One Health 27 Gennaio 2026 12:00

Aviaria, allarme H5N1: Bassetti chiede test rapidi e vaccini, Rezza invita a prepararsi a ogni scenario

Dopo il caso della mucca positiva in Olanda cresce l’attenzione sull’H5N1. Bassetti reclama un approccio One Health con test diagnostici e farmaci. Rezza: “Non sappiamo se diventerà pandemico, ma dobbiamo essere pronti: i vaccini possono essere adattati rapidamente al ceppo circolante”

di Viviana Franzellitti
Aviaria, allarme H5N1: Bassetti chiede test rapidi e vaccini, Rezza invita a prepararsi a ogni scenario

Dalla morte di un gatto positivo all’influenza aviaria alla scoperta di anticorpi in una mucca da latte: è nei Paesi Bassi che si accende l’ultimo campanello d’allarme sull’H5N1 (influenza aviaria). Un segnale che riporta al centro del dibattito scientifico la capacità del virus di adattarsi ai mammiferi e, potenzialmente, di compiere nuovi salti di specie. Un rischio che, secondo gli esperti, impone prevenzione, preparazione, sorveglianza e coordinamento internazionale.

Il caso olandese: anticorpi H5N1 in una mucca

La morte di un gatto, risultato positivo all’influenza aviaria due giorni prima del decesso, ha fatto scattare i controlli e avviare le verifiche. L’animale proveniva da un allevamento di bovini da latte nella provincia della Frisia. A seguito della segnalazione, l’Autorità olandese per la sicurezza alimentare e dei prodotti di consumo (NVWA) ha avviato i controlli sui capi dell’azienda, individuando in una mucca la presenza di anticorpi contro il virus H5N1. È la prima volta fuori dagli Stati Uniti che viene documentata una precedente infezione da aviaria in bovini da latte. “Per quanto ne sappiamo, la presenza di anticorpi contro l’influenza aviaria non è mai stata dimostrata in precedenza nei bovini da latte in Europa”, hanno spiegato gli esperti dell’ente. Le analisi sul latte non hanno, però, rilevato virus attivo, né segnali di ulteriore diffusione nell’allevamento o in altre aziende.

Sorveglianza attiva e rischio contenuto

Secondo quanto riferito dalla ministra dell’Agricoltura olandese Femke Wiersma in una lettera al Parlamento, la mucca aveva manifestato in precedenza mastite e problemi respiratori, ma il latte non è entrato nella filiera alimentare. Inoltre, la pastorizzazione inattiva il virus, riducendo drasticamente il rischio per il consumo umano. I controlli sono proseguiti su tutti i bovini dell’azienda, così come sugli altri mammiferi presenti – cani, gatti e cavalli – risultati asintomatici. Anche il personale è stato sottoposto a test, senza riscontri di malattie simil-influenzali.

Bassetti: “L’aviaria ormai non è più solo aviaria. Trasmissione interumana solo questione di tempo”

Per Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, il quadro è chiaro: “Ormai l’influenza aviaria non ha più nulla di aviario, potremmo ribattezzarla bovina, suina, felina, canina, di tutti i mammiferi. È un virus che ha fatto il giro del mondo migliaia di volte”. La presenza di focolai in Europa conferma, secondo l’infettivologo, “un passaggio di specie continuo tra gli animali”. Da qui la richiesta di un cambio di passo: “Serve un approccio One Health con infettivologi, virologi, veterinari, epidemiologi, tutti insieme per intercettare i casi e poi vaccini – che già si stanno sviluppando – ma anche test diagnostici per l’uomo, rapidi e pronti da usare se ci dovesse essere la diffusione tra gli umani. E poi c’è il tema dei farmaci anti-aviaria. Non è lontana da noi, ma già tra noi”, avverte Bassetti, secondo cui “è solo una questione di tempo rispetto alla trasmissione interumana”. Il tutto, sottolinea, “nel momento in cui gli Stati Uniti si sfilano dall’Oms: serve la scienza, non il populismo”.

Rezza: “Non sappiamo se H5N1 sarà prossimo virus pandemico. Vaccini zoonotici disponibili ma corsa contro il tempo”

Più prudente nei toni, ma fermo sulla necessità di una pianificazione preventiva, Gianni Rezza, professore di Igiene e Sanità pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele, invita a non abbassare la guardia. “Non possiamo predire ciò che avverrà in futuro e non sappiamo se H5N1 potrà diventare il prossimo virus pandemico, ma dobbiamo comunque prepararci a qualsiasi scenario”, sottolinea. Un elemento di relativa rassicurazione, secondo Rezza, è rappresentato dalla disponibilità di vaccini pre-pandemici e zoonotici già esistenti, che consentirebbero di intervenire rapidamente. “Nel caso H5N1 dovesse iniziare a circolare fra gli umani, basterà adattare quei vaccini al ceppo circolante e produrli su ampia scala”, spiega. Un’ipotesi che resta al momento remota, ma che richiederebbe una risposta immediata: Se mai dovesse accadere, e speriamo proprio di no, sarebbe comunque una corsa contro il tempo”.

Un virus ancora non ‘umano’

Dal 2003 sono stati identificati oltre 1.000 casi umani sporadici di aviaria, quasi sempre legati al passaggio diretto dall’animale all’uomo. Solo una volta, nel 2006 in Indonesia, si osservò una limitata catena di trasmissione interumana. Negli Stati Uniti, recenti infezioni tra operatori del settore lattiero-caseario – perlopiù lievi – sono state intercettate grazie a un sistema di sorveglianza molto efficiente. “Il virus – spiega Rezza – non ha ancora acquisito la capacità di trasmettersi in maniera efficiente da persona a persona”. Per diventare “un virus ‘umano’ dovrebbe acquisire mutazioni in grado di modificare la sua affinità recettoriale, essendo un virus di origine aviaria, ha attualmente affinità per i recettori della congiuntiva e del polmone, e non per quelli di naso e gola”. Non un’evoluzione scontata, ma possibile.

Calma, monitoraggio e preparazione

Il messaggio condiviso dagli esperti è chiaro: niente allarmismi, ma massima attenzione. La diffusione dell’H5N1 nei mammiferi aumenta le occasioni di adattamento del virus e rende essenziale una sorveglianza continua. Prepararsi oggi – con vaccini, test diagnostici rapidi, farmaci e coordinamento internazionale – è la chiave per non farsi trovare impreparati domani.

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