Politica 5 Aprile 2016 15:00

Allarme ECM: la Commissione valuta la riduzione a 30 crediti «Ma per chi non fa i corsi scattano le sanzioni»

ESCLUSIVA SANITA’ INFORMAZIONE – L’allarme di Luigi Conte FNOMCeO: «Nel 2015 calo preoccupante dei corsi svolti». Agenas segnala trend del triennio positivo, ma il presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi, Ermanno Calcatelli rivela: «Si ragiona sulla riduzione della quota obbligatoria»

Allarme ECM: la Commissione valuta la riduzione a 30 crediti «Ma per chi non fa i corsi scattano le sanzioni»

Ridurre dagli attuali 50 crediti a 30 o 35 crediti la quota ECM da conseguire annualmente». È questa la soluzione “tampone” sul tavolo della nuova Commissione Nazionale per la Formazione Continua in Medicina.

A rivelarlo è il presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi (ONB), Ermanno Calcatelli, membro della stessa Commissione: «La proposta viene valutata già dalle primissime riunioni della Commissione ECM (insediatasi nel novembre 2015) proprio perché si è posta subito l’attenzione sul deficit formativo che riguarda molti colleghi. D’altronde la situazione è piuttosto complessa: il Ministero della Salute ha dettato la sua linea politica e sia noi Ordini, che la stessa FNOMCeO, pur cercando di assicurare il massimo supporto, non riusciamo a garantire ai medici più del 50% dei crediti obbligatori».

In una recente intervista Luigi Conte, segretario della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri, ha posto l’attenzione sul calo di frequenze nei corsi durante il 2015, motivandolo principalmente con l’impasse nel riformare la Commissione ECM, rimasta vacante da aprile a novembre scorsi.
Alle preoccupazioni della FNOMCeO sembrano opporsi i dati diffusi dell’Agenas che mettono a confronto i primi 18 mesi del triennio rispetto allo stesso arco del triennio precedente e segnano un aumento del 20% dei crediti assegnati, passati da 13,7 a 16,7 milioni, un incremento del 7,5% del numero di eventi registrati (da 69 a 74mila) e un leggero aumento dei partecipanti, cresciuti del 3%.

«Non si parli di contraddizione – chiarisce Conte – perché l’analisi Agenas, ricavata dai dati del Cogeaps, è relativa al triennio 2014-2016 mentre la nostra analisi è relativa solo al 2015». Per Conte il calo deve essere «un monito alle istituzioni, anche alla luce del fatto che molte aziende si stanno disimpegnando dagli obblighi formativi ed in molte strutture le ore riservate all’aggiornamento vengono sacrificate da quando è entrata in vigore la legge sull’orario di lavoro».

Fondamentale, dunque, far tornare l’aggiornamento al centro del dibattito e contestualmente creare le condizioni per consentire di essere in regola ai professionisti, che già possono comunque far leva sulle potenzialità della formazione a distanza (FAD). «L’intenzione – spiega il presidente Calcatelli anticipando ancora qualche dettaglio delle discussioni in seno alla Commissione ECM – sarebbe quella di abbassare la quota annuale dei crediti solo per un periodo di tempo limitato anche perché sarebbe una soluzione che risolverebbe il problema formale, ma sarebbe comunque una diminutio in chiave formativa».  Per i Biologi infatti l’ECM rappresenta un valore fondamentale nella professione, per citare le stesse parole usate in proposito dal ministro Beatrice Lorenzin :«Nel nostro caso – prosegue Calcatelli – chi partecipa ai concorsi e non è in regola coi crediti ECM viene automaticamente escluso. Il fatto che i bandi siano fermi da anni non fa porre il problema, che invece esiste per altre categorie dove invece i bandi ci sono: alla formazione va data la giusta importanza perché ricade sulla salute umana. Va, però, comunque sempre messo il professionista nella condizione di aggiornarsi e non far ricadere le colpe solo su di lui quando è tutto il sistema a dover essere migliorato».

Nel frattempo, però, in molti – sia rappresentanti del mondo medico, sia della politica – spingono per rivedere l’aggiornamento ECM su criteri legati alla premialità oltre che alle sanzioni. «Sarebbe ottimale: dovremmo punire chi non li fa, ma chi li fa tutti non viene preso in considerazione in quanto è “nella norma”. La premialità ci deve essere perché raggiungere 50 crediti significa non solo raggiungere un numero, ma significa veramente fare formazione, anche perché da quando c’è il profilo formativo la formazione sta diventando un po’ più selettiva sulla qualità e molto rigorosa in alcuni aspetti, per cui a mio avviso gli incentivi ci devono essere».

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