Stop Ingiustizie Bancarie 15 novembre 2016

Vittime del “Salvabanche” alla manifestazione anti-Leopolda: “Impedirci di protestare fomenta chi lotta per i propri diritti”

L’associazione “Vittime del Salvabanche” torna in piazza contro il Governo a circa un anno dal fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife. I correntisti che si sono visti togliere risparmi e investimenti in seguito al salvataggio delle quattro banche si sono uniti a professionisti della sanità, precari, studenti e sindacati per protestare contro […]

L’associazione “Vittime del Salvabanche” torna in piazza contro il Governo a circa un anno dal fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife. I correntisti che si sono visti togliere risparmi e investimenti in seguito al salvataggio delle quattro banche si sono uniti a professionisti della sanità, precari, studenti e sindacati per protestare contro la costruzione dell’inceneritore a Firenze, al margine della manifestazione anti-Leopolda. Dura la loro condanna nei confronti di Questura e Comune di Firenze: «Vietare la manifestazione nei luoghi richiesti e rilegare la protesta lontana dalla Leopolda – scrivono in una nota – è stato il modo migliore per surriscaldare gli animi e fomentare la ribellione di chi lotta per i propri diritti».

Questa protesta è solo l’ultimo atto, in ordine di tempo, di un malcontento che è sfociato nella rabbia delle piazze diverse volte, da quando il 22 novembre scorso il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al salvataggio dei quattro istituti. Il conto, come tutti sanno, non lo hanno pagato i cittadini con i soldi pubblici o i vertici delle banche sull’orlo di fallimento, ma azionisti e titolari di obbligazioni subordinate. Tra questi ci sono, senza dubbio, soggetti che hanno investito somme di denaro con la volontà di vederle lievitare ulteriormente (grazie a tassi di interesse notevoli) a fronte di rischi rilevanti ma calcolati. Gran parte di chi ha dovuto pagare pare però essere composta da persone molto meno avvezze ad investimenti rischiosi, che a quelle banche aveva affidato risparmi di una vita da tenere al sicuro. L’associazione “Vittime del Salvabanche” è scesa in piazza diverse volte proprio in rappresentanza di quella fetta di risparmiatori che loro ritengono “ingannati” dalle banche che li hanno convinti ad acquistarle senza spiegare in maniera chiara e corretta i rischi a cui andavano incontro.

A otto mesi circa di distanza da quel 22 novembre, è partita la procedura per il rimborso forfettario agli oltre 10mila obbligazionisti che avevano pagato per evitare il fallimento degli istituti. Si tratta di una procedura che ha potuto prendere corpo solo dopo il 3 luglio scorso, grazie alla legge di conversione del Decreto sulle banche. Il decreto stabiliva le procedure per ottenere il rimborso forfettario: gli investitori che hanno perso le somme relative ai bond subordinati possono ricevere fino all’ 80% di quanto speso, ma per farlo devono entrare in diversi parametri relativi alla data dell’acquisto dei titoli, al patrimonio mobiliare e al reddito complessivo 2014 (che, ai fini Irpef, non può superare i 35mila euro).

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