Salute 28 Gennaio 2026 08:54

Depressione, stimolare il cervello dall’esterno funziona e genera risparmio per il SSN

Uno studio pubblicato su BMJ Mental Health mostra che la stimolazione magnetica transcranica può ridurre i sintomi, alleggerire il carico sui caregiver e generare risparmi per il sistema sanitario

di Isabella Faggiano
Depressione, stimolare il cervello dall’esterno funziona e genera risparmio per il SSN

La depressione maggiore continua a essere una delle sfide più pesanti per la salute pubblica globale. È tra le principali cause di disabilità nel mondo e il suicidio legato alla depressione rappresenta ancora una delle prime cause di morte nella fascia tra i 15 e i 49 anni. Eppure, nonostante antidepressivi e psicoterapia funzionino per circa due terzi dei pazienti, resta un terzo che non risponde adeguatamente alle terapie di prima e seconda linea: è la cosiddetta depressione resistente al trattamento. Ed è proprio qui che entra in gioco una strategia sempre più discussa: la stimolazione magnetica transcranica.

Una terapia indolore che stimola il cervello dall’esterno

La stimolazione magnetica transcranica (TMS) è una tecnica non invasiva che utilizza impulsi magnetici per attivare specifiche aree corticali implicate nella depressione. Il trattamento avviene in regime ambulatoriale, con una sonda applicata sulla parte sinistra della testa, e prevede in genere 20–30 sedute nell’arco di 4-6 settimane. È una terapia già approvata nel Regno Unito dal 2015 e considerata sicura ed efficace. Ma fino a oggi, uno dei principali ostacoli alla sua diffusione nei servizi pubblici è stato un dubbio cruciale: vale davvero l’investimento? A rispondere è uno studio pubblicato su BMJ Mental Health, condotto dalla Nottingham Clinical Trials Unit dell’Università di Nottingham, con il professor Richard Morriss.

“È arrivato il momento di investire nella neurostimolazione?”

L’analisi economica ha confrontato due protocolli di TMS — la stimolazione ripetitiva (rTMS) e la theta-burst intermittente (iTBS) — con il trattamento abituale fornito dai servizi specialistici di salute mentale. L’obiettivo era chiaro: capire se la TMS sia costo-efficace per il Servizio Sanitario Nazionale britannico e per la società nel suo complesso. Secondo i dati dello studio, entrambe le forme di stimolazione magnetica transcranica risultano convenienti dal punto di vista economico. Dal punto di vista dei servizi sanitari, rTMS e iTBS hanno mostrato rapporti incrementali costo-efficacia di circa 12 mila sterline per QALY (anno di vita aggiustato per la qualità) rispetto alle cure standard, rientrando pienamente nelle soglie considerate accettabili dal sistema britannico. Ma è guardando alla prospettiva sociale che emergono i vantaggi più netti: la TMS riduce le ore di assistenza informale richieste ai caregiver e genera risparmi complessivi legati al recupero di produttività e alla riduzione dell’utilizzo dei servizi sanitari. In altre parole, non solo migliora la salute mentale, ma aiuta le persone a tornare al lavoro e alleggerisce la pressione su famiglie e sistema sanitario.

La variabile decisiva: come viene erogata la terapia

Un elemento centrale dello studio riguarda però l’organizzazione pratica. La costo-efficacia della TMS dipende molto dalle modalità di implementazione: con un’alta produttività e tempi rapidi di somministrazione, la probabilità che il trattamento sia conveniente arriva al 98%. Ma scende fino al 4% se l’erogazione è lenta e limitata a pochi pazienti. Il messaggio è chiaro: perché la TMS funzioni anche come investimento sanitario, deve essere integrata nei servizi in modo strutturato e su scala adeguata. Le conclusioni degli autori sono nette: le terapie di stimolazione magnetica transcranica migliorano gli esiti clinici, riducono il carico assistenziale e possono compensare i propri costi quando si considerano anche le perdite di produttività per la società. Per questo, rTMS e iTBS dovrebbero essere prese in considerazione per una più ampia implementazione clinica nei pazienti con depressione moderata-grave resistente ai farmaci, a patto che i servizi riescano a garantirne una somministrazione efficiente.

E in Italia? Una terapia riconosciuta, ma ancora poco accessibile

Anche in Italia la stimolazione magnetica transcranica è una terapia già disponibile e riconosciuta come opzione valida soprattutto nei casi di depressione resistente ai trattamenti farmacologici. I dispositivi utilizzati sono autorizzati in ambito europeo e diversi centri ospedalieri universitari e strutture specialistiche la impiegano nella pratica clinica. Tuttavia, l’accesso resta ancora limitato: la TMS non è diffusa in modo uniforme all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e nella maggior parte dei casi è offerta solo in pochi centri pubblici altamente specializzati o attraverso percorsi privati. Proprio per questo, anche in Italia cresce il dibattito sulla necessità di integrare più stabilmente la neurostimolazione tra le risorse disponibili nei servizi di salute mentale, per ampliare le possibilità terapeutiche nei pazienti che non rispondono alle cure tradizionali.


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