Secondo una revisione di studi clinici internazionali, i mirtilli selvatici supportano la salute cardiometabolica, il microbioma intestinale e le funzioni cognitive
I mirtilli selvatici non sono solo un piacere per il palato: secondo una recente revisione pubblicata su Critical Reviews in Food Science and Nutrition, questi piccoli frutti ricchi di polifenoli e flavonoidi hanno effetti positivi su diverse funzioni dell’organismo. Dalla salute cardiometabolica al microbioma intestinale, fino alle capacità cognitive, il loro consumo può sostenere l’equilibrio complessivo del corpo. La revisione, guidata dalla nutrizionista Sarah A. Johnson della Florida State University e nata da un simposio internazionale promosso dalla Wild Blueberry Association of North America, ha analizzato 12 studi clinici condotti in quattro Paesi, oltre a numerose ricerche sperimentali e meccanicistiche. I risultati più solidi riguardano la funzione vascolare: i mirtilli selvatici migliorano la capacità dei vasi sanguigni di dilatarsi e rispondere agli stimoli, con effetti osservabili già poche ore dopo una singola porzione o dopo settimane di consumo regolare.
Ruolo del microbioma intestinale
Un aspetto centrale della revisione riguarda il microbioma intestinale. Le fibre e i polifenoli dei mirtilli raggiungono il colon, dove i batteri li trasformano in metaboliti bioattivi che contribuiscono agli effetti osservati sul metabolismo e sulla circolazione. In uno studio clinico di sei settimane, il consumo quotidiano di mirtilli selvatici ha aumentato la presenza di batteri benefici come i Bifidobacterium, evidenziando come fino al 40% dei composti attivi nel sangue possano derivare dall’interazione tra questi frutti e il microbioma.
Possibili benefici cognitivi
La revisione segnala anche miglioramenti cognitivi negli anziani, in particolare nella memoria e nella velocità di pensiero, probabilmente legati a una migliore circolazione e stato metabolico generale. Johnson sottolinea come i mirtilli selvatici agiscano su più vie biologiche contemporaneamente: dai segnali dell’ossido nitrico alla riduzione dell’infiammazione e dello stress ossidativo, fino alle interazioni tra dieta e microbioma. Gli autori suggeriscono un consumo quotidiano di circa una tazza di mirtilli, anche surgelati, come parte di una dieta equilibrata.
Nutrizione personalizzata e studi futuri
Nonostante gli effetti positivi osservati, i benefici dei mirtilli selvatici possono variare da persona a persona. Sono quindi necessari ulteriori studi per identificare dosi ottimali, soggetti maggiormente responsivi e biomarcatori completi della salute cardiometabolica. Inoltre, la conferma dei fitochimici, delle strategie di dosaggio e delle interazioni con la matrice alimentare sarà fondamentale per rafforzare le evidenze cliniche e allargare le raccomandazioni a livello di salute pubblica.
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