Salute 23 Gennaio 2026 11:41

Le dimensioni contano? Lo studio che sfata il luogo comune

I ricercatori dimostrano che non è solo un mito: tratti fisici maschili chiave determinano quanto un uomo viene giudicato desiderabile o temibile.

di Arnaldo Iodice
Le dimensioni contano? Lo studio che sfata il luogo comune

La forma e le dimensioni del corpo umano, così come quelle dei suoi organi sessuali, sono state oggetto di dibattito scientifico per oltre un secolo. Una delle domande che la comunità scientifica si è posta è: perché l’uomo ha un pene relativamente grande rispetto agli altri primati? Questo argomento tocca uno dei fenomeni più intriganti dell’evoluzione umana, in quanto collega caratteristiche fisiche a processi selettivi che operano sia attraverso la selezione sessuale intersessuale (attrattiva verso il sesso opposto) sia attraverso la selezione intrasessuale (competizione tra maschi).

Tradizionalmente, molti studi si sono concentrati su come il pene possa influire sulla competizione spermatica o su meccanismi post-copulatori. Tuttavia, le prove relative alla selezione pre-copulatoria, ovvero come tratti visibili influenzino l’attrattiva sessuale o la percezione della competizione, sono scarse, soprattutto negli esseri umani, dove gli organi sessuali non sono normalmente visibili.

Lo studio pubblicato il 22 gennaio 2026 su PLOS Biology, dal titolo “Experimental evidence that penis size, height, and body shape influence assessment of male sexual attractiveness and fighting ability in humans”, affronta proprio questa lacuna, proponendo un approccio sperimentale diretto per misurare come tre tratti fisici (dimensione del pene, altezza e rapporto spalle-bacino) influenzino le percezioni di attrattività sessuale e capacità di competizione fisica. Per farlo, i ricercatori hanno usato figure umane generate al computer che variavano in modo controllato lungo questi tre assi, eliminando la covariazione naturale tra tratti e consentendo una valutazione causale delle loro influenze individuali e combinate.

Metodologia e progettazione sperimentale

Lo studio ha coinvolto 343 figure maschili generate digitalmente, ognuna con combinazioni uniche di penis size, altezza e rapporto spalle-bacino, in modo da garantire un set completo di variazioni possibili tra i tre tratti principali. Queste figure venivano presentate agli osservatori sia in persona che online in forma animata ruotante, per simulare percezioni visive più realistiche e tridimensionali.

I partecipanti (oltre 800 uomini e donne) erano assegnati a uno dei seguenti compiti: valutare l’attrattività sessuale dei modelli maschili, giudicare quanto un modello fosse desiderabile o minaccioso come rivale sessuale o valutare la capacità di combattimento percepita nei rivali. Questo disegno ha permesso di separare le valutazioni tra attrattività femminile e percezioni maschili di competizione, in modo da fornire una visione sfaccettata di come i tratti fisici influenzino diverse dimensioni della selezione sessuale.

I dati raccolti sono stati analizzati con modelli di selezione multivariata, standard in biologia evolutiva, in modo da consentire ai ricercatori di stimare l’influenza lineare, quadratica e interattiva di ciascun tratto sulla valutazione dei soggetti osservatori. Questo approccio quantitativo ha permesso di trasformare semplici valutazioni soggettive in misure comparabili di selezione potenziale.

Risultati: trait fisici e selezione sessuale

I risultati dell’esperimento rivelano effetti coerenti e significativamente positivi della maggiore altezza, della forma del corpo più “a V” e della maggiore dimensione del pene sulle valutazioni di attrattività e competizione. Più specificamente, sia nei giudizi di attrattività da parte delle partecipanti femminili sia nelle valutazioni maschili di competizione, gli uomini rappresentati come più alti, con un corpo a V e un pene più grande risultavano considerati più desiderabili e più competitivi o minacciosi rispetto ai modelli con le stesse caratteristiche in valore medio o basso.

Uno dei risultati più innovativi è legato alla percezione maschile della competizione: i partecipanti uomini consideravano rivali con pene più grande non solo più attraenti alle donne, ma anche più pericolosi in un confronto fisico. Questo suggerisce che la dimensione del pene possa avere un ruolo come segnale sociale di status o competitività, oltre alle funzioni legate alla riproduzione diretta.

Inoltre, i risultati sono stati consistenti sia nelle presentazioni dal vivo sia in quelle online, confermando che l’effetto di questi tratti non dipende strettamente dal modo di presentazione visiva. Questi dati forniscono delle prime evidenze sperimentali robuste di selezione pre-copulatoria diretta su tratti estremi, al di là delle usuali correlazioni con altri aspetti fisici o comportamentali.

Implicazioni evolutive e conclusioni principali

Le conclusioni di questo studio spingono la comunità scientifica a riconsiderare il ruolo di alcuni tratti anatomici nell’evoluzione umana, suggerendo che caratteristiche tradizionalmente considerate marginali o secondarie (come la dimensione del pene) potrebbero invece essere soggette a pressioni selettive pre-copulatorie significative, agendo sia attraverso l’attrattività femminile sia attraverso la competizione maschile.

Questo riconcilia in parte teorie evolutive classiche, che evidenziavano come tratti estremi siano spesso il risultato di combinazioni di selezione naturale, sessuale e sociale. Nel caso umano, tali tratti non solo possono riflettere adattamenti diretti alla riproduzione, ma essere anche usati come segnali sociali nelle dinamiche di competizione e status tra maschi.

Infine, lo studio apre nuove direzioni di ricerca: la possibilità di esplorare come questi effetti si manifestano in diverse culture, età o condizioni socio-ambientali, oppure di investigare i meccanismi psicologici alla base delle percezioni osservate.

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