Salute 30 Gennaio 2026 10:41

Demenza, la chiave può essere nel “riciclo” delle proteine

Un nuovo studio indica che la perdita di efficienza nel sistema di smaltimento proteico favorisce aggregati nelle sinapsi. Capire il processo potrebbe guidare terapie per rallentare il declino cognitivo

di Arnaldo Iodice
Demenza, la chiave può essere nel “riciclo” delle proteine

La purificazione delle proteine nel cervello è finita al centro di un nuovo studio che collega questo processo alla demenza. Ricercatori della Stanford University, con risultati pubblicati su Nature, mostrano che le microglia, cellule immunitarie cerebrali incaricate di ripulire detriti e proteine danneggiate, potrebbero danneggiare per errore le connessioni tra neuroni mentre tentano di gestire l’accumulo di proteine invecchiate.

La scoperta suggerisce che un meccanismo di manutenzione essenziale possa trasformarsi, con l’età, in un fattore di rischio per l’Alzheimer e altre malattie neurodegenerative, aprendo nuove prospettive per la ricerca scientifica.

Proteostasi e invecchiamento

Le malattie neurodegenerative interessano circa una persona su dodici nel mondo e aumentano drasticamente con l’invecchiamento. Per anni l’attenzione si è concentrata su placche amiloidi e grovigli di tau, considerati segni distintivi dell’Alzheimer. Il gruppo di Stanford ha invece osservato il sistema di produzione, piegatura e smaltimento delle proteine, chiamato proteostasi.

Quando questo equilibrio si rompe, proteine difettose persistono più a lungo nei neuroni. Nei cervelli anziani analizzati, molte proteine restavano attive o non degradate per periodi doppi rispetto ai cervelli giovani, indicando un declino diffuso dei meccanismi di controllo della qualità cellulare. Questo quadro aiuta a spiegare perché l’età rappresenti il principale fattore di rischio e orienta nuove strategie di prevenzione e di intervento mirato per la salute cerebrale.

Seguire la vita delle proteine

I ricercatori hanno usato una tecnica innovativa, BONCAT, per etichettare le proteine di nuova sintesi e seguirne il destino nel tempo. Confrontando topi di quattro e ventiquattro mesi, hanno visto che l’emivita delle proteine neuronali raddoppia con l’età. Il rallentamento del riciclo favorisce l’aggregazione di oltre millesettecento proteine, soprattutto nelle sinapsi. Qui si creano ingorghi molecolari che attirano l’intervento della microglia, pronta a inglobare materiale considerato anomalo e potenzialmente dannoso per la comunicazione tra neuroni, compromettendo l’efficienza delle reti cerebrali.

Prospettive terapeutiche

Capire questo meccanismo apre diverse prospettive terapeutiche. Se la demenza dipende anche da un riciclo proteico inefficiente, si potranno sviluppare farmaci capaci di sostenere la proteostasi o modulare l’azione della microglia. Intervenire presto potrebbe preservare le sinapsi e rallentare il declino cognitivo legato all’età, con benefici concreti per molti pazienti anziani.

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