Medicine alternative, costo o risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale?

Walter Ricciardi (Istituto Superiore di Sanità): «No ai fondi per medicine alternative». Maurizio Romani (Idv): «No è aggravio, ma un risparmio». Intanto un italiano su 5 fa uso di medicinali alternativa e l’omeopatia è la cura più diffusa

Ambulatorio di omeopatia oncologica” poche parole sufficienti a scatenare una polemica. Questo il testo di un cartello, affisso davanti a un ambulatorio dell’Asl di Lucca, casus belli della diatriba omeopatia sì, omeopatia no, tornata così a scalpitare.

«I principali sistemi sanitari del mondo ritengono questi trattamenti non efficaci» chiosa Walter Ricciardi a capo dell’Istituto Superiore di Sanità contrariato dalla cartellonistica affissa al terzo piano dell’edificio B del Campo di Marte. Infatti la dicitura ‘omeopatia oncologica’ potrebbe dar luogo ad un messaggio fuorviante e cioè che la medicina alternativa avanzi la pretesa di curare i tumori.

In realtà la struttura pubblica nell’occhio del ciclone si chiama “Ambulatorio di medicine complementari e alimentazione in oncologia”, e la sua principale funzione è quella di alleviare gli effetti collaterali delle terapie antitumorali con omeopatia, fitoterapia e agopuntura per migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Eppure la poca chiarezza del cartellone, messo online su twitter, inasprisce Ricciardi che drizza le antenne e ribadisce che «il Servizio sanitario pubblico ha l’obbligo morale, scientifico e finanziario di erogare solo prestazioni che siano contemporaneamente sicure ed efficaci e per questo valutate alla luce delle più rigorose e consolidate metodologie scientifiche. Sorprende che in un’epoca di scarse risorse per il Servizio Sanitario Nazionale parte di quelle pubbliche vadano ad attività di nessuna evidenza scientifica» prosegue il Presidente, attirandosi il malcontento di molti fautori dell’omeopatia e delle medicina non convenzionali.

Ad assumersi l’onore di rispondere al Presidente Ricciardi è il Senatore Idv Maurizio Romani, Vicepresidente della Commissione Sanità che inserendosi nella polemica ci tiene a sottolineare: «Riguardo ai costi dei servizi di omeopatia, agopuntura, fitoterapia inseriti nel Servizio sanitario regionale toscano: il Ticket minimo che paga l’utente è di 24 Euro e sale a seconda dell’ ISEE di ciascun utente. Il costo dei ticket in linea di massima copre quasi interamente il costo dei servizi, visto che non vengono forniti i medicinali – spiega Romani -. In ogni caso è bene ricordare che una quota importante degli utenti non usa la medicina convenzionale se non in casi particolari e quindi di fatto non usufruisce abitualmente del Servizio sanitario regionale, se non in minima parte, pur pagando regolarmente le tasse. Inoltre diversi studi “costi-benefici” sostengono che l’uso del trattamento omeopatico riduce i costi sanitari. Per cui, in linea di massima, nessun aggravio di spesa, anzi un risparmio».

La Toscana è stata la prima Regione italiana a inserire le medicine complementari tra le prestazioni offerte dal Servizio sanitario aprendo ambulatori pubblici omeopatici. Questa novità, ha permesso l’inserimento di agopuntura, fitoterapia, omeopatia e medicina manuale, nei Livelli Essenziali di Assistenza regionali e l’istituzione della Rete Toscana Medicina Integrata, struttura di governo clinico presso l’Assessorato alla salute regionale.

Con una visuale più ampia sul territorio, senza soffermarsi esclusivamente sulla Toscana, il Rapporto Eurispes 2017 sull’omeopatia, scatta una fotografia nitida dell’atteggiamento degli italiani nei confronti delle medicina non convenzionale.  Dal rapporto emerge che oltre un italiano su 5 (il 21,2% della popolazione) fa uso di medicinali alternativa (con un +6,7% rispetto al 2012) e l’omeopatia risulta essere la cura alternativa più diffusa. Quando si decide infatti di non affidarsi alla medicina tradizionale, ci si orienta prima di tutto all’omeopatia (76,1%), seguita dalla fitoterapia (con il 58,7%), l’osteopatia (44,8%), l’agopuntura (29,6%) e, infine, la chiropratica (20,4%). In sostanza, la popolazione che utilizza le medicine complementari è in aumento rispetto alla rilevazione passate.

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