Prevenzione 4 Febbraio 2026 15:54

Gengive, fegato e diabete: le cause “invisibili” della demenza

Malattie comuni e spesso trascurate possono aumentare il rischio di demenza. Una nuova revisione scientifica stima che incidano su quasi un terzo dei casi globali.

di Arnaldo Iodice
Gengive, fegato e diabete: le cause “invisibili” della demenza

Circa un terzo dei casi di demenza nel mondo sarebbe collegato a malattie che non colpiscono direttamente il cervello. A suggerirlo è un’ampia revisione sistematica condotta dai ricercatori dell’Università Sun Yat-sen e pubblicata su Nature Human Behavior. Analizzando oltre duecento studi scientifici, il team ha stimato che molte condizioni “periferiche” (cioè localizzate in altri organi e sistemi del corpo) contribuiscono in modo significativo al rischio di sviluppare disturbi cognitivi.

Finora la ricerca si era concentrata quasi esclusivamente su cause cerebrali, come Alzheimer, ictus o traumi cranici. Questo nuovo quadro, invece, indica che il problema potrebbe iniziare altrove: gengive, fegato, reni, cuore, polmoni, persino occhi e orecchie. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un cambio di paradigma. Se la demenza può essere innescata da patologie sistemiche, allora prevenzione e diagnosi non devono limitarsi al neurologo, ma coinvolgere la medicina generale e la gestione complessiva della salute.

In altre parole, il cervello potrebbe essere la vittima finale di processi patologici che cominciano molto prima e molto lontano dalla testa.

Dentro lo studio: numeri, metodi e malattie coinvolte

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno adottato un approccio rigoroso e quantitativo. Hanno passato al setaccio il database PubMed raccogliendo 202 studi pubblicati fino al settembre 2024, per poi condurre meta-analisi bayesiane capaci di stimare con maggiore precisione il rischio relativo associato a ciascuna malattia. L’obiettivo non era soltanto verificare se esistesse un legame, ma capire quanto pesasse, a livello di popolazione, ciascun fattore.

Sono state esaminate 26 patologie periferiche appartenenti a nove diversi sistemi corporei. Di queste, ben 16 sono risultate associate a un aumento significativo del rischio di demenza. L’elenco è ampio e sorprendente: malattie parodontali, cirrosi e altre patologie epatiche croniche, perdita dell’udito, perdita della vista, diabete di tipo 2, malattia renale cronica, osteoartrite, ictus, cardiopatie ischemiche, BPCO, asma, fibrillazione atriale, dermatite atopica, artrite reumatoide, sclerosi multipla e malattie infiammatorie intestinali.

Incrociando questi dati con le prevalenze del Global Burden of Disease Study e con le informazioni della UK Biobank, gli autori hanno calcolato la cosiddetta frazione attribuibile alla popolazione (PAF), cioè la quota di casi teoricamente evitabili eliminando quei fattori di rischio. Il risultato è netto: globalmente queste malattie spiegano il 33,18% del carico di demenza, pari a circa 18,8 milioni di casi. Le cinque condizioni più impattanti sono state le malattie gengivali, le patologie epatiche croniche, la perdita dell’udito, la perdita della vista e il diabete. Numeri così alti suggeriscono che non si tratta di associazioni marginali, ma di un contributo strutturale al problema.

Perché il corpo influenza la mente: i possibili meccanismi biologici

A questo punto la domanda diventa inevitabile: come può una malattia delle gengive o del fegato aumentare il rischio di demenza? La risposta più plausibile passa attraverso l’infiammazione cronica e la salute vascolare.

Molte delle patologie identificate condividono un tratto comune: mantengono l’organismo in uno stato di stress sistemico continuo. Infezioni parodontali, diabete mal controllato o insufficienza renale liberano mediatori infiammatori nel sangue, che nel tempo possono danneggiare i vasi cerebrali e alterare la barriera emato-encefalica. Questo facilita processi degenerativi, accumulo di proteine tossiche e riduzione dell’ossigenazione del tessuto nervoso.

Anche i deficit sensoriali, come perdita dell’udito e della vista, possono contribuire indirettamente: meno stimoli significano meno attività cognitiva, più isolamento sociale e maggiore declino funzionale. Il cervello non vive in una campana di vetro, ma dipende costantemente da cuore, metabolismo, sistema immunitario. Se il resto del corpo si deteriora, prima o poi il conto arriva anche alle funzioni cognitive. Questo ridimensiona l’idea della demenza come evento improvviso e la trasforma in un processo lento, accumulativo, spesso silenzioso, che può iniziare anni prima dei sintomi evidenti.

Prevenzione concreta: cosa cambia per medici e cittadini

Le implicazioni pratiche sono forse la parte più importante. Se un terzo dei casi di demenza è associato a malattie potenzialmente prevenibili o gestibili, allora esiste uno spazio reale di intervento. Controllare il diabete, curare le gengive, trattare l’ipertensione, seguire le patologie epatiche, non trascurare udito e vista. Tutta medicina di base, ma fatta con costanza. Questo studio non dimostra ancora un rapporto causale diretto, quindi non si può dire che curare una parodontite “eviti” la demenza. Però ignorare questi segnali sarebbe miope. Dal punto di vista della salute pubblica, integrare neurologia e medicina generale diventa essenziale. Screening più precoci, gestione multidisciplinare e campagne di prevenzione potrebbero ridurre milioni di casi nel tempo.

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Salute

Cancro, 390.000 nuove diagnosi nel 2025: l’Italia resta stabile

I dati AIOM 2025 confermano la stabilità dell’incidenza oncologica nazionale, con segnali di calo tra gli uomini e un quadro complessivo più favorevole rispetto alla media europea.
di Arnaldo Iodice
Nutri e Previeni

Non solo il prosciutto cotto è cancerogeno: quattro cibi da consumare con moderazione

Carni lavorate sotto la lente dell’Oms e inserite nella stessa categoria del tabacco. L’immunologo Mauro Minelli spiega i rischi, le corrette abitudini e quali altri quattro alimenti merit...
di Viviana Franzellitti
Salute

Scrivere a mano non è un vezzo: salva memoria, concentrazione e fantasia

Rinunciare alla scrittura manuale significa perdere un prezioso allenamento per mente e linguaggio. Scopri perché gli esperti ritengono carta e penna insostituibili per il cervello
di Viviana Franzellitti
Advocacy e Associazioni

Caregiver familiari, approvato il disegno di legge dal Consiglio dei Ministri

Tutele, riconoscimento e risorse per chi si prende cura dei propri cari
di Redazione