.F.
Tumore del seno, in Italia continua il calo della mortalità: -6% in 5 anni

In Italia il tumore della mammella, la neoplasia più diffusa tra le donne, conferma un trend positivo: la mortalità si è ridotta di circa il 6% negli ultimi cinque anni. Il dato, frutto della diffusione dei programmi di diagnosi precoce e dei progressi terapeutici, è al centro della 23esima edizione del convegno nazionale “Focus sul carcinoma mammario”, in programma a Udine, che quest’anno ospita per la prima volta anche la Consensus Conference nazionale sul carcinoma mammario. “Ogni anno in Italia si registrano oltre 53mila nuovi casi di tumore della mammella, di cui circa 1.300 in Friuli Venezia Giulia – spiega Fabio Puglisi, professore ordinario di Oncologia Medica all’Università di Udine e direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Irccs Cro di Aviano –. I progressi degli ultimi anni hanno portato a risultati molto incoraggianti: oggi la sopravvivenza netta a cinque anni supera l’88% a livello nazionale e si mantiene su valori analoghi anche nella nostra regione”. Nei tumori diagnosticati in fase iniziale, la sopravvivenza a cinque anni supera addirittura il 95%.

Terapie sempre più mirate e personalizzate

Secondo Lucia Del Mastro, professore ordinario e direttrice della Clinica di Oncologia Medica dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, “nel tumore della mammella in fase precoce si è consolidato il ruolo degli inibitori Cdk4/6 in associazione alla terapia endocrina, con una significativa riduzione del rischio di recidiva e un beneficio anche in termini di sopravvivenza”. L’uso dei test genomici permette oggi di individuare con maggiore precisione i casi in cui è possibile evitare la chemioterapia dopo l’intervento chirurgico, mentre l’integrazione dei farmaci biologici selezionati sulla base di alterazioni molecolari specifiche amplia le opzioni terapeutiche anche nei casi metastatici. “Ulteriori informazioni fondamentali derivano dalle analisi condotte direttamente sul tessuto tumorale mediante Next Generation Sequencing – aggiunge Puglisi –. Questa tecnologia consente di indirizzare la scelta terapeutica verso trattamenti sempre più mirati e personalizzati”.

Chirurgia conservativa e qualità di vita

La chirurgia senologica si è evoluta diventando sempre più personalizzata e meno invasiva. “Oggi le decisioni chirurgiche tengono conto di età, stadio della malattia e terapie sistemiche previste – sottolinea Samuele Massarut, direttore dell’oncologia chirurgica senologica del Cro di Aviano –. Nelle forme in stadio I-II, la chirurgia conservativa associata alla radioterapia rappresenta l’approccio più frequente”. Anche la gestione dell’ascella ha subito cambiamenti significativi: dopo la biopsia del linfonodo sentinella, in molti casi non è più necessario ricorrere alla linfadenectomia ascellare, con chiari benefici sulla qualità di vita e sulla riduzione delle complicanze. La mastectomia radicale è oggi riservata a situazioni selezionate e viene sempre decisa insieme alla paziente.

L’impegno della ricerca clinica italiana

Nella giornata di venerdì è prevista a Udine la lectio magistralis del presidente eletto della European Society for Medical Oncology (Esmo), Giuseppe Curigliano. “In Europa il tumore della mammella è una delle patologie oncologiche più diffuse, con oltre 374mila nuove diagnosi ogni anno e più di 95.000 decessi. Colpisce anche circa 4.400 uomini l’anno, seppur raramente – spiega Curigliano –. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica, sviluppando nuovi strumenti diagnostico-terapeutici e ottimizzando quelli già disponibili. L’Italia contribuisce da anni in maniera significativa alla ricerca oncologica internazionale e si colloca tra i primi Paesi per numero e qualità degli studi presentati ai principali congressi scientifici” conclude il docente.

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