I ricercatori hanno analizzato 614 cervelli donati, confrontando chi presentava encefalopatia traumatica cronica con chi non ne era affetto, per comprendere quanto i traumi cranici possano trasformarsi in una minaccia concreta per la salute del cervello
Football americano, rugby, boxe e arti marziali miste: sono solo alcuni degli sport in cui il cervello può subire ripetuti traumi. Secondo un nuovo studio del Center della Boston University, il più ampio mai condotto su questa patologia, questi colpi ripetuti alla testa possono avere conseguenze a lungo termine, aumentando in modo significativo il rischio di sviluppare demenza. I dati mostrano che nelle forme avanzate di encefalopatia traumatica cronica (CTE) la probabilità di declino cognitivo è quadruplicata, un impatto paragonabile a quello dell’Alzheimer avanzato. I ricercatori hanno analizzato 614 cervelli donati, confrontando chi presentava CTE con chi non ne era affetto, per comprendere quanto i traumi cranici possano trasformarsi in una minaccia concreta per la salute del cervello.
CTE come nuova causa di demenza
L’encefalopatia traumatica cronica si caratterizza per l’accumulo di proteina tau anomala che forma grovigli attorno ai piccoli vasi cerebrali. Secondo Michael Alosco, autore senior dello studio, “affermare che i sintomi cognitivi e la demenza siano conseguenze della CTE ci avvicina alla possibilità di diagnosticare accuratamente questa patologia durante la vita, un obiettivo urgentemente necessario”. Lo studio evidenzia anche che la CTE viene spesso diagnosticata erroneamente come Alzheimer o non viene identificata: tra i casi analizzati, il 40% dei pazienti con diagnosi di demenza aveva ricevuto un’etichetta di Alzheimer senza conferma autoptica, mentre un ulteriore 38% non aveva una causa definita.
Solo le forme gravi sono collegate alla demenza
I dati indicano che solo i casi avanzati di CTE (stadi III e IV) sono legati alla demenza. Le forme iniziali (stadi I e II) non mostrano associazione con deficit cognitivi, declino funzionale o alterazioni dell’umore. “Solo la CTE grave ha una connessione chiara con la demenza, fornendo una distinzione essenziale per ricercatori, operatori sanitari e famiglie”, osserva Richard Hodes, direttore del National Institute on Aging. La ricerca sottolinea l’importanza di distinguere la CTE da altre cause di demenza durante la vita e di sviluppare strumenti di diagnosi precoce. inoltre, i cambiamenti di umore o comportamento spesso attribuiti alla CTE potrebbero derivare da altri effetti dei traumi cranici o da fattori medici e ambientali non correlati. Questi risultati contribuiscono a delineare un quadro più chiaro dell’impatto dei traumi cranici sul cervello e offrono indicazioni fondamentali per monitorare gli atleti e chiunque sia esposto a colpi ripetuti alla testa.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato