Lavoro 14 Gennaio 2020

«Mi sono licenziato dopo 11 anni ma nessuno mi ha chiesto perché…». Diventa virale lo sfogo di un medico su Facebook

Nel lungo post pubblicato nei giorni scorsi il dottor Luigi Milandri elenca i motivi per cui fare il medico in Italia è un lavoro che spesso non ripaga: «Ho scritto questo post perché avrei voluto gridare, con tutto il fiato che ho in corpo, queste cose a chi “governa” la sanità in Italia ma non è possibile»

Immagine articolo

«Mi sono licenziato. Dopo 11 anni […]. La più grande delusione è che nessuno (non mi riferisco ai colleghi) mi ha chiesto PERCHÉ, perché a quasi 50 anni con un bagaglio di esperienza e conoscenze da trasmettere ai più giovani ho deciso di mollare. E non sono il solo…». Sono questi alcuni dei passaggi più duri e tristi del lungo post che il dottor Luigi Milandri, specializzato in Ortopedia e Traumatologia presso l’Università degli Studi di Milano, ha scritto in occasione del suo ultimo giorno di lavoro presso l’USL della Romagna. Uno sfogo, un grido di sofferenza e di allarme che non riguarda una sola persona, ma tutta la categoria. Perché i problemi che ha dovuto affrontare il dottor Milandri in questi anni (turni massacranti, eccessiva burocratizzazione, crescente mancanza di rispetto da parte dell’utenza, ecc.) li conoscono molto bene tutti gli operatori sanitari che ogni giorno prestano servizio presto il nostro Ssn. «Ho scritto questo post – conclude il dottor Milandri – perché avrei voluto gridare, con tutto il fiato che ho in corpo, queste cose a chi “governa” la sanità in Italia ma non è possibile. Condividete questo post magari potrebbe arrivare a qualcuna di queste persone e innescare qualche riflessione». E il suo messaggio ha colpito nel segno, visto che il messaggio ha fatto il giro delle bacheche della stragrande maggioranza di chi lavora o ha a che fare con il Servizio sanitario. Riproponiamo qui di seguito il post nella sua interezza.

 

«Il 31/12/19 è stato il mio ultimo giorno di lavoro all’USL della Romagna. Mi sono licenziato. Dopo 11 anni. Ho pubblicato questa foto (lavoravo ancora a Faenza prima del trasferimento a Lugo) perché rappresenta quello che sono stati per me questi 11 anni: abnegazione, sacrificio e passione. Nello specifico avevo una grave infezione e se non mi facevo degli antibiotici in vena mi risultava difficile anche solo stare in piedi, ma eravamo pochi e c’era bisogno così andavo lo stesso in ospedale ma appena arrivato mi facevo fare una flebo di rocefin. Sicuramente lo rifarei.

La più grande delusione è che nessuno (non mi riferisco ai colleghi) mi ha chiesto PERCHÉ, perché a quasi 50 anni con un bagaglio di esperienza e conoscenze da trasmettere ai più giovani ho deciso di mollare. E non sono il solo, negli ultimi 5 anni a Lugo di 4 che eravamo nella fascia 40-50, 3 se ne sono andati. Ma a nessuno interessa. Se esce uno di 50 (anni) ed entra uno di 30 non è la stessa cosa.

Al momento il mio pensiero ed apprezzamento è per coloro che restano, che tengono duro garantendo un servizio sociale FONDAMENTALE. Perché 365 giorni all’anno 24 ore al giorno in Italia, negli ospedali c’è un medico pronto ad aiutarvi, bravo o meno bravo, affabile o cinico, ma c’è. Sarebbe una tragedia se questo servizio non fosse più garantito, pensate solo a un vostro caro, un figlio, un fratello, un genitore, su un letto in pronto soccorso sofferente senza uno medico che possa aiutarlo o curarlo.

