Salute 26 luglio 2016

Vaccini: sanzioni ai medici che li sconsigliano. Tutti i nodi da sciogliere

Dopo il documento della FNOMCeO dibattito aperto tra pro e contro e sulle modalità d’applicazione delle sanzioni: prevista anche la radiazione. Le principali criticità: difformità legislative regionali, formazione dei medici e corretta informazione ai cittadini

Formare, informare e uniformare. La crescente disaffezione verso i vaccini che si sta registrando negli ultimi anni in Italia si combatte con queste tre linee guida, indicate dalle istituzioni sanitarie e dagli stakeholder del settore. Per invertire la rotta è dunque necessario fornire una formazione di qualità al personale medico e sanitario che, a sua volta, deve orientare con consapevolezza le scelte dei pazienti, i quali devono dunque essere correttamente informati su tutti i pro e i contro dei vaccini. Ma è necessario anche uniformare le legislazioni regionali, ancora troppo diverse le une dalle altre, che creano divergenze nei trattamenti e confusione nei cittadini stessi.

Il dibattito sulla opportunità o meno di farvi ricorso si ripropone ogni anno con puntualità, ma raramente ha assunto una tale asprezza nei toni, soprattutto all’interno degli ambienti istituzionali. Già nel mese di ottobre il nuovo piano vaccinale, non ancora entrato in vigore, paventava l’ipotesi di sanzioni per i medici che si fossero pronunciati contrariamente ai vaccini, la scorsa settimana a innescare l’incendio è giunta la ferma presa di posizione assunta dalla FNOMCeO che, pubblicando un documento ufficiale sulla questione, ha evocato addirittura lo spettro della radiazione. Secondo la Federazione degli Ordini dei Medici, posizioni contrarie ai vaccini configurerebbero una vera e propria violazione del Codice Deontologico e, per tale motivo, non sarebbero accettabili ma meritevoli di sanzioni anche gravi. «Noi siamo pronti a fare la nostra parte, sono già in corso e sono stati fatti procedimenti disciplinari per medici che sconsigliano i vaccini. Si può arrivare anche alla radiazione» – così si è pronunciato Luigi Conte, segretario della Federazione.

Il tanto discusso documento presentato dalla Federazione non è però un fulmine a ciel sereno e risponde ai dati preoccupanti sulla progressiva riduzione del numero annuo di vaccini – fonti ufficiali riportano una copertura sino al di sotto del 95% per malattie come poliomielite, tetano, difterite ed epatite -, e sul sempre più diffuso clima di sfiducia nei confronti delle vaccinazioni, che coinvolge trasversalmente fronti diversi.  Da  una parte infatti le recenti sentenze pronunciate da alcuni tribunali italiani con riferimento al presunto legame tra l’assunzione di vaccini e l’aumento di casi di autismo, dall’altra le posizioni di alcune importanti associazioni di rappresentanza di medici omeopati, passando per il composito fronte anti-vax, dilagante sui principali siti specializzati del web.

A rendere ancora più accesso il dibattito sono intervenuti anche importanti esponenti istituzionali che hanno evidenziato due aspetti fondamentali della questione:  il difetto di informazione della popolazione e la formazione dei medici italiani, non sempre adeguata alle criticità sanitarie moderne e al loro rapido cambiamento. È di questo avviso il ministro Lorenzin che qualifica come “piaga” e “paura medievale” la diffidenza di medici e pazienti nei confronti delle vaccinazioni e ribadisce l’impegno a «vigilare e continuare un’operazione di informazione ed educazione». Da parte sua Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, rincara la dose e, riconoscendo il ruolo cruciale del medico nell’orientare le scelte del paziente nell’interesse della salute individuale e collettiva, accende i riflettori sull’urgenza di agire sulla loro formazione: «Noi siamo uno dei pochi Paesi al mondo ad avere un sistema di formazione permanente dei medici che non è all’altezza delle sfide contemporanee».

I toni del disputare e le posizioni assunte, a volte diametralmente opposte, hanno contribuito a ingenerare  smarrimento nella popolazione, radicalizzando la frattura fra i due fronti pro/anti-vax e rendendo più difficile l’armonizzazione delle diverse normative vigenti a livello regionale. Emblematico il caso della disputa giudiziaria tra due genitori modenesi separati sulla opportunità di vaccinare la figlioletta di 6 anni, prima che questa cominci a frequentare la prima elementare, esponendosi al rischio di contagio. È la prima volta in Italia che un giudice si pronuncerà per risolvere una controversia sulla vaccinazione di un minore. Ben più complesso il problema delle differenze normative a livello locale, che minano la credibilità di un “sistema arlecchino”. La questione non riguarda soltanto la obbligatorietà non uniforme dei vaccini, ma coinvolge altresì provvedimenti volti a preservare la salute pubblica come il divieto d’ingresso negli asili nodo dei bambini non vaccinati, contenuto nella proposta di legge presentata dal governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ma non previsto da altre regioni.

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