Speciale elezioni 2018 1 marzo 2018

Regionali Lazio, otto gli sfidanti di Zingaretti. Liste d’attesa e precariato al centro dei programmi sanità

Si accende la sfida per la Pisana a pochi giorni dal voto. Il presidente uscente: «Bene fine commissariamento, ora bisogna portare i risultati raggiunti dentro la vita del mondo sanitario. Parisi (centrodestra): «Serve razionalizzare la spesa e investire in tecnologie». Lombardi (M5S): «Abbatteremo liste d’attesa e avvieremo revisione intramoenia»

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La campagna elettorale per le elezioni politiche coincide anche con il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio. Il governatore uscente Nicola Zingaretti è sostenuto da una coalizione di centrosinistra che comprende Pd (nelle cui file corre Rodolfo Lena, presidente uscente della Commissione Politiche Sociali e Salute), Insieme, +Europa, Liberi e Uguali, Lista Civica Nicola Zingaretti e Centro Solidale per Zingaretti. Per la riconferma se la dovrà vedere con ben otto pretendenti: Stefano Parisi, candidato del centrodestra, già candidato alla guida del comune di Milano, ha il sostegno di Forza Italia (nelle cui file corre il consigliere uscente e farmacista Stefano De Lillo), Lega, Fratelli d’Italia, Energie per l’Italia, Noi con l’Italia-Udc. Il M5S schiera Roberta Lombardi (in corsa tra i pentastellati anche l’uscente Davide Barillari). Sergio Pirozzi è appoggiato dalla lista civica che porta il suo nome (nota anche come lista dello ‘scarpone’) e dalla ‘Lista Nathan’. La Civica Popolare del ministro Lorenzin prova a conquistare la Regione con Jean-Leonard Touadì, ex assessore a Roma della giunta Veltroni e ex deputato per l’Italia dei Valori. Casapound punta su Mauro Antonini. Anche Potere al Popolo si affida a un suo candidato, Elisabetta Canitano. C’è poi ‘Riconquistare l’Italia’, il cui candidato governatore è Stefano Rosati. Infine, la Democrazia Cristiana candida Giovanni Paolo Azzaro, ex assessore ai Servizi Sociali a Roma con la giunta Carraro.

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Nicola Zingaretti, dopo cinque anni di governo, chiede agli elettori la riconferma, forte anche dell’annunciata fine del commissariamento della sanità nel Lazio.

«Vogliamo portare a compimento il programma di stabilizzazione dei precari – annuncia a Sanità Informazione Zingaretti – perché soprattutto chi lavora nella sanità non può essere precario e faremo di tutto per spendere finalmente i 700 milioni di euro che abbiamo recuperato sull’edilizia sanitaria. Perché aver finito il commissariamento è un primo risultato, ora bisogna portare i risultati dentro la vita del mondo sanitario». Altra priorità del presidente Zingaretti sono le liste d’attesa. «Abbiamo iniziato a lavorarci – spiega – Sono una vergogna, figlia di laboratori che chiudevano troppo presto, di macchinari troppo vecchi, di antiquati metodi di iscrizione alle liste. Noi abbiamo già investito 10 milioni, già c’è una leggera inversione di tendenza. Oggi si possono eliminare perché c’è più lavoro, ci sono più soldi per i macchinari e, soprattutto, cito ad esempio il protocollo con i medici di medicina generale: ora saranno i medici non solo a prescrivere delle analisi ma a doverle prenotare sul proprio computer. Possiamo dire che sta cambiando davvero tutto».

Tra i punti forti del programma sanità di Stefano Parisi la creazione, per alleggerire la pressione sui pronto soccorso, di un presidio ambulatoriale h24, 7 giorni su 7, rilanciando il ruolo dei medici convenzionati con il criterio della presa in carico, lo sviluppo dell’assistenza domiciliare e l’aumento delle residenze per gli anziani.

«Bisognerà fare un gran lavoro – spiega Stefano Parisi a Sanità Informazione – perché in questi anni è stata persa l’occasione di avere un presidente della regione con poteri commissariali: l’unica cosa che è stata fatta è stata tagliare, tagliare servizi, 10mila tra medici e infermieri in meno. Il risultato è che oggi la sanità è solo per chi se lo può permettere, per persone ricche che possono andare in un ospedale privato o per chi conosce qualche medico per essere raccomandato. Altrimenti si devono affrontare liste di attesa lunghissime che rischiano di compromettere la vita delle persone». Parisi vuole affrontare anche il tema della precarietà. «Tanti lavoratori medici – sostiene l’ex city manager del Comune di Milano – hanno contratti a termine rinnovati di anno in anno se non di sei mesi in sei mesi o anche meno. Chiedono di poter avere una sanità nella quale si investe. Dobbiamo rilanciare il sistema sanitario del Lazio, farlo diventare un sistema modello. Si può fare, a parità di bilancio, senza buttare risorse, razionalizzando la spesa, investendo nelle tecnologie, portando l’assistenza sanitaria sul territorio attraverso uno sviluppo della medicina generale dei medici convenzionati, e poi dando assistenza agli anziani, facendo modo che le lungodegenze trovino luogo nelle RSA, insomma bisogna riorganizzare e ripensare la sanità».

Il tema delle liste d’attesa è al centro anche della campagna elettorale di Roberta Lombardi che, dopo una legislatura alla Camera, tenta la scalata alla Pisana. «Abbatteremo drasticamente le liste di attesa – annuncia a Sif – attraverso un programma in cinque punti che si basa fondamentalmente sulla rivitalizzazione dei servizi della sanità istituzionale, quindi la sanità pubblica. Riparametrare l’intramoenia in base a quella che è la prestazione istituzionale, andare a vietare l’intramoenia allargata che sfugge dal controllo del controllore che è la Regione e andare a pubblicare dei bilanci trasparenti. E vogliamo aprire tutte le agende di tutti gli accreditamenti pubblici e privati». Il tema della carenza dei medici (ne andranno in pensione più di 80mila nei prossimi 10 anni) è sotto la sua lente di ingrandimento. «Partiamo dal dato che nel Lazio ci sono 8mila medici in meno rispetto a quello che sarebbe il fabbisogno. È un processo che è già in corso e che la politica ha favorito. Perché si va verso un concetto di sanità privata in cui solo le persone abbienti possono curarsi, un po’ come il sistema sanitario americano purtroppo, che si basa tutto sul sistema della sanità privata e delle assicurazioni private. Noi abbiamo invece la ferma volontà di ricominciare a dare sanità accessibile pubblica facendo lavorare meglio i professionisti presenti, andando a fare una sinergia con le università per la formazione dei nuovi professionisti, stabilizzare quelli che attualmente lavorano in modo che non siano costretti a doversene andare all’estero».

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