Salute e migrazioni 20 luglio 2017

Emergenza migranti, Jacquemet (UNHCR): «Problemi di salute gravi, serve personale sanitario appositamente formato»

«Per affrontare il flusso migratorio è fondamentale un’assistenza umanitaria e sanitaria di qualità. L’Italia subisce una forte pressione e ha bisogno dell’aiuto degli altri Paesi europei». L’intervista a Stephane Jacquemet, responsabile per il Sud Europa dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati

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Sono quasi 100mila le persone sbarcate in Italia dall’inizio del 2017. Una crisi con numeri senza precedenti, al centro di dibattiti sociologici, giuridici e politici, a livello nazionale ed europeo, che vedono scontrarsi chi vuole costruire ponti e chi vuole costruire muri, o sfruttare le barriere geografiche che separano il nostro Paese dal resto del continente. Ma in che condizioni di salute sbarcano i migranti? Una delle paure principali di chi li vorrebbe rimandare “a casa loro” riguarda proprio le malattie che potrebbero essere introdotte in Italia. In realtà, questo rischio non c’è: i dati Osservasalute 2016 mostrano chiaramente che sono stati riportati diversi casi di scabbia, qualche febbre e rash cutanei e alcuni casi di sindromi respiratorie acute. Il vero rischio? Sono i danni psicologici.

«Queste persone passano sui gommoni due, tre, ma spesso anche cinque giorni. È normale che abbiano quindi dei problemi di salute molto specifici e molto seri, soprattutto psicologici, diversi quindi dai problemi di salute che può avere il resto della popolazione», ricorda ai nostri microfoni Stephane Jacquemet, responsabile per il Sud Europa dell’Unhcr, l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati. «La maggior parte delle donne è stata vittima di violenza sessuale durante il viaggio; molte navi partono dalla Libia, dove la situazione dei diritti umani e molto preoccupante», continua Jacquemet. «È molto importante quindi avere dei medici che siano adeguatamente formati per rispondere a questo tipo di emergenza», dichiara Jacquemet.

Spesso si dimentica infatti che il viaggio dei migranti non consiste solo nell’attraversamento del Mediterraneo. Si tratta di viaggi che spesso durano mesi, che iniziano dalle zone più remote dell’Africa per arrivare a nord, dove c’è il mare. E al di là delle acque l’Europa, dove inseguire quel sogno di lavoro, benessere e ricchezza sconosciuto nelle loro terre, in cui invece regna la guerra, la paura, il pericolo, la miseria e la disperazione. Chi arriva sul barcone ha attraversato il deserto, è sopravvissuto alle violenze di bande di trafficanti senza scrupoli, è arrivato in Libia, spesso è stato imprigionato senza il rispetto di alcun diritto umano; il più delle volte ha lavorato in condizioni inimmaginabili per guadagnare quelle migliaia di dollari necessarie per attraversare quel braccio di mare che, dall’inizio del 2017, ha già inghiottito più di 2mila persone. Una media di 70 a settimana. Dieci morti al giorno.

È indubbio che i fortunati che riescono a toccare nuovamente terra si porteranno il ricordo di tutto questo per molto tempo, lasciando segni indelebili sulla loro psiche. È essenziale quindi che coloro che sbarcano sulle nostre terre ricevano un’assistenza sanitaria di qualità. «L’Italia si trova in una situazione molto particolare, perché subisce una pressione molto forte essendo il primo Paese per numero di sbarchi in questo momento, numero più alto della Grecia e di altri Paesi. Non c’è dubbio – conclude il responsabile Unhcr – che l’Italia abbia bisogno dell’aiuto degli altri Paesi per rispondere a questa situazione».

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