Il monossido di carbonio è un killer silenzioso che ogni anno provoca centinaia di morti e migliaia di intossicazioni, soprattutto in ambito domestico. La Sima richiama l’attenzione sui rischi per la salute e sulle misure di prevenzione
È un gas invisibile, inodore e insapore, ma potenzialmente letale. Il monossido di carbonio continua a rappresentare una delle minacce ambientali più insidiose per la salute pubblica. In Italia, secondo le stime, provoca ogni anno tra i 350 e i 600 decessi e oltre 6mila ricoveri ospedalieri per intossicazione. Nell’80% dei casi l’esposizione avviene in ambito domestico. A richiamare l’attenzione sul problema è la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), dopo la recente tragedia avvenuta in provincia di Lucca. Nella serata di mercoledì 4 febbraio, quattro persone di una stessa famiglia sono morte, mentre una quinta è sopravvissuta ma è stata trasportata in condizioni critiche, proprio a causa di un grave caso di intossicazione da monossido di carbonio.
Cos’è il monossido di carbonio e da dove proviene
Il monossido di carbonio è un gas che si sviluppa durante i processi di combustione. Può essere emesso da motori a benzina, fornelli, generatori, lampade a gas, caldaie, scaldabagni, caminetti, stufe a legna o a gas e radiatori portatili a kerosene. La sua pericolosità è legata proprio alla sua natura impercettibile: può accumularsi negli ambienti chiusi senza essere avvertito, raggiungendo concentrazioni in grado di provocare la morte anche in tempi molto rapidi.
Come agisce sull’organismo
Una volta inalato, il monossido di carbonio si lega all’emoglobina con un’affinità oltre 200 volte superiore rispetto a quella dell’ossigeno, formando carbossiemoglobina. Questo legame compromette la capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti, determinando una condizione di ipossia tissutale che può interessare organi vitali come cuore e cervello.
Livelli di esposizione e sintomi
In condizioni normali, nelle abitazioni i livelli di monossido di carbonio sono compresi tra 1,5 e 4,5 mg/m³. In presenza di sistemi di riscaldamento o di cottura, fumo di tabacco e ventilazione inadeguata, le concentrazioni interne possono però salire fino a 60 mg/m³. Al di sotto dei 5 mg/m³ non si osservano effetti significativi negli individui sani, ma nelle persone con patologie cardiache anche basse concentrazioni possono scatenare una crisi anginosa. A livelli più elevati compaiono mal di testa, vertigini, debolezza, nausea, vomito, dolore toracico e stato confusionale. Nei soggetti esposti per lungo tempo a piccole quantità di monossido di carbonio è stata descritta una sintomatologia più subdola e persistente, caratterizzata da astenia, cefalea, vertigini, nevriti, disturbi del movimento di tipo parkinsoniano ed epilettico, aritmie e crisi anginose. Segnali spesso poco specifici, che possono ritardare la diagnosi.
Le persone più vulnerabili
“La gravità delle manifestazioni cliniche da intossicazione da CO dipende dalla concentrazione del gas nell’aria inspirata, dalla durata dell’esposizione e dalle condizioni di salute delle persone coinvolte”, spiega il presidente della Sima, Alessandro Miani. Particolarmente suscettibili sono gli anziani, le persone con malattie cardiovascolari e respiratorie, le donne in gravidanza, i neonati e i bambini. La prevenzione resta l’arma più efficace per evitare incidenti e intossicazioni. È fondamentale sottoporre a manutenzione periodica gli impianti di riscaldamento, spegnere i motori dei veicoli quando si staziona in spazi chiusi e non utilizzare mai in ambienti interni dispositivi di cottura progettati per l’uso all’aperto. “Può essere inoltre utile dotare le abitazioni di sistemi di allarme in grado di rilevare la presenza di monossido di carbonio”, conclude Miani. Piccoli accorgimenti che possono trasformare un rischio invisibile in una tragedia evitabile.
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