Giovani medici, ecco tempi e novità dell’esame

Sono compatte le richieste di chi rappresenta i neolaureati in medicina, che accolgono con favore le novità annunciate dal MIUR relative all’accreditamento delle scuole e al concorso per accedervi, sottolineando però come il ritardo della pubblicazione del bando porti a 17mila il numero degli aspiranti specializzandi a fronte di soli 7700 posti: «Servono più borse di studio»

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Sono più di 17mila i giovani medici che attendono la pubblicazione del bando di concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione. E continueranno ad aspettare anche sotto l’ombrellone, perché il bando, che doveva uscire ad aprile, non verrà pubblicato prima della fine di luglio, mentre il test si svolgerà ad ottobre. L’attesa potrebbe essere però giustificata, poiché il Ministero dell’Istruzione ha annunciato nuovi criteri per l’accreditamento delle scuole di specializzazione e importanti novità legate al concorso per accedervi. Da molto tempo infatti i giovani medici richiedevano che i concorsi di accesso alle Scuole di Specializzazione fossero più trasparenti e regolati in modo migliore, per evitare problematiche come quelle riscontrate nelle edizioni precedenti che hanno portato a migliaia di ricorsi.

Ma quali sono le novità più importanti che dovrebbero essere introdotte nel testo, attualmente sulle scrivanie dei tecnici del MIUR e del Ministero della Salute, che darà finalmente attuazione a quanto previsto nel decreto 68/2015 sul riordino delle Scuole di area medica?

Cosa cambia

Sono diverse le novità annunciate per rendere il concorso più semplice, funzionale e trasparente; probabilmente la più importante e la più attesa, riguarda l’introduzione della graduatoria unica nazionale, che sostituisce le 50 graduatorie attualmente esistenti, in cui il punteggio per il curriculum, gli studi e le pubblicazioni assume un peso minore. Inoltre, è prevista l’aggregazione delle sedi di concorso per area geografica. Diverso sarà anche il sistema di accreditamento delle scuole di specializzazione, che verranno valutate in termini più rigorosi ed efficaci: i requisiti necessari non riguarderanno solamente le strutture e le dotazioni a disposizione, ma verranno adottati degli indicatori di performance formativa ed assistenziale, che valuteranno anche la qualità e la sicurezza delle cure. Ruolo importante verrà poi ricoperto dall’Osservatorio nazionale della formazione medico-specialistica e degli osservatori regionali, che almeno una volta l’anno, dovranno verificare l’efficienza della rete formativa e il rispetto degli standard tecnologici, organizzativi e assistenziali. Per poter definire nel dettaglio tutto ciò, è però necessario tempo. Ecco perché quindi la pubblicazione del concorso, prevista per aprile, è slittata a fine luglio.  E’ il Ministero dell’Istruzione a dettare le tempistiche: entro maggio le università devono accreditare le loro scuole di specializzazione; tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto sarà pubblicato il bando per l’accesso ai corsi; a ottobre il concorso e presumibilmente a novembre l’inizio delle lezioni.

I problemi riscontrati nelle passate edizioni

L’eccessivo numero di sedi in cui si svolgeva il concorso implicava il fatto che i candidati svolgessero l’esame in condizioni ambientali e tecnico-organizzative diverse: se nelle aule più piccole era più facile ottenere suggerimenti, in altre i controlli delle commissioni erano meno rigorosi. In alcune sedi è stata denunciato il fatto che alcuni candidati ricevessero ‘aiutini’ da casa tramite auricolare o cercassero le domande su internet: la testata Repubblica pochi giorni fa ha pubblicato le ricerche di Giuseppe Bellofiore, medico e futuro concorsista, che, studiando i grafici delle ricerche fatte su Wikipedia, ha scoperto come durante i test si registrino dei picchi di accesso alle definizioni delle patologie presenti nelle domande. E poi il paradosso di punteggi troppo alti, spesso fotocopia, ottenuti molto più frequentemente in sedi di concorso piccole e, evidentemente, poco controllate e senza metal detector. Sono tantissime infatti le segnalazioni giunte agli avvocati di Consulcesi, leader nella tutela dei diritti dei medici, di giovani camici bianchi che si sono visti preclusi la possibilità di accedere alla specialistica per motivi, secondo loro, non legati alla preparazione. Infine, tra i fattori che sono stati maggiormente criticati in passato, anche il carattere eccessivamente nozionistico di alcune domande e la mancanza di una graduatoria unica nazionale.

