Il rischio di scoliosi idiopatica e mal di schiena cresce tra i 10 e i 14 anni. Raramente dipende da posture errate o dallo sport praticato. Mantenersi attivi e ridurre la sedentarietà protegge la schiena più di divieti su zaini o sport: scopri perché.
La salute della colonna vertebrale dei giovani è sempre più fragile. Infanzia e adolescenza rappresentano fasi delicate, in cui il rachide è in continuo cambiamento e particolarmente sensibile agli stili di vita. In questo contesto, mal di schiena e scoliosi non sono eventi rari, ma condizioni diffuse e spesso sottovalutate, che possono accompagnare i ragazzi anche nell’età adulta.
Il mal di schiena, infatti, non è più un disturbo tipico degli adulti: le evidenze scientifiche indicano che circa il 20% dei giovani soffre di dolore lombare in modo persistente o ricorrente. Si tratta di un segnale chiaro: non è solo una questione di patologie isolate, ma di combinazioni di fattori ambientali e comportamentali. Durante l’età evolutiva, la colonna vertebrale cresce rapidamente e ha bisogno di movimento, adattamento e stimoli adeguati. Quando questi mancano, il dolore può comparire anche in assenza di alterazioni strutturali.
Sedentarietà, stress e schermi: i veri determinanti
Tra i principali fattori di rischio emergono lo stile di vita sedentario, la riduzione dell’attività fisica quotidiana, lo stress e l’ansia, sempre più frequenti in età scolare, e il sovrappeso o l’obesità. La sedentarietà indebolisce la muscolatura che sostiene la colonna vertebrale, mentre stress e fattori emotivi aumentano la percezione del dolore. Nei giovani, la lombalgia è spesso il risultato di una combinazione di elementi fisici e psicologici.
Uno dei dati più rilevanti riguarda lo screen time. Le ricerche più recenti mostrano che per ogni ora in più al giorno trascorsa davanti a smartphone, tablet o computer, il rischio di lombalgia aumenta del 26%. Il problema non è solo la postura flessa mantenuta a lungo, spesso definita text neck, ma anche la sostituzione del movimento con attività statiche: meno movimento significa una schiena meno preparata a sostenere i carichi quotidiani.
Falsi miti e movimento
Molti genitori e insegnanti temono ancora errori posturali, zaini pesanti o sport “pericolosi”, ma le evidenze scientifiche smentiscono queste paure. Il nuoto, ad esempio, non può essere considerato una terapia per la scoliosi e, in alcune condizioni, può persino non essere indicato. Allo stesso modo, uno zaino troppo pesante può provocare dolore, affaticamento muscolare e posture scorrette temporanee, ma non causa deformità strutturali. Per quanto riguarda gli sport asimmetrici, come tennis o scherma, le ricerche non hanno trovato prove che peggiorino la scoliosi: praticare sport per passione resta sempre preferibile alla sedentarietà.
Gli sport “in carico”, come pallavolo, basket, calcio, atletica e tennis, rinforzano la muscolatura antigravitaria e migliorano il controllo posturale. Anche attività un tempo sconsigliate possono essere praticate se inserite in percorsi con esercizi posturali mirati e monitoraggio clinico, perché contribuiscono a una schiena più forte e resiliente. Tra queste rientrano sport asimmetrici come tennis e scherma, nuoto, ginnastica artistica, danza o arti marziali, che se gestiti correttamente non peggiorano la scoliosi e rafforzano la muscolatura posturale.
Scoliosi idiopatica: diffusione, fasi critiche e prevenzione
La scoliosi idiopatica interessa tra il 3% e il 12% degli adolescenti. Nel 70–80% dei casi non è possibile individuare una causa precisa: non dipende da posture scorrette, sport praticati o zaini pesanti. Il fattore decisivo è la crescita: il periodo di massimo rischio coincide con il picco puberale, tra i 10 e i 14 anni. Nelle forme lievi, maschi e femmine sono colpiti in modo simile, ma con l’aumentare della gravità la scoliosi interessa soprattutto le ragazze.
La diagnosi precoce è fondamentale perché nelle fasi iniziali la scoliosi è spesso asintomatica. I segnali da osservare includono spalle a diversa altezza, scapole asimmetriche e fianchi non allineati. Screening e controlli mirati tra i 10 e i 14 anni aumentano significativamente l’efficacia dei trattamenti.
La prevenzione efficace si basa su scelte quotidiane: più attività fisica, meno tempo davanti agli schermi, pause frequenti dalla posizione seduta, attenzione al benessere psicologico e informazione scientifica corretta.
In quest’ottica si inserisce il convegno “Schiena in salute: prevenzione e terapia dall’infanzia all’età adulta”, il 31 gennaio a Lecce, promosso da Andrea Bernetti, professore di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento e presidente del convegno, con il patrocinio dell’Università del Salento, della SIMFER e dell’ASL Lecce, ospitato in una scuola per coinvolgere studenti, famiglie e docenti. Tra i relatori principali ci saranno Stefano Negrini, ordinario di Medicina fisica e riabilitativa e principale ricercatore mondiale sulla scoliosi, e lo stesso Bernetti, che parlerà dell’inquadramento diagnostico-terapeutico della lombalgia. La salute della schiena si costruisce presto e riguarda tutti.