Un maxi studio prospettico su oltre 322mila adulti della UK Biobank mostra che il cronotipo serale, tipico dei cosiddetti “gufi”, si associa a una salute cardiovascolare complessivamente peggiore e a un rischio più alto di infarto e ictus
C’è chi si sveglia presto, avendo programmato tutti gli impegni della giornata, e chi, invece, comincia a ‘funzionare’ davvero quando fuori si fa buio. Allodole e gufi: due modi di abitare il tempo che sembrano solo una questione di abitudini, quasi di temperamento. Ma la scienza, ancora una volta, ci ricorda che anche i ritmi più quotidiani possono lasciare tracce profonde nella salute. Un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association suggerisce che le persone con un cronotipo serale – chi tende naturalmente ad andare a dormire tardi e a sentirsi più attivo nelle ore notturne – potrebbero avere un rischio cardiovascolare più alto rispetto a chi segue un ritmo intermedio.
Quando l’orologio interno non coincide con la vita sociale
Secondo i ricercatori, gli individui con un cronotipo serale sperimentano più spesso un “disallineamento circadiano”: il loro orologio biologico interno non coincide con i ritmi sociali, lavorativi e con il ciclo naturale luce-buio. Questo scarto può compromettere i comportamenti salutari e le funzioni cardiometaboliche. Non è solo questione di dormire meno, ma di vivere costantemente fuori fase, con effetti che nel tempo possono accumularsi.
Lo studio: oltre 322mila persone seguite per quasi 14 anni
La ricerca è stata condotta su 322.777 partecipanti della UK Biobank, tra i 39 e i 74 anni, tutti senza una diagnosi nota di malattia cardiovascolare al momento dell’arruolamento. Il cronotipo è stato auto-riferito con una singola domanda rappresentativa, mentre la salute cardiovascolare è stata valutata attraverso il punteggio Life’s Essential 8 (LE8), un indice che sintetizza otto fattori di rischio chiave e varia da 0 a 100: più alto è il punteggio, migliore è la salute del cuore.
Gli eventi cardiovascolari incidenti sono stati definiti come il primo infarto miocardico o ictus. Per stimare l’associazione tra cronotipo e rischio cardiovascolare, i ricercatori hanno utilizzato modelli di rischio proporzionale di Cox, aggiustando per caratteristiche sociodemografiche, lavoro su turni e familiarità per malattie cardiovascolari.
I risultati: i “gufi” hanno parametri di salute peggiori
Il primo dato che emerge è legato alla qualità complessiva della salute cardiovascolare. I partecipanti con un cronotipo “decisamente serale” presentavano una prevalenza del 79% più alta di un punteggio LE8 complessivamente scarso (inferiore a 50 punti) rispetto a chi aveva un cronotipo intermedio. Un segnale che suggerisce come, spesso, il vivere di sera si accompagni anche a un minor raggiungimento di quei parametri essenziali per la prevenzione.
Più infarti e ictus nel lungo periodo
Durante un follow-up mediano di 13,8 anni, si sono verificati 17.584 eventi cardiovascolari:
In altre parole, i nottambuli avevano un rischio del 16% più alto di sviluppare un primo evento cardiovascolare.
Come ha sottolineato anche Matteo Bassetti in un commento sui social, “essere nottambuli non fa bene alla salute. Meglio essere attivi nelle ore centrali della giornata”.
Il ruolo dello stile di vita: il 75% del rischio passa dai fattori modificabili
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è che gran parte dell’associazione non sembra inevitabile. Il punteggio LE8 spiegava infatti il 75% del legame tra cronotipo serale e rischio cardiovascolare. Questo significa che il rischio aumentato dei “gufi” è in larga parte mediato da fattori modificabili: sonno, alimentazione, attività fisica, fumo, controllo di pressione e colesterolo. Le persone con un cronotipo serale, dunque, potrebbero trarre particolare beneficio da interventi mirati sui fattori di rischio cardiovascolare. In un’epoca in cui si parla sempre più di medicina di precisione, anche il ritmo sonno-veglia potrebbe diventare un tassello utile per costruire strategie preventive su misura.
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