Salute 5 febbraio 2018

Casa Internazionale delle donne a rischio chiusura: «Attacco al valore che rappresenta». L’intervista alla Presidente di “Essere Donna”

«Le donne lanciano segnali di disagio: “urla silenziose” che abbiamo il dovere di riconoscere. La tutela della salute femminile richiede un potenziamento dei servizi, non una sottrazione». Il punto di vista della dottoressa Elisabetta Maturi, psicoterapeuta della Casa di via della Lungara

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Dall’assistenza nelle fasi pre e post parto agli incontri di gruppo tra neomamme, passando per la psicoterapia donna-bambino fino ad arrivare a consulenze psicologiche per adolescenti e terapie di coppia. E poi incontri culturali, spettacoli musicali e teatrali, un centro nazionale e internazionale di accoglienza, supporto e promozione dei diritti. La Casa Internazionale delle donne di Roma è questo e molto altro: un punto di riferimento, un luogo “sicuro” per le tantissime donne che ogni giorno usufruiscono dei servizi che offre. Molti di questi, sono sostenuti  dall’associazione Essere Donna”; ne parla a Sanità Informazione la Presidente Elisabetta Maturi.

Dottoressa, cos’è “Essere Donna” e quali servizi offre all’interno della Casa internazionale delle donne?

«Ѐ un’associazione senza fine di lucro che opera all’interno della Casa: siamo un gruppo di professioniste (psicologhe, psicoterapeute, ostetriche e nutrizioniste) impegnate da anni nella prevenzione del disagio e nella tutela della “salute al femminile”. Offriamo informazioni, sostegno e cura alle donne nelle fasi caratterizzate da importanti cambiamenti dell’identità femminile (l’adolescenza, la maternità e la menopausa) ma anche assistenza a bambini ed adolescenti.

Come e perché è nata l’esigenza di creare un ambulatorio dedicato all’universo femminile?

«L’ambulatorio è un punto di riferimento per tutte le donne che vivono situazioni di difficoltà e di disagio: il 90% di loro sono italiane. Il nostro intento è stato sempre quello di rispondere alla richiesta di aiuto che arriva dalle donne stesse, soprattutto sulle problematiche di genere. “Urla silenziose” e segnali di disagio non solo personale ma “sociale”, che come operatori e come società dobbiamo essere in grado di cogliere e di interpretare, per poter intervenire in modo appropriato. Dalla nostra esperienza e dalla cronaca quotidiana è palese che bisogni negati o lasciati senza risposta, i segnali inviati dalle donne e non riconosciuti, possono portare a drammatiche conseguenze».

Parliamo degli adolescenti: la dipendenza da web colpisce sempre più i giovani (e non solo). Come si deve comportare un genitore?

«A causa del gap generazionale, oggi, i genitori degli adolescenti vengono “delegittimati”, in quanto “non esperti” dei nuovi media e la trasmissione educativa è bypassata dall’uso delle nuove tecnologie. Sono in aumento i casi di dipendenza dai social, con sintomi che vanno dai disturbi del sonno e stanchezza al calo del rendimento scolastico, fino ad arrivare all’isolamento o al cyberbullismo. C’è da dire anche che un uso scorretto dei social altera la percezione della realtà fornendone un’esperienza diversa: cambia la capacità di relazionarsi, valutare sé stessi e il tempo della riflessione e la capacità di concentrazione sono ridotte. Tutto questo crea un vuoto che si “compensa” con l’eterna connessione, il bisogno impellente di essere visti e apprezzati con i feedback positivi dei like. I genitori devono partecipare alle attività dei figli, esserne coinvolti, stabilendo “regole” per evitare di incorrere in rischi: come quando si insegna ad attraversare la strada»

La Casa internazionale delle donne rischia di chiudere per un debito pregresso con il Comune di Roma: qual è il suo pensiero?

«In un momento storico e sociale in cui aumentano in modo esponenziale tutte le forme di abuso e violenza sulle donne – fisica, sessuale, psicologica ed economica – due importanti realtà rischiano di chiudere: la Casa Internazionale delle Donne di Via della Lungara e il centro antiviolenza Lucha y Siesta di Via Tuscolana. La tutela della salute femminile ha importanti ricadute sul benessere della intera collettività; per questo, richiederebbe un potenziamento, non una sottrazione dei servizi: è necessaria un’attenzione maggiore alle politiche familiari – non solo bonus una tantum –  una progettualità indirizzata a valutare i rapidi cambiamenti sociali e culturali che tenga conto dei  bisogni mutati delle donne e delle ormai diverse composizioni familiari. La Casa rappresenta da oltre 30 anni una risorsa, un surplus per la città di Roma: per la funzione che svolge attraverso le persone che con forza, passione e costanza ci lavorano, la frequentano, la animano».

 

 

 

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