Non Categorizzato 25 Ottobre 2016 11:18

Il “Salvabanche” gli toglie 50mila euro, imprenditore ternano fa ricorso

Ritrovarsi con 50mila euro in meno da un giorno all’altro. Precisamente il 22 novembre 2015, quando quasi un miliardo e mezzo di euro è andato in fumo in seguito all’approvazione, da parte del Governo, del Decreto “Salvabanche”. Un’ingiustizia (anzi, una «fregatura», come la chiama Giuseppe Alunni, imprenditore ternano da anni nel settore delle forniture tecniche […]

Ritrovarsi con 50mila euro in meno da un giorno all’altro. Precisamente il 22 novembre 2015, quando quasi un miliardo e mezzo di euro è andato in fumo in seguito all’approvazione, da parte del Governo, del Decreto “Salvabanche”. Un’ingiustizia (anzi, una «fregatura», come la chiama Giuseppe Alunni, imprenditore ternano da anni nel settore delle forniture tecniche e industriali) che non può restare impunita. Perché lui e la sua azienda, così come centinaia di altri risparmiatori, hanno deciso di investire un po’ di denaro in obbligazioni subordinate di Banca Marche (uno dei quattro istituti che il “Salvabanche” ha, per l’appunto, salvato dal fallimento), considerate sicurissime e, dunque, a basso rendimento. Il problema, però, è che in seguito a quanto accaduto agli istituti (gli altri tre sono Banca Marche, Carichieti e Cariferrara), si è deciso di prendere il necessario dagli investitori per non farli fallire.

«In realtà – ha spiegato l’imprenditore al giornale “Umbriaon” – la banca con maggiori problemi era la Popolare dell’Etruria, mentre le altre avrebbero potuto avviare una ristrutturazione interna senza assorbire il capitale degli investitori. Così non è stato e i due decreti legge 80 e 81 successivamente emanati dal governo, impediscono di fatto l’azione legale da parte de risparmiatori verso i ‘vecchi’ amministratori delle banche in questione e, al tempo stesso, chi ha partecipato direttamente alle ‘ristrutturazioni’ è tenuto a rispettare il segreto di Stato, in palese violazione della Costituzione».

Ad un anno da quei fatti, ancora «non c’è stato alcun tipo di rimborso» e la fiducia di molti risparmiatori di ricevere un qualche tipo di risarcimento è crollata: «Il punto – continua Alunni – è che non esistono decreti attuativi su questo punto e il governo ha anche ‘bollato’ come speculatori gli obbligazionisti. Cosa che, a giudicare dai rendimenti di quei titoli, è assolutamente falsa».

Ma Alunni non è nuovo a questo tipo di problemi: già in passato ha avuto modo di agire contro banche e istituti per usura bancaria e anatocismo, due piaghe che continuano a costare molto caro agli ignari correntisti, che sempre più spesso fanno ricorso per ottenere giustizia. «Intendo fare tutto ciò che serve – spiega ancora Alunni –, qualsiasi forma di protesta ed azione, legale ovviamente, per ottenere giustizia. Mi muoverò autonomamente anche se questo è un tema che interessa tanti e spero che ognuno avverta l’esigenza di far sentire la propria voce. Parliamo di temi centrali per la vita dei cittadini e delle imprese: essere trattati come carne da macello non ci sta più bene ed è ora di spazzare l’aria di omertà che si respira su questioni apparentemente ‘intoccabili’ al pari delle persone che hanno causato questi disastri».

 

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