Le reazioni alle novità annunciate

L’intenzione di migliorare il concorso e il sistema di accreditamento delle strutture e di superare queste criticità, è stata salutata con favore da tutte le rappresentanze dei medici. Permangono, tuttavia, delle criticità sottolineate dai camici bianchi e, in maniera più importante, dai rettori delle università e dal corpo docente. Innanzitutto è deludente il ritardo della pubblicazione del bando, che porta all’aumento del numero dei laureati in medicina che ambiscono ai circa 7700 posti che verranno messi a bando. Unanime quindi la richiesta di aumentare il numero delle borse di studio, per ridurre “l’imbuto formativo” che taglia fuori dalle Scuole 2 medici su 3. Istanza che proviene anche da coloro che sono già riusciti ad ottenere una borsa di specializzazione: è il caso del dottor Matteo Ragoni, al secondo anno di specializzazione in chirurgia plastica all’università di Modena, che sottolinea a Sanità Informazione la necessità di «ampliare le possibilità di specializzarsi, ed allineare il numero delle borse al numero dei laureati in medicina, come avviene in Francia. C’è sicuramente una criticità abbastanza importante perché è lo stesso Stato che genera il numero chiuso a medicina e, parlando di numeri, fa laureare 10-11mila medici l’anno, ma c’è un gap elevatissimo con i posti disponibili nelle scuole di specializzazione; in più lo stesso Stato obbliga il medico ad avere una specialità per lavorare nell’ambito pubblico. Visto l’imbuto del numero chiuso, farne un altro è ridicolo. E questo è anche uno dei motivi per cui tante persone se ne vanno all’estero».

La reazione di Anaao Giovani

Tra coloro che richiedono con più forza l’aumento delle borse di studio Anaao giovani, che «accoglie positivamente – si legge su una nota dell’Associazione – l’apertura del MIUR alle sue proposte di miglioramento del concorso nazionale, ma attende di valutare la portata dei cambiamenti prima di esprimere un giudizio definitivo».

La reazione di SIGM

Il SIGM (Segretariato Italiano Giovani Medici) esprime «grande soddisfazione per la volontà da parte del Ministero di voler proseguire nell’opera di miglioramento della qualità formativa». Apprezzato inoltre il fatto di aver preso in considerazione alcune proposte indicate al Ministero e «sostenute da una petizione di 1100 neoabilitati», fissando inoltre «tempi certi per l’esecuzione del prossimo concorso».

La reazione dell’Osservatorio Giovani FNOMCeO

L’Osservatorio Giovani FNOMCeO, che attendeva e sollecitava da tempo una riforma del concorso, non comprende tuttavia «perché ci si sia dovuti ridurre oltre l’ultimo minuto, con il risultato di uno slittamento significativo del concorso». La FNOMCeO chiede quindi di «pubblicare, nei tempi più brevi possibili, il Bando di accesso alle Scuole di specializzazione A.A. 2016/2017; pubblicare la bibliografia di riferimento quanto prima; adeguare il numero delle borse messe a bando a compensazione del progressivo aggravamento dell’imbuto formativo; adeguare in maniera critica la distribuzione tra le diverse aree specialistiche delle suddette borse in modo da intercettare il profilarsi di carenze sul territorio». L’Osservatore sottolinea inoltre la necessità di aprire un tavolo tecnico con le istituzioni per correggere le principali criticità evidenziate nelle precedenti edizioni degli esami, che intende rilevare tramite un questionario da sottoporre agli abilitati delle sezioni precedenti.

La reazione dei sindacati confederati

Fp Cgil Medici, Cisl Medici e Uil Fpl Medici hanno inviato nei giorni scorsi una lettera al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, accogliendo come una «buona notizia» l’annuncio del nuovo concorso, che «potrebbe diventare migliore se fosse accompagnata dalla laurea abilitante» e «se l’accesso dei medici alla formazione specialistica, compresa la medicina generale, partisse dalla definizione prioritaria del fabbisogno del personale medico nel SSN necessario per garantire i livelli essenziali di assistenza ai cittadini, con un aumento dei posti disponibili». Bene, poi l’aggregazione territoriale delle sedi di concorso, che «devono essere il minor numero possibile, al fine di evitare inaccettabili differenze di controllo da parte dei commissari».

La reazione della CRUI

Di carattere diverso invece le criticità riscontrate dal mondo accademico: la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) «ritiene necessario che venga concesso un tempo congruo (fino a un massimo di 2 anni) per l’adeguamento delle Scuole di Specializzazione ai livelli minimi di idoneità richiesti dal Decreto in questione», che «venga inserito l’obbligo per il candidato di indicare un numero limitato di opzioni relative alle specialità (fino ad un massimo di tre nella stessa area di scelta) e che venga inserito il divieto per il candidato che accede alla scuola di specializzazione di partecipare al concorso nell’anno immediatamente successivo, ovvero prima di aver maturato l’accesso al terzo anno della scuola alla quale è iscritto; ciò allo scopo di evitare spreco di risorse e discontinuità del processo formativo».

La reazione del CUN

Infine, il CUN (Consiglio Universitario Nazionale) in una nota auspica le modifiche e lo slittamento della selezione «non determino ritardi nel regolare avvio delle attività delle Scuole. Ritiene inoltre che se da un lato appare opportuna una consistente riduzione della tipologia delle prove di accesso, dall’altro sarebbe doveroso valutare il suo impatto su aspetti rilevanti che riguardano la valorizzazione delle diverse attitudini degli studenti. […] In questo senso – continua la nota – una scelta ragionevole appare quella di chiedere al candidato l’indicazione di un numero prefissato di scelte limitato ma ragionevolmente ampio differenziato in due aree». Infine, auspica che «sia preservato il principio di assegnare una parte del punteggio finale attribuito ai candidati al curriculum dei loro studi universitari».

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