Prevenzione 18 Febbraio 2026 15:12

Dopo il primo infarto una proteina delle piastrine segnala chi rischia di più nei 5 anni successivi

Lo studio, realizzato dal Centro Cardiologico Monzino con l’Università degli Studi di Milano e pubblicato su Thrombosis and Haemostasis, ha coinvolto 527 pazienti sopravvissuti a un primo infarto in terapia antitrombotica. I risultati indicano che una quota di piastrine con Tissue Factor superiore al 4% si associa a un rischio di morte cardiovascolare fino a sette volte maggiore nei cinque anni successivi

di Viviana Franzellitti
Dopo il primo infarto una proteina delle piastrine segnala chi rischia di più nei 5 anni successivi

Anche dopo aver superato un primo infarto, non tutti i pazienti hanno lo stesso rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Alcuni restano particolarmente vulnerabili, ma finora non esisteva un indicatore biologico capace di individuarli in modo diretto e affidabile. Una recente ricerca italiana ha messo sotto la lente di ingrandimento le piastrine, le cellule del sangue responsabili della coagulazione, e ha identificato una proteina chiave, il Tissue Factor, come possibile segnale precoce del rischio di recidiva cardiaca. La scoperta potrebbe aprire la strada a strategie di prevenzione più mirate e personalizzate, andando oltre gli score clinici tradizionali basati su età, fattori di rischio o biomarcatori generici.

Lo studio sui pazienti post-infarto

Lo studio, condotto dal Centro Cardiologico Monzino in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e pubblicato sulla rivista Thrombosis and Haemostasis, ha coinvolto 527 pazienti sopravvissuti a un primo infarto e seguiti in terapia antitrombotica. Ai partecipanti è stata misurata la percentuale di piastrine che esprimono Tissue Factor, e i dati hanno mostrato risultati significativi: nei pazienti con una quota di piastrine Tf-positive superiore al 4%, il rischio di morte cardiovascolare nei cinque anni successivi risultava da 3 a 7 volte maggiore rispetto a chi aveva valori più bassi. Questo indicatore si è confermato indipendente da altri fattori clinici e dalla terapia in corso, suggerendo che la presenza di Tissue Factor sulle piastrine può essere un biomarcatore prognostico diretto e affidabile, capace di identificare i soggetti più a rischio prima che si verifichi un nuovo evento.

Cos’è il Tissue Factor e perché è importante

Il Tissue Factor (fattore tissutale) è una proteina fondamentale nel processo di coagulazione del sangue. In condizioni fisiologiche, interviene quando un vaso sanguigno si danneggia, attivando una cascata di reazioni che porta alla formazione del coagulo, un meccanismo essenziale per fermare le emorragie. Tuttavia, quando il Tissue Factor è presente in quantità elevate sulle piastrine, può favorire la formazione di trombi all’interno delle arterie, anche senza danni evidenti ai vasi. Nelle arterie coronarie, questo aumenta il rischio di un nuovo infarto, perché i trombi possono ostruire il flusso sanguigno al cuore. In questo contesto, la misurazione del Tissue Factor piastrinico diventa uno strumento utile per individuare pazienti ad alto rischio e intervenire tempestivamente.

Verso una prevenzione cardiovascolare più mirata

La misurazione del Tissue Factor piastrinico è semplice: richiede un prelievo di sangue e l’analisi con un citofluorimetro, uno strumento già utilizzato in molti laboratori per altre applicazioni cliniche. Se i risultati ottenuti in questo studio saranno confermati da ricerche multicentriche su larga scala, sarà possibile affiancare questo indicatore ai tradizionali strumenti clinici, consentendo di modulare in modo più mirato la terapia antitrombotica, i controlli periodici e le strategie di follow-up. In pratica, il Tissue Factor potrebbe diventare un tassello chiave della prevenzione secondaria personalizzata, aiutando a ridurre significativamente il rischio di recidive cardiache nei pazienti sopravvissuti a un primo infarto.

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