Infermieri di sala operatoria e tecnici sanitari sono tra le categorie più esposte alle radiazioni ionizzanti: senza una tracciabilità adeguata dell’esposizione cumulativa, servono prevenzione strutturata, sorveglianza sanitaria e monitoraggi costanti nel lungo periodo
Il rischio radiologico è oggi una delle principali criticità di salute e sicurezza sul lavoro nel settore sanitario. In Italia, oltre 150.000 operatori – tra infermieri, tecnici di radiologia e altri professionisti sanitari – svolgono attività in ambienti dove sono presenti radiazioni ionizzanti, spesso in zone controllate, come sale operatorie e laboratori diagnostici.
Secondo Nursing Up, il sindacato autonomo che tutela gli interessi e la sicurezza professionale degli infermieri, questo rischio non è marginale, ma rappresenta una realtà quotidiana che coinvolge migliaia di professionisti sanitari. La protezione degli operatori non può limitarsi a indicazioni generali: serve un approccio strutturato che includa monitoraggio continuo, prevenzione efficace e valutazione dell’esposizione cumulativa, aspetti essenziali per garantire la sicurezza sul lungo periodo.
Il contesto internazionale e europeo
L’Italia non è un’eccezione: a livello globale, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea) stimano che oltre 7 milioni di professionisti sanitari siano esposti a radiazioni ionizzanti, soprattutto in contesti diagnostici, interventistici e chirurgici. In Europa, il settore sanitario concentra circa il 70% dei lavoratori professionalmente esposti, rendendo evidente come la sanità sia oggi uno dei comparti a maggiore impatto radiologico sul lavoro.
Questi dati mostrano come il rischio non sia limitato a un piccolo gruppo di operatori, ma rappresenti una sfida strutturale per la sicurezza dei lavoratori e per la sostenibilità del sistema sanitario. Nursing Up sottolinea che, senza un approccio preventivo solido, le conseguenze sulla salute di migliaia di professionisti possono manifestarsi nel lungo termine, con potenziali effetti su patologie croniche e rischio oncologico.
Infermieri e tecnici: le categorie più a rischio
Le evidenze epidemiologiche internazionali evidenziano che i tecnici di radiologia e gli infermieri impegnati in procedure radioguidate o in sale operatorie rientrano tra le categorie con esposizione più alta. In particolare, gli infermieri di sala operatoria e gli infermieri strumentisti mostrano un rischio aumentato stimato tra il 20% e il 30%, a causa della presenza abituale in ambienti radiologicamente controllati. Nursing Up evidenzia che spesso l’esposizione cumulativa non viene monitorata in maniera sistematica, aumentando la possibilità di effetti sulla salute nel tempo. La sottovalutazione di questi rischi può portare a conseguenze significative, non solo sul piano fisico, ma anche in termini di stress occupazionale, ansia e percezione di sicurezza sul lavoro.
Monitoraggi, prevenzione e sorveglianza sanitaria: il ruolo di Nursing Up
“Il rischio radiologico in sanità non è un tema residuale, ma una realtà quotidiana per migliaia di professionisti”, spiega De Palma, presidente di Nursing Up. “L’aumento delle procedure radioguidate rende indispensabili monitoraggi continui, misurazioni oggettive e programmi di sorveglianza sanitaria efficaci, per tutelare la salute degli operatori nel medio e lungo periodo”. Il sindacato evidenzia come la tutela dei lavoratori richieda un cambiamento culturale e operativo: non basta riconoscere il rischio a livello formale, è necessario implementare strumenti di tracciabilità, dati epidemiologici certi e protocolli strutturati che permettano di intervenire tempestivamente in caso di esposizioni e garantire una gestione più sicura degli ambienti radiologici.
Tracciabilità e dati epidemiologici per la sanità del futuro
Rafforzare la tracciabilità delle presenze in zona controllata e utilizzare i dati epidemiologici in modo sistematico è essenziale non solo per la sicurezza dei lavoratori, ma anche per la sostenibilità del sistema sanitario. “La crescita dell’interventistica e delle tecnologie radiologiche rende il rischio radiologico un tema strutturale per la sanità del futuro”, conclude De Palma. “Proteggere la salute di chi lavora quotidianamente a contatto con le radiazioni significa investire sulla sicurezza delle cure, sulla qualità dell’assistenza ai cittadini e sulla prevenzione di patologie professionali a lungo termine”.