Advocacy e Associazioni 12 Gennaio 2026 11:49

Equità in sanità: la medicina di genere entra nell’agenda strategica del Paese

Le evidenze scienifiche mostrano come un approccio “genere-sensibile” possa cambiare i percorsi di cura. 

di Redazione
Equità in sanità: la medicina di genere entra nell’agenda strategica del Paese

L’equità tra uomini e donne in sanità non è più solo un tema culturale, ma una leva strategica per la qualità del Servizio sanitario nazionale. A ricordarlo è l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che, con il numero di inizio 2026 della newsletter dedicata alla medicina di genere, richiama istituzioni, professionisti e cittadini alla responsabilità di integrare stabilmente questo approccio in prevenzione, diagnosi e cura.

La newsletter ISS: la medicina di genere come “bene per il Paese”

Nell’ultimo aggiornamento di EpiCentro, il portale di epidemiologia per la sanità pubblica dell’ISS, la newsletter sulla medicina di genere si apre con un editoriale che insiste sul “valore strategico della medicina di genere per il bene del Paese”. L’idea di fondo è chiara: tenere conto delle differenze biologiche (sesso) e socio-culturali (genere) non è un optional teorico, ma una condizione per usare meglio le risorse, rendere le cure più efficaci e ridurre le disuguaglianze di salute.

La newsletter – frutto del lavoro del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’ISS, in collaborazione con il Gruppo Italiano Salute e Genere (GISeG) e il Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere – conferma la volontà di costruire una comunità di professionisti e decisori sempre più competente sul tema.

Gravidanza, obesità, cervello: perché il genere cambia il modo di curare

Il numero di gennaio 2026 offre esempi concreti di cosa significhi “medicina di genere” nella pratica:

  • Focus scientifico: il ruolo di stress e dieta in gravidanza sullo sviluppo del cervello di maschi e femmine alla nascita. Comprendere in che modo i fattori ambientali agiscano in maniera differenziata permette di immaginare strategie di prevenzione più mirate nella salute materno-infantile.
  • Focus clinico: l’impiego delle incretine nel trattamento dell’obesità, analizzato in un’ottica di genere. La stessa terapia può avere efficacia e profili di rischio diversi in uomini e donne: protocolli pensati come “neutri” rischiano di risultare sub-ottimali o poco equi.

Si tratta di due aree ad alta priorità per la sanità pubblica – gravidanza e malattie metaboliche – che mostrano come l’approccio di genere debba entrare sin dalla progettazione degli studi clinici, per poi tradursi in linee guida e percorsi diagnostico-terapeutici.

Dal quadro normativo al Piano nazionale: l’Italia “apripista” in Europa

La newsletter si inserisce in un percorso avviato con l’articolo 3 della Legge 3/2018, che per la prima volta ha previsto l’applicazione e la diffusione della medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale mediante attività di divulgazione, formazione e individuazione di pratiche sanitarie sensibili al genere.

Su questo mandato è nato il Piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere, adottato nel 2019 dal Ministero della Salute e approvato in Conferenza Stato-Regioni, che ha reso l’Italia uno dei primi Paesi europei a formalizzare l’inserimento della dimensione di genere nelle politiche sanitarie.

Il Piano individua quattro aree principali di intervento:

  1. Percorsi clinici di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione;
  2. Ricerca e innovazione, con particolare attenzione alla progettazione di studi che considerino sesso e genere;
  3. Formazione iniziale e continua degli operatori sanitari;
  4. Comunicazione e informazione rivolte alla popolazione generale e ai pazienti.

Trasversali a queste aree sono alcuni principi: approccio intersettoriale, sostegno alla ricerca basata sulle differenze di genere, rafforzamento dell’insegnamento della medicina di genere nei curricula universitari e nella formazione ECM, promozione di un’informazione corretta e accessibile ai cittadini.

Il ruolo dell’ISS: osservatorio, monitoraggio e formazione

La stessa Legge 3/2018 prevede l’istituzione, presso l’ISS, di un Osservatorio per la medicina di genere, con il compito di coinvolgere IRCCS, AIFA, Agenas e altri soggetti istituzionali. Obiettivo: garantire l’avvio e il monitoraggio delle azioni del Piano e fornire annualmente al Ministro della Salute i dati da presentare alle Camere.

In questo quadro, la newsletter svolge tre funzioni strategiche:

  • mette in rete esperienze, studi e buone pratiche nazionali e internazionali;
  • offre strumenti di aggiornamento operativo per clinici, ricercatori e decisori;
  • contribuisce a creare una cultura condivisa sulla salute “genere-sensibile”.

Il Centro di riferimento dell’ISS non si limita tuttavia alla produzione di contenuti informativi: lavora alla definizione di raccomandazioni, alla predisposizione di documenti tecnico-scientifici per le istituzioni, allo sviluppo di percorsi formativi e alla costruzione di indicatori per misurare l’integrazione della prospettiva di genere nelle politiche sanitarie.

Dall’alta strategia ai percorsi di cura: cosa cambia per cittadini e pazienti

Il messaggio che emerge dal combinato di normativa, Piano e iniziative ISS è che la medicina di genere non è una nicchia per addetti ai lavori, ma un criterio che può cambiare concretamente la vita dei pazienti. Alcuni esempi:

  • Prevenzione mirata: programmi di screening e campagne di educazione sanitaria modulati per genere, età e contesto sociale possono aumentare l’adesione e ridurre i ritardi diagnostici.
  • Terapie più appropriate: considerare le differenze di genere nella risposta ai farmaci – inclusi gli eventi avversi – significa ridurre rischi, migliorare efficacia e ottimizzare l’uso delle risorse.
  • Percorsi personalizzati: in aree come le malattie cardiovascolari o la salute mentale i sintomi possono manifestarsi in modo diverso in uomini e donne; ignorare queste differenze espone al rischio di sottodiagnosi o diagnosi tardive in uno dei due gruppi.

La piena attuazione del Piano nazionale e la continuità di strumenti come la newsletter dell’ISS possono quindi rafforzare un modello di sanità pubblica in cui “equità” non significa distribuzione uniforme, ma capacità di riconoscere e governare le differenze per garantire a ciascuno la cura più appropriata.

Una sfida di sistema

La medicina di genere, così come viene delineata dal quadro normativo e dagli strumenti operativi esistenti, è una sfida di sistema:

  • per le istituzioni, chiamate a tradurre i principi in atti programmatori, PDTA e sistemi di monitoraggio;
  • per i professionisti, che devono aggiornare competenze e pratiche rivedendo, quando necessario, abitudini consolidate;
  • per università e enti formatori, che devono integrare stabilmente questi contenuti nei percorsi di studio e nella formazione continua;
  • per cittadini e associazioni di pazienti, che possono svolgere un ruolo di advocacy e di controllo civico sull’effettiva applicazione dell’approccio di genere.

L’ISS, con il lavoro del Centro di riferimento e dell’Osservatorio, mette a disposizione una cornice tecnico-scientifica chiara. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa cornice in prassi quotidiana in ambulatori, reparti e servizi territoriali, perché la differenza di genere diventi davvero una leva di qualità e non un ulteriore fattore di disuguaglianza.

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