Salute 25 Novembre 2025 15:32

AI e diagnosi genetiche, popEVE: il modello che “vede” le mutazioni più pericolose prima ancora che esistano

Con un semplice sequenziamento del DNA del paziente, popEVE individua e classifica le mutazioni potenzialmente responsabili della malattia, anche se mai osservate prima

di Isabella Faggiano
AI e diagnosi genetiche, popEVE: il modello che “vede” le mutazioni più pericolose prima ancora che esistano

Una persona su due affetta da una malattia rara non ottiene mai una diagnosi chiara. È un dato che pesa sulla vita dei pazienti, sulle loro famiglie e sul sistema sanitario, che spesso deve navigare tra esami complessi, referti inconcludenti e lunghi percorsi di esclusione. Ora, uno studio pubblicato su Nature Genetics apre una strada completamente nuova grazie a popEVE, un modello di intelligenza artificiale capace di identificare quali mutazioni nelle proteine umane sono realmente pericolose, anche quando non compaiono in nessun database clinico o genetico. Il modello nasce da un’intuizione potente: sfruttare l’esperimento evolutivo più lungo della storia, quello della vita sulla Terra. Usando dati provenienti da centinaia di migliaia di specie e combinandoli con la variabilità genetica umana, popEVE “impara” quali zone delle proteine sono essenziali e intoccabili, e quali possono tollerare modifiche innocue.

Come funziona popEVE

Ogni persona porta nel proprio genoma migliaia di varianti genetiche. La maggior parte è innocua, altre invece può causare malattie gravi, talvolta mortali. Il problema? Capire quali mutazioni siano davvero dannose non è per nulla semplice, soprattutto quando non esiste nessun altro caso clinico simile con cui confrontarsi. Gli strumenti esistenti predicono spesso se una mutazione è “probabilmente patologica”, ma raramente riescono a dire quanto lo sia e non permettono un confronto tra geni diversi. popEVE cambia completamente approccio:

  • esamina 20.000 proteine umane
  • valuta la tolleranza di ogni aminoacido al cambiamento
  • combina i dati evolutivi con enormi database umani come gnomAD e UK Biobank
  • confronta mutazioni di geni diversi sulla stessa scala di gravità

Per i clinici significa avere, per la prima volta, una mappa delle varianti dal più innocuo al più potenzialmente devastante, senza bisogno del DNA dei genitori o della famiglia, un vantaggio enorme nei sistemi sanitari dove il tempo e le risorse sono limitate.

La prova sul campo: 31mila famiglie e un’accuratezza del 98%

Per testare popEVE, i ricercatori hanno analizzato i genomi di 31mila famiglie con bambini colpiti da gravi disturbi dello sviluppo. Il risultato è sorprendente: nel 98% dei casi, popEVE ha identificato correttamente la mutazione responsabile, ha superato modelli d’avanguardia come AlphaMissense di DeepMind e ha individuato 123 nuovi geni potenzialmente associati a malattie dello sviluppo. Di questi, 104 erano presenti in uno o due pazienti, casi troppo rari per qualunque metodo tradizionale. Molti dei nuovi geni sono attivi nel cervello in sviluppo e interagiscono fisicamente con proteine già note per il loro ruolo in malattie neurodevelopmentali. Un risultato che gli autori definiscono “un cambio di paradigma nella genetica clinica”.

Un algoritmo più equo: meno falsi allarmi per i pazienti non europei

Una nota importante, spesso trascurata: la maggior parte dei database genetici mondiali contiene soprattutto dati di persone con ascendenza europea. Questo porta altri strumenti a segnalare come “potenzialmente pericolose” varianti semplicemente sconosciute, non perché davvero dannose. popEVE, invece, considera allo stesso modo tutti i varianti umani, senza penalizzare chi appartiene a popolazioni meno rappresentate. “Nessuno dovrebbe ricevere un risultato allarmante solo perché la sua comunità è poco presente nei database – afferma Jonathan Frazer del CRG -. popEVE aiuta a correggere questa distorsione”.

Non è un oracolo, ma un nuovo strumento nelle mani dei clinici

Gli autori sottolineano che popEVE:

  • interpreta solo mutazioni che modificano le proteine
  • non sostituisce il giudizio clinico
  • va usato insieme a storia medica, sintomi e valutazione specialistica

Il suo potenziale è, dunque, evidente: diagnosi più rapide, meno esami inutili, maggiore precisione e una nuova capacità di individuare geni malattia mai descritti prima.


Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
One Health

One Health in oncologia: la nuova frontiera della prevenzione incontra la sfida dell’antimicrobico-resistenza

L’approccio One Health si propone come nuovo paradigma per affrontare le grandi sfide della sanità pubblica. Dalla seconda puntata di Health Serie di Homnya, un confronto tra esperti per ...
di Marzia Caposio
Advocacy e Associazioni

ANGSA: legge Caregiver passo avanti importante ora superare le criticità 

Secondo l'Associazione la riforma, pur ponendo le basi per un riconoscimento normativo, sembra partire con il "freno tirato"
di Redazione
Advocacy e Associazioni

Caregiver familiari, approvato il disegno di legge dal Consiglio dei Ministri

Tutele, riconoscimento e risorse per chi si prende cura dei propri cari
di Redazione
Nutri e Previeni

Prevenzione cardiovascolare: il ruolo dei nutraceutici nella gestione della dislipidemia lieve e moderata

Dai limiti degli esami negli under 40, all’uso mirato dei nutraceutici, passando per il valore della prevenzione primaria e l’importanza delle nuove linee guida ESC 2025: un quadro aggiorn...
di Marzia Caposio
Advocacy e Associazioni

Terapie a rischio dopo i 12 anni? L’inchiesta di Sanità Informazione e il sondaggio Anffas

Dopo le segnalazioni di genitori riguardo all’interruzione delle terapie riabilitative per i figli con disabilità in adolescenza, raccolte da Sanità Informazione sui social media, ...
di Isabella Faggiano