Mondo 26 Gennaio 2018

Cantù, la paziente non si fa visitare dal medico nero. Solidarietà dal comparto

È quanto accaduto ad Andi Nganso a Cantù, in Brianza: «Capisco lo stupore, ma se diventa razzismo o intolleranza è inaccettabile

Andi Nganso, 30 anni, è un medico originario del Camerun in servizio a Cantù, in Brianza. Qualche giorno fa, una paziente, dopo aver visto che il medico di guardia era nero, se n’è andata dicendo «non mi faccio visitare da un medico di colore». Il dottor Nganso ha commentato ironicamente l’accaduto pubblicando un post su Facebbok in cui ha ringraziato la paziente per avergli concesso 15 minuti liberi per un caffè. Il post è stato immediatamente commentato da decine di persone che gli hanno espresso la loro solidarietà e vicinanza.

Sull’episodio è intervenuto anche il nuovo Presidente della FNOMCeO Filippo Anelli: «Esprimiamo solidarietà al collega Andi Nganso. Il nostro Codice deontologico afferma a chiare lettere che il medico ha il dovere di tutelare la vita, la salute psicofisica, di trattare il dolore e alleviare la sofferenza senza discriminazione alcuna. Lo stesso ci aspettiamo dai pazienti, per un’alleanza terapeutica che sia veramente reciproca e paritaria, fondata sulla condivisione delle rispettive autonomie è responsabilità».

«Sono medico da due anni – ha commentato il dottore al Corriere della Sera – e capita di rendermi conto che i pazienti sono sorpresi e magari un po’ incerti davanti ad un medico nero, ma una reazione tanto violenta non mi era mai capitata prima e mi ha veramente spiazzato. Posso capire lo stupore, davvero, ma se diventa razzismo o intolleranza allora questo è inaccettabile». Il dottor Nganso è in Italia da quasi 12 anni ed ha realizzato il suo sogno di diventare un medico e aiutare gli altri lavorando per la Croce Rossa in diversi centri di accoglienza per migranti, tra cui anche Lampedusa.

«Non ci sono parole per definire l’episodio di razzismo che ha colpito Andi Nganso – interviene Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei medici di Roma -. È triste però constatare che ancora oggi c’è chi giudica in base al colore della pelle. Mi auguro di non dover più sentire episodi del genere».

«Siamo stanchi del ripetersi di gravi episodi di razzismo – gli fa eco il Professor Foad Aodi, Presidente di AMSI e Uniti per Unire -. Ci rincresce riscontrare che le discriminazioni nei confronti del personale medico di origine straniera sono aumentati del 30% sul posto di lavoro e in luoghi pubblici. E se il razzismo cresce in Italia dobbiamo domandarci il perché. In previsione delle elezioni  – prosegue  – chiediamo prima di tutto alla classe politica  italiana una maggior moderazione nell’utilizzo di  parole che sono già di per sé discriminanti e possono influenzare negativamente l’opinione pubblica nei confronti dei cittadini stranieri».

 

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