Sanità internazionale 31 luglio 2017

Medici Senza Frontiere: ecco cosa significa lavorare in Siria

Continui bombardamenti, niente elettricità, altissimo rischio di infezioni, pochi medicinali e pochi medici. Nonostante tutto, i medici dell’organizzazione Medici Senza Frontiere riescono a curare e aiutare migliaia di persone l’anno. Queste foto mostrano in quali condizioni

Lo scorso 6 luglio la portavoce del Ministro degli esteri russo, Maria Zakharova, ha annunciato che il territorio della provincia di Aleppo, nel nord della Siria, è stato completamente liberato dai terroristi dello Stato islamico, i quali sono stati spinti in una zona desertica, poi colpita dalle forze aeree russe e siriane.

Prima di allora tuttavia Aleppo è stata una delle zone più colpite da sei anni di guerra, con fronti di combattimenti nelle sue strade e tra i suoi, ormai fatiscenti, palazzi. Nell’area sono presenti dozzine di campi per rifugiati interni, ovvero di vittime del conflitto scappate da altre zone della Siria, dove vivono anche rifugiati iracheni. In situazioni spesso drammatiche, lo staff di Medici senza Frontiere negli ultimi anni ha effettuato migliaia di visite e interventi chirurgici e ha assistito alla nascita di centinaia di bambini. Grazie all’organizzazione, le cure sanitarie di base sono offerte a una popolazione che vive in condizioni complicatissime e spesso senza elettricità.

Come riferito dallo stesso MSF, sono tredici milioni e mezzo le persone che hanno bisogno di assistenza medica e umanitaria. Tra i servizi che l’organizzazione offre, anche un programma di vaccinazioni per immunizzare i tanti bambini che la guerra ha impedito di vaccinare. Come raccontato da Vanessa Cramord, ex manager di Medici Senza Frontiere in Siria, i programmi e gli interventi medici che queste foto di MSF mostrano non sono “classici” come possiamo immaginarli e intenderli noi. Sono interventi che vengono iniziati e poi spesso interrotti per il pericoloso avvicinamento dei combattimenti. Sono dei pazienti che vengono spostati dagli ospedali danneggiati da granate o cannonate. I medici che seguono questi progetti operano tutto il tempo in condizioni impossibili, con nuovi sistemi, staff diversi e regole di sicurezza in continua evoluzione. I controlli alle frontiere cambiano di settimana in settimana e ciò porta a drammatiche conseguenze sulla disponibilità di medicinali e macchinari.

Nonostante tutto questo, nel 2016 lo staff del solo ospedale Al Salamah, dove sono state scattate queste immagini, è riuscito a condurre circa 50mila consulti medici, più di 26mila interventi di pronto soccorso, quasi 2mila procedure chirurgiche e ad assistere alla nascita di 578 bambini.

 

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