Io ho mollato perché nell’ospedale pubblico una crescente burocratizzazione del lavoro ha progressivamente allontanato il medico dal pz tenendolo inchiodato per ore al computer. Ho deciso di fare il medico per visitare, per stare in sala operatoria e non per compilare certificati INPS, INAIL, chiudere cartelle e compilare schede DRG, cartella elettronica, ecc, ecc, ecc…

Se penso ai Natali senza scartare i regali con i miei figli, alle corse a Lugo o Faenza di notte con la nebbia per urgenze dopo avere lavorato 12 ore, tornando a casa alle 2 o 3 di notte e la mattina alle 8 puntuale in sala operatoria perchè la reperibilità non contempla il riposo il giorno successivo. Ai pasti regolarmente saltati, alla dilagante mancanza di rispetto da parte di un’utenza sempre più saccente ed arrogante. Tutto ciò è logorante. Molti potrebbero pensare che è remunerativo, non è così credete, gli stipendi dei medici in Italia sono tra i più bassi in Europa ed assolutamente inadeguati al grado di competenze, stress e logoramento psico-fisico che tale professione comporta.

Ho scritto questo post perché avrei voluto gridare, con tutto il fiato che ho in corpo, queste cose a chi “governa” la sanità in Italia ma non è possibile. Condividete questo post magari potrebbe arrivare a qualcuna di queste persone e innescare qualche riflessione».

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

 

Articoli correlati
Sanità Privata e Rsa: 18 giugno lavoratori in sciopero per un contratto atteso da 13 anni
Cgil Cisl e Uil: «Braccia incrociate contro la vergogna di Aris e Aiop. Regione e Asl intervengano sugli accreditamenti»
«Io proteggerò la tua vita e la tua dignità»: il “Manifesto deontologico” degli infermieri per l’emergenza COVID-19
«Bisogna investire per far diventare permanente la percezione sociale del ruolo dell’infermiere, fatta anche del contenuto etico della professione» afferma la presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli. Ecco gli undici impegni degli infermieri per i cittadini
Coronavirus, Sestili (fisico): «Se entro il weekend non calano i decessi c’è qualcosa che non va»
Intervista al fondatore del gruppo “Coronavirus – Dati e analisi scientifiche”: «Il dato delle ospedalizzazioni è il più pulito e reale, ha iniziato a calare con la chiusura dei luoghi di lavoro»
di Tommaso Caldarelli
Così 90mila medici condividono consigli, dubbi e informazioni su Covid-19. In un gruppo Facebook
DPI, tamponi, abolizione dei provvedimenti disciplinari per danno all’immagine dell’azienda e sportelli di aiuto psicologico le loro richieste alla politica
di Tommaso Caldarelli
Coronavirus, Corsico (pneumologo Pavia): «In terapia intensiva non solo anziani e soggetti fragili»
«Ci sono pazienti che vanno bene e poi a un certo punto peggiorano. E questo succede in tutte le fasce d’età. Anche in pazienti sani si possono riscontrare peggioramenti piuttosto improvvisi». Il Direttore dell’Unità operativa complessa di pneumologia del Policlinico San Matteo di Pavia racconta la situazione dell’ospedale a più di un mese di distanza dallo scoppio dell’emergenza sanitaria in Italia
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 3 luglio, sono 10.874.146 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 521.355 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 3 luglio: nell’ambito del ...
Diritto

Pensioni, la Cassazione: «Necessaria richiesta per lavorare fino a 67 anni». Altrimenti due anni di attesa per il primo assegno

Il rischio per il lavoratore è di essere sollevato dall’incarico al compimento dei 65 anni, senza ricevere la pensione. Possibile eccessiva riduzione degli organici in sanità
Salute

Rebus idrossiclorochina: arma anti-Covid o farmaco pericoloso? L’inchiesta di Sanità Informazione

Dopo lo studio ritirato da Lancet, l’OMS ha riavviato i test clinici. In Italia aumentano i medici che sperano nel farmaco e chi l’ha usata ‘sul campo’ la promuove. Cauda (Gemelli): «Può ave...