L’Italia registra nel 2026 un calo dell’incidenza dei tumori del 2,6%, superiore alla media europea dell’1,7%, soprattutto tra gli uomini e nei tumori legati al fumo; permangono però forti differenze territoriali, con il Sud in ritardo, e tra le donne l’incidenza resta ancora significativa in molte regioni
L’anno 2026 apre con segnali positivi per la lotta ai tumori in Italia e in Europa, ma con forti disuguaglianze territoriali e di genere. Secondo Diego Serraino, epidemiologo e consulente di Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale del Ministero della Salute, l’incidenza complessiva dei tumori è diminuita del 2,6% in Italia e dell’1,7% in Europa rispetto al 2022. Il calo riguarda principalmente gli uomini e i tumori legati al fumo, in particolare quelli polmonari, mentre permangono differenze significative tra Nord e Sud del Paese e la situazione rimane più complessa per le donne, con un’incidenza ancora elevata in molte aree.
La riduzione più marcata riguarda la popolazione maschile, con una diminuzione di circa l’1% all’anno nei tumori legati al fumo, soprattutto il tumore del polmone. Secondo Serraino, questo trend positivo riflette l’efficacia delle politiche di prevenzione, come campagne antitabacco, screening mirati e promozione di stili di vita sani.
In Europa, il quadro generale conferma una tendenza simile: la diminuzione dell’incidenza complessiva dei tumori è dell’1,7%, con risultati migliori nei Paesi dove le politiche di prevenzione primaria e secondaria sono consolidate. Tuttavia, alcuni Stati mostrano ancora criticità: ad esempio, la Danimarca registra la più alta incidenza oncologica in Europa, soprattutto per il tumore del polmone negli uomini e del colon-retto nelle donne, segnalando lacune nelle politiche preventive.
Tra le donne, il calo dei tumori è meno evidente. Serraino sottolinea che in diversi Paesi europei, soprattutto nel Nord e nell’Est, l’incidenza resta elevata. Questo fenomeno è legato a un’ondata più tardiva del consumo di sigarette tra le donne e a differenze nell’accesso a screening e prevenzione.
In Italia, sebbene la situazione sia migliore rispetto ad alcune aree europee, il divario di genere persiste. Il monitoraggio costante e le strategie di prevenzione mirate restano fondamentali per ridurre la mortalità e l’incidenza tra le donne.
Nonostante i progressi complessivi, in Italia permangono forti differenze territoriali. Il Nord registra una maggiore riduzione dell’incidenza e risultati più efficaci nei programmi di screening e prevenzione, mentre il Sud del Paese mostra ritardi significativi.
Secondo Serraino, però, il divario rispetto a dieci anni fa si è notevolmente ridotto, grazie a un uso più sistematico dei dati e alla programmazione sanitaria nazionale. L’esperienza dimostra come investimenti mirati, prevenzione e monitoraggio possano fare la differenza nel contrasto ai tumori.
La riduzione della mortalità oncologica è ormai un dato consolidato, sia in Italia che in Europa. Tuttavia, come sottolineano le istituzioni europee, il cancro rimane una “disease of inequalities”, influenzata non solo dal livello di spesa sanitaria ma da una combinazione di investimenti, politiche e scelte organizzative.
Per monitorare e ridurre queste disuguaglianze, l’Europa ha rafforzato strumenti come l’European Cancer Inequalities Registry e l’European Cancer Information System, sui cui dati Alleanza Contro il Cancro lavora attivamente per valutare l’impatto delle politiche sanitarie e individuare margini di intervento.