Europee 2019 9 Maggio 2019

Europee, Pietro Bartolo (PD): «Medici sotto attacco, difesa della professione è priorità. I migranti ultimo problema dell’Italia…»

Da sempre in prima linea nel soccorso ai migranti a Lampedusa, il dottor Bartolo racconta a Sanità Informazione il suo ingresso in politica: «Campagna continua di propaganda da parte di chi è oggi al Governo, ma in realtà i problemi dell’Italia sono ben altri. I migranti possono essere una ricchezza»

di Giovanni Cedrone e Viviana Franzellitti

Domenica 26 maggio gli italiani voteranno per eleggere i propri rappresentanti a Strasburgo. Tra i candidati alle elezioni europee nelle liste del Partito democratico – per le circoscrizioni Italia centrale e Italia insulare – c’è anche Pietro Bartolo, medico che dirige il poliambulatorio di Lampedusa e che da oltre 25 anni accoglie, cura e ascolta i migranti.

Grande esempio di umanità, forza e coraggio, il suo impegno civile gli è valso la partecipazione al film-documentario “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi che ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino e ha ottenuto una candidatura nella categoria “Miglior Documentario” agli Oscar 2017. Inoltre ha partecipato al progetto Sanità di Frontiera – Osservatorio Internazionale sulla Sanità che, tra le altre cose, forma i medici nella gestione della salute dei migranti.

Come spiega ai microfoni di Sanità Informazione, Bartolo scende in politica perché crede fermamente che l’Europa debba affrontare e gestire «con intelligenza, razionalità e lungimiranza» la più grande emergenza umanitaria dei nostri tempi. E l’Italia deve ripartire dalla lotta alla disoccupazione e alla povertà e ristrutturare una sanità ormai sotto continui e ingiustificati attacchi.

Dottor Bartolo, quali sono i motivi che l’hanno spinta a candidarsi?

«I motivi che mi hanno spinto a candidarmi sono chiaramente legati al fenomeno dell’immigrazione di cui io mi occupo fino dal 1991. Ho visto tante cose brutte: ho visto chi sono queste persone, perché vengono, le loro sofferenze e da cosa scappano. Sono persone come noi, di cui mi sono preso cura dal primo momento. Ho anche capito, allo stesso modo, che bisognava fare qualcosa a livello politico. Ecco, questo è il motivo per cui mi candido alle europee, perché credo che l’Europa debba affrontare questo fenomeno con intelligenza, razionalità e lungimiranza in considerazione del fatto che queste persone possono essere effettivamente un’opportunità, una ricchezza, un aiuto per l’Europa. Anche se oggi vengono definiti come “mostri” che vengono ad insidiare la nostra sicurezza e i nostri posti di lavoro. Noi sappiamo bene che sono persone che, purtroppo, sono state costrette a scappare via; stanno facendo adesso ciò che abbiamo fatto noi in passato, in giro per il mondo a cercare un po’ di fortuna e una vita migliore. Non ce lo dobbiamo dimenticare, dobbiamo dare l’opportunità a queste persone di poter vivere una vita dignitosa. Io vado in Europa non solo per questo; il problema dell’immigrazione, che in realtà non è un problema, non è la sola questione da bisogna affrontare in Italia. Anzi, forse è l’ultimo dei problemi. È stata fatta una campagna continua di propaganda da parte di chi è oggi al Governo ma in realtà i problemi dell’Italia sono ben altri. Disoccupazione, povertà, sanità. Queste sono le priorità da cui partire. C’è una sanità, un’ottima sanità che però va ristrutturata. Ci vuole un’attenzione maggiore verso i medici che sono ormai sotto attacco e rischiano in ogni momento della loro giornata lavorativa di essere attaccati da chi a tutti i costi da questi medici vuole non si sa che cosa. Garantire la professione medica da questo punto di vista è essenziale così come formare i medici per poter affrontare ogni tipo di problematica ed emergenza. Consulcesi, ad esempio, fornisce corsi di formazione per migliorare la situazione sanitaria dei migranti che si riversa anche sugli italiani».

Quali sono i maggiori problemi che affliggono l’Italia?

«Io credo che il problema maggiore che ha l’Italia sia la mancanza di lavoro. Non è necessario questo reddito di cittadinanza che condivido fino ad un certo punto. A chi può lavorare ed è povero dobbiamo dare lavoro: i nostri giovani laureati vanno fuori perché non trovano lavoro. Dobbiamo incentivare la possibilità di restare in Italia, dare stabilità e sicurezza per crearsi una famiglia e fare figli. Questo possiamo farlo solo facendo ripartire il lavoro, la chiave di volta che può risolvere tutti problemi dell’Italia».

Un’ultima battuta: ci sono migliaia di medici che aspettano di avere riconosciute le giuste somme per gli anni di specializzazione. Tutto nasce dalla mancata attuazione delle direttive Ue in materia. Cosa si può fare in Europa? È giusto che questi medici abbiano la giusta retribuzione?

«Certo, i medici specializzandi svolgono la professione medica anche durante il percorso di specializzazione, è lavoro e come tale deve essere pagato. E chi non lo è stato in precedenza, deve avere il risarcimento. È giusto che abbiano il rimborso».

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