UniCamillus lancia Mip, il primo programma universitario dedicato alla prevenzione dell’infertilità maschile tra gli studenti, con screening sistematici, analisi biochimiche avanzate e percorsi personalizzati per intervenire precocemente sui fattori di rischio legati allo stile di vita e all’ambiente.
Il declino della fertilità maschile nei giovani italiani sta diventando un fenomeno allarmante. Tra i ragazzi tra i 18 e i 20 anni, la qualità dello sperma è calata di circa un quarto negli ultimi anni e oltre un terzo presenta già segnali di ipofertilità, mentre quasi il 12% è a rischio di infertilità futura. Una tendenza che si manifesta soprattutto nelle grandi città e che ha conseguenze dirette sul calo demografico nazionale.
Un progetto universitario unico nel suo genere
E’ quanto emerge dai dati del progetto Mip (Male Infertility Prevention), lanciato da UniCamillus, in collaborazione con i centri di medicina della riproduzione Alma Res e Villa Mafalda. Si tratta del primo screening sistematico sulla salute riproduttiva maschile rivolto alla popolazione studentesca. Il programma è coordinato dai docenti Barbara Tavazzi, presidente del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, e Giacomo Lazzarino, docente di Biochimica, che guidano un team multidisciplinare di ricercatori e specialisti impegnati nello studio della fertilità maschile.
L’infertilità maschile secondo l’OMS
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’infertilità come l’assenza di concepimento in una coppia dopo almeno 12 mesi di rapporti sessuali non protetti. Sebbene nella società l’attenzione sia spesso rivolta alle donne, l’infertilità colpisce anche gli uomini. E può derivare da insufficiente produzione di spermatozoi, anomalie morfologiche o funzionali degli stessi o alterata qualità biochimica del liquido seminale. Contrariamente a quanto comunemente si pensa, non riguarda solo gli uomini adulti: molti ragazzi presentano già alterazioni significative dello sperma, spesso legate a stili di vita poco salutari. Le cause più comuni includono:
Come spiega Lazzarino, intervenire su questi fattori può migliorare la fertilità maschile, recuperandola quando il danno non è strutturale.
Screening e percorsi personalizzati
Il progetto, attivo per tutto l’anno accademico 2025/2026, offre agli studenti di UniCamillus:
Si tratta di un approccio multidimensionale, applicato finora solo nei centri di fertilità per coppie, che viene per la prima volta esteso ai giovani in un contesto universitario.
Prevenzione come diritto umano
L’OMS considera l’accesso alle cure per l’infertilità un diritto umano, rivolto a coppie e individui che desiderano costruire una famiglia. Come sottolinea Tavazzi: “In un Paese che registra ogni anno nuovi minimi di natalità, ignorare il problema della fertilità maschile giovanile significa rinunciare alla prevenzione”. E il progetto Mip è anche un esempio concreto di Terza missione universitaria, traducendo l’impegno dell’ateneo verso la comunità. Da un lato porta alla luce un problema spesso ignorato, dall’altro offre strumenti reali per tutelare la salute riproduttiva dei giovani, diffondendo una cultura sanitaria più consapevole e promuovendo sia la responsabilità individuale sia la consapevolezza sociale su un tema centrale per il futuro demografico del Paese.