Salute 22 aprile 2014

Un “Cuore Artificiale” batte nel futuro dei piccoli pazienti

Innovazione e ricerca chiedono speranze alla solidarietà

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Un’iniziativa di solidarietà che apre prospettive importanti per ricerca e innovazione tecnologica in sanità. Una nuova speranza per i bambini affetti da problemi cardiaci grazie al progetto “Cuore Artificiale”, curato dall’equipe del professor Antonio Amodeo, direttore della unità organizzativa che ha realizzato il progetto sul cuore artificiale presso l’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma.

Un progetto destinato a cambiare la vita dei piccoli pazienti meno fortunati ma difficile da realizzare senza un aiuto concreto anche da privati e associazioni.

Prof. Antonio Amodeo, un progetto importante destinato ad aiutare tante persone.

Il progetto del Cuore Artificiale è nato diversi anni fa ed ora siamo arrivati alla fase pre-clinica. La speranza è quella di riuscire a dare il via alla fase clinica nel secondo trimestre di quest’anno. Abbiamo messo in piedi un progetto estremamente ambizioso perché riguarda l’ultima frontiera delle tecnologie applicate alla medicina. In questo caso si parla di turbine in titanio del peso di 11 grammi, oppure di 40 grammi nel caso di bambini sopra i 15 chili, in grado di supportare una gittata cardiaca di un litro e mezzo.

Dopo l’operazione i bambini potranno condurre una vita normale in attesa del trapianto

Come funziona il cuore artificiale?

Il cuore artificiale funziona in maniera estremamente semplice: si tratta di una turbina inserita all’interno del cuore e poi connessa con un tubicino all’aorta. Questa turbina aspira il sangue dal ventricolo sinistro e lo inietta in aorta ascendente. Resta però il problema del cavo di alimentazione energetica: al momento siamo in possesso di cavi molto piccoli che vengono “tunnellizzati”, attraverso l’addome, ad una batteria dal peso di un chilo. Sarà utile ad una popolazione di bambini dagli zero anni all’età adolescenziale. Dopo l’operazione questi bambini potranno tornare a condurre una vita normale in attesa del trapianto di cuore. Al di là della semplicità del processo, però, il tipo di progetto sviluppato è molto complesso e per poter essere realizzato necessitava di un lavoro di gruppo, multidisciplinare. In questo caso, Cuore Artificiale è nato anche grazie alla collaborazione di un gruppo di scienziati di New York, il quale ha provveduto a realizzare la turbina miniaturizzata di cui parlavo.

Quali sono, secondo lei, le prospettive future dell’utilizzo di queste tecnologie in ambito sanitario e quale apporto possono dare strumenti come tablet, smartphone e App alla medicina?

Le App in generale e quelle mediche in particolare, sono diventate strumenti ormai indispensabili e sempre più presenti nella vita di tutti noi. Possono avere grandi benefici sulla salute di chi ne fa uso. Sono però necessarie regole precise, per evitare la diffusione di applicazioni che possono creare più danni che benefici  per la salute umana.

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