Contributi e Opinioni 20 novembre 2018

In occasione del 40° compleanno del SSN il Tribunale del Malato assolve o condanna il sistema?

L’intervento di Tonino Aceti, coordinatore nazionale Tdm Cittadinanzattiva

In occasione del 40° compleanno del SSN il Tribunale del Malato assolve o condanna il sistema?

«A 40 anni dall’istituzione del Servizio sanitario nazionale è chiaro a tutti che si tratta della più grande opera pubblica realizzata dal secondo dopoguerra in poi. Parliamo di uno straordinario strumento di coesione sociale, di rilancio dell’economia del Paese, che non rappresenta soltanto un costo – come molte e istituzioni e i governi lo qualificano -, ma un grande valore che tuttavia andrebbe maggiormente tutelato. Anche in questa legge di Bilancio ci aspettavamo tutti venisse riconosciuta al nostro SSN una dignità maggiore dal punto di vista dell’investimento, mentre siamo rimasti fermi. Questo è risultato che non riconosce il giusto valore e il giusto peso di un sistema prezioso che in primis è di grande sostegno per i cittadini. Comunque ci aspettiamo che non si chiudano le partite e che si faccia molto di più. Noi dobbiamo rimettere il Sevizio sanitario nazionale nella condizione di essere la prima scelta per i cittadini, oggi capita che per alcune prestazioni (spesso a basso costo), si scelga il sistema privato per evitare lunghe attese. Su questo si sta lavorando ma bisogna fare di più. Altro elemento da considerare la pressione dei ticket: l’Istat sostiene che 4 milioni di persone rinuncino al pubblico per motivo economico, quindi il peso della salute sui redditi delle famiglie è il primo problema e un SSN che vuole intercettare il malessere comune, agisce in primis su questo fronte. È necessario rivedere tutto quello che è la normativa sui ticket a partire dall’abrogazione del super ticket, una tassa sulla salute che doveva essere temporanea ma è diventata strutturale e che fa sì che, dal punto di vista economico, convenga talvolta il privato. Il super ticket pesa sulle tasche dei cittadini ma pesa enormemente anche sulle tasche del SSN perché il maggior gettito – dipendente da prestazioni veloci e semplici – non entra nelle casse pubbliche. Parliamo di un gettito che conta circa 215 milioni di euro l’anno, tutti soldi che dal 2012 (da quando è stato inserito il super ticket) ad oggi, non sono andati ad incrementare il pubblico. Abrogare il super ticket significa rimettere il Servizio sanitario nazionale al primo posto, queste sono scelte che vanno fatte, il Ministero le ha più volte annunciate, ma nella legge di Bilancio non ci sono indicazioni a tale riguardo se non generiche, ad esempio: ‘revisione ticket’, cosa vuol dire? Ci aspettiamo che su questo si faccia di più. Eppure questo servizio sanitario nazionale, nonostante le varie problematiche è bene anche che gli si riconosca un grande valore: sostenere i cittadini nel momento più difficile. Il SSN rappresenta l’ancora di salvezza, cosa significa non averlo quando è necessario un intervento di cardiochirurgia per un figlio o per un padre, è una cosa da tenere presente. Dunque occorre metterci a testa bassa e lavorare, l’obiettivo è mantenere un sistema più forte e più vicino ai cittadini».

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