Stop Ingiustizie Bancarie 28 Giugno 2016

Mutui: invece di pagare, maturi interessi. Succede in Danimarca, e in Italia?

Pagare il mutuo e ricevere un accredito da parte della banca. Possibile? Certo, se lo spread del mutuo a tasso variabile è inferiore al tasso di indicizzazione. Ed è accaduto veramente. In Danimarca una coppia di coniugi ha ricevuto, al termine del primo trimestre di pagamento di un mutuo contratto con una banca locale, l’equivalente […]

Pagare il mutuo e ricevere un accredito da parte della banca. Possibile? Certo, se lo spread del mutuo a tasso variabile è inferiore al tasso di indicizzazione. Ed è accaduto veramente. In Danimarca una coppia di coniugi ha ricevuto, al termine del primo trimestre di pagamento di un mutuo contratto con una banca locale, l’equivalente di 33 euro, ovvero 249 corone danesi. Certo, non una cifra che cambia la vita, ma ciò che colpisce è il concetto: la banca, per una volta, paga invece di ricevere soldi. Certo, negli ultimi tempi in particolare, di banche che pagano se ne sono viste a dozzine. Ma mentre in questi casi si è trattato di istituti condannati per irregolarità come anatocismo, mutui usurari o pubblicità ingannevole, in questo caso è un effetto fisiologico del momento storico ed economico che stanno vivendo l’Europa e, in generale, il mondo intero.

Nel caso specifico, nel momento in cui la coppia ha ricevuto il “rimborso”, il tasso della Danmarks Nationalbank (la Banca Centrale Danese) si trovava al – 0,65%. A fronte di uno spread inferiore, il tasso del mutuo è sceso al – 0,05%. Ma per capire bene ciò che sta succedendo bisogna mettere un po’ di fatti in ordine: i tassi usati più comunemente per i mutui a tasso variabile (e solo questi, motivo per cui non vanno presi in considerazione i mutui a tasso fisso) sono gli Euribor a 1, 3 e 6 anni. Ad inizio anno (precisamente, a febbraio 2016) la Banca d’Italia ha spiegato che, a partire dalla metà del 2015, i tassi Euribor hanno assunto valori di segno negativo. In caso di tassi negativi, lo spread per il cliente deve essere considerato a partire dal valore negativo (e dunque non da zero). La conseguenza è che la banca è costretta a restituire al soggetto che ha acceso il mutuo la somma pagata in più. Tutto ciò non accade se nel contratto è prevista una “Floor Clause”, ovvero una clausola di tasso minimo. Questa, per essere applicabile, deve essere pubblicizzata adeguatamente e deve essere inclusa nella documentazione di trasparenza che viene consegnata al cliente, oltre che nel contratto di mutuo. Insomma, al cliente di una banca dovrà essere restituito quanto pagato in più (relativamente al periodo in cui i tassi sono stati negativi) se il mutuo che ha acceso è a tasso variabile, se si tratta di Euribor a 1, 3 o 6 mesi negativo e se nel contratto non è presente la “Floor Clause”.

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