Speciale Numero Chiuso 7 settembre 2017

Test di medicina, la voce di chi dice no al Numero Chiuso

In concomitanza con le prove per l’accesso alle facoltà di Medicina sale la protesta degli studenti contro un sistema che viene considerato iniquo e controproducente: «Il Numero Chiuso lede il diritto allo studio ed è un danno per il nostro Paese»

Una violazione dei diritti degli aspiranti medici e un danno alla sanità Italiana. Così definiscono lo sbarramento del Numero Chiuso gli studenti in protesta davanti alle sedi universitarie in cui lo scorso 5 settembre ha avuto luogo il test di ingresso alle facoltà di Medicina. Un sistema, quello del Numero Chiuso, che, secondo un numero sempre maggiore di “contestatori”, non riesce a garantire la meritocrazia – necessaria per premiare chi ha davvero tutte le qualità per diventare un medico di livello – e il giusto e sufficiente innesto di forze fresche in un Servizio sanitario composto da un personale sempre meno numeroso e sempre più spremuto.

Per qualcuno, come Paolo Spena, studente e membro del Fronte della Gioventù Comunista, il Numero Chiuso viola anche un altro principio: quello della giustizia sociale: «Stiamo manifestando qui a Roma – dice ai nostri microfoni –, così come stiamo protestando anche nelle Università di tutto il resto d’Italia, per dire no al Numero Chiuso e all’Università di classe che questo Governo e l’Unione Europea vogliono costruire. Ogni anno, per giustificare questo sistema, si torna a parlare di premio al merito. Si usa sempre questo slogan ma non si tiene conto delle disuguaglianze di natura economica che esistono tra i vari candidati e che inevitabilmente vanno a condizionare l’andamento di questo test. Non si tiene conto – continua Spena – che chi viene dai prestigiosi licei del centro o da scuole private è senza dubbio avvantaggiato rispetto a chi ha frequentato istituti professionali, scuole considerate di serie B, di periferia. Non si tiene conto che c’è chi prepara questo test con corsi privati che arrivano a costare anche 3mila euro, mentre altri sono costretti a lavorare per pagarsi gli studi e il test lo prepara studiando la notte. Per questo ci chiediamo: se non partiamo tutti dalle stesse condizioni, dove sta il merito?». Il risultato di questo sistema, secondo Spena, è che «viene fatta una selezione di classe». La soluzione? «Un’Università pubblica, gratuita e accessibile a tutti, che sia fatta per gli studenti e non sia asservita agli interessi privati».

«Noi pensiamo che il Numero Chiuso, oltre a ledere il diritto allo studio, rappresenti un grande danno per il nostro Paese». A parlare, questa volta, è Andrea Torti del Link Coordinamento Universitario, che ai nostri microfoni aggiunge: «Ogni anno i posti disponibili nelle facoltà di Medicina vengono ridotti, così come le borse di studio nelle scuole di specializzazione. Tutto ciò – spiega Torti – porta necessariamente ad un peggioramento della sanità pubblica italiana. E così come abbiamo manifestato sotto il Consiglio Regionale del Lazio per chiedere l’aumento del numero delle borse di specializzazione, oggi manifestiamo qui per chiedere più posti a Medicina e l’abolizione definitiva del Numero Chiuso». Lo slogan del Link Coordinamento Universitario è “medici in estinzione”. Ed effettivamente, un problema nel ricambio generazionale del personale sanitario sembra esserci: «È cosa nota – conclude Torti – che in 10 anni verranno a mancare più di 60mila medici. La popolazione invecchia e le necessità sanitarie aumentano. Tutto ciò rappresenta un colpo fatale alla sanità pubblica nel nostro Paese».

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