Viaggi e salute 19 luglio 2018

Malaria, l’alfabeto della profilassi. Calleri (infettivologo): «Ecco l’ABC del viaggiatore: dall’awareness alla chemioprofilassi»

«Dai farmaci alla protezione per le zanzare: la profilassi per il viaggiatore internazionale che vuole difendersi dalla malaria cambia a seconda dell’itinerario scelto. Il rischio aumenta nelle zone rurali e se si dorme in un sacco a pelo. Maggiore prudenza con anziani, malati cronici e immunodepressi». L’intervista all’infettivologo Guido Calleri

di Isabella Faggiano

«Per difendersi dalla malaria non è sempre necessario ricorrere all’utilizzo dei farmaci, alla cosiddetta chemioprofilassi». Guido Calleri, medico infettivologo, responsabile del servizio di Medicina dei Viaggi dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, spiega tutti i rimedi oggi a disposizione del viaggiatore internazionale.

 

«La profilassi ha subito molti cambiamenti negli ultimi decenni – ha continuato Calleri -. Fino a venti o trenta anni fa si considerava quasi esclusivamente un unico principio: eseguire la chemioprofilassi prima di recarsi ovunque ci fosse la malaria. Successivamente, con una più accurata valutazione del rapporto rischi-benefici, si è sperimentata una riduzione dell’uso dei farmaci a favore di altri sistemi di protezione. Sono queste le procedure suggerite anche dalle linee guida italiane, aggiornate cinque anni fa e revisionate di recente».

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I principi della profilassi, dettati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono riassunti nell’acronimo A.B.C.D.E.: «A come awareness (consapevolezza) – ha spiegato l’infettivologo – B come bites prevention (protezione dalle punture), C di chemioprofilassi, D come diagnosi precoce, E indica, invece, il trattamento presuntivo di emergenza».

Partiamo dalla A di awareness: considerare con consapevolezza il livello di rischio del proprio viaggio. In quali zone è davvero necessaria la chemioprofilassi? «Sia le linee guida nazionali che internazionali – ha detto Calleri – indicano l’Africa tropicale, la zona del sud-est asiatico, dall’Indonesia orientale verso Papua Nuova Guinea, e alcune piccole zone  dell’Amazzonia, come luoghi ad alto rischio. Esistono, poi, altre linee guida più prudenti che consigliano la profilassi con farmaci anche in India, in parti più estese dell’Amazzonia e del sud-est asiatico».

Ma la collocazione geografica non è l’unico ago della bilancia: «Ci sono altri fattori che possono modificare il rischio di contrarre la malaria – ha aggiunto Calleri – come la valutazione dell’itinerario preciso: se si percorre una zona urbana oppure rurale, se si sceglie un viaggio con zaino in spalla e sacco a pelo o  si alloggia in zone protette e con aria condizionata. Ancora, la stagione dell’anno e le singole caratteristiche della persona».

Passiamo alla lettera B, quella che indica “bites prevention”, protezione dalle punture. «In situazioni in cui il rischio è basso – ha specificato lo specialista – si consiglia di utilizzare la protezione dalle zanzare. Massima attenzione con i bambini: evitare che possano ingerirla o farla entrare in contatto con gli occhi».

La lettera C, ossia la Chemioprofiallsi «è, dunque – ha ribadito il medico infettivologo – solo una parte delle precauzioni e va scelta esclusivamente nei casi in cui il rischio sia piuttosto significativo».

Infine, D come diagnosi precoce ed E come trattamento presuntivo di emergenza: «È necessario intervenire immediatamente nel caso di una febbre sospetta – ha commentato Calleri – facendo una diagnosi precoce e una terapia sulla base di quanto diagnosticato. È consigliato anche “un trattamento alla cieca” – un trattamento presuntivo di emergenza, appunto – laddove non sia possibile, in tempi brevi, avere accesso ad un laboratorio, ad un ospedale o ad uno studio medico».

L’A.B.C.D.E. è un alfabeto universale: «Che si tratti di bambini, adulti o anziani i principi della profilassi sono sempre gli stessi. Le regole cambiano solo per i piccolissimi: i bimbi con un peso inferiore ai 5-10 kg non possono essere sottoposti alla profilassi indicata. Per persone anziane, malati cronici o immunodepressi si consiglia una maggiore prudenza: considerando che la malattia una volta contratta sarebbe più grave che in altri soggetti – ha concluso Calleri – si tende ad optare per la chemioprofilassi in maniera più allargata».